Germania, record inflazione. Draghi rischia di fomentare rabbia del popolo
News / 31 gennaio 2017

La posizione della Bce di Mario Draghi si complica: l’inflazione tedesca balza a gennaio al ritmo più forte in quattro anni, ovvero dal luglio del 2013. La conferma arriva dall’Ufficio Statistico Federale della Germania, che rende noto che nel mese di gennaio i prezzi al consumo sono balzati dell’1,9% su base annua. Chiara l’accelerazione delle pressioni inflazionistiche, visto che l’indice era salito dell’1,7% a dicembre, anche se la performance è meno sostenuta rispetto alle attese degli analisti, che avevano previsto una crescita del 2%. I prezzi sono inoltre calati dello 0,8% su base mensile. La Bce ha comunque più di un motivo per essere preoccupata: le critiche alla sua politica monetaria fatta di tassi eccezionalmente bassi, se non negativi e di acquisti di asset con la droga monetaria del QE è stata criticata principalmente proprio dai tedeschi, politici ed economisti; e, da più parti, arriva l’accusa contro Draghi di penalizzare in questo modo i risparmiatori, che ricevono interessi vicini allo zero sui loro depositi in banca. Critiche dalle stesse banche, che sono rimaste scottate dall’era dei tassi rasoterra in termini di redditività. In un anno cruciale per il futuro della stessa Eurozona, caratterizzato dalle elezioni, tra le altre, proprio in…

Debito Usa: “Bomba sta per esplodere”
News / 31 gennaio 2017

“La bomba del debito sta per esplodere”: con queste parole si è espresso Peter Schiff, presidente e Ceo di Euro Pacific Capital, in merito al grosso problema dell’economia Usa, che sarebbe stato rinviato a lungo dalle politiche di tassi ultrabassi decise dalla Federal Reserve. Al momento il debito pubblico Usa ha superato la soglia dei 20mila miliardi di dollari. “Penso che [la Fed] sia sul punto di provare una via di uscita da questo problema, ma ne sta innescando uno più grande”, ha detto Schiff a Cnbc. In sintesi, la prospettiva di un rialzo dei tassi e di un’inflazione crescente, data anche dalle politiche economiche annunciate da Trump, porterà gli investitori a chiedere un premio al rischio più elevato. A proposito proprio degli annunci di Trump in tema di investimenti pubblici in infrastrutture, Schiff si è detto molto scettico sul fatto che possa essere una soluzione positiva per l’economia americana. “Non si aiuta l’economia spendendo soldi”, anche se Schiff riconosce l’importanza del settore delle infrastrutture in America. “Il fatto che” aumentare la spesa pubblica “crei posti di lavoro non è una buona cosa perché stiamo deviando risorse che potrebbero essere impiegate in modo diverso e più produttivo per compiere le…

“Italia gioca con il fuoco”. Ue pretende aumento Iva e patrimoniale
News / 31 gennaio 2017

ROMA (WSI) – Entro mercoledì 1° febbraio l’Italia dovrà rispondere alla Commissione Ue che aveva chiesto una revisione dei conti 2017 con la correzione dello 0,2 in percentuale sul Pil, prevedendo una manovra bis da 3,4 miliardi di euro da attuare anche con una certa celerità. Se ancora non si sa cosa ha intenzione di fare il governo guidato da Paolo Gentiloni, nei corridoi dei palazzi si rincorrono voci di ipotesi di tagli alle spese che starebbero mettendo a punto i tecnici al ministero di Pier Carlo Padoan. Si tratta di tagli lineari, qualche misure anti-spreco, magari sulle partecipate pubbliche, a cui aggiungere i proventi derivanti dalla lotta all’evasione, il riordino delle agevolazioni fiscali e di certo non ci sarà un taglio dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società, dal 27,5 al 24%. La ricetta di Bruxelles per l’Italia: aumento Iva e tassazione patrimoni Ma alcune misure destano maggiori polemiche rispetto ad altre ossia l’aumento Iva e delle accise su tabacchi e benzina, scongiurato di anno in anno dal governo e che ora potrebbe tornare prepotentemente in auge. Questo perché a chiederlo è la stessa Bruxelles che fornisce la sua ricetta all’Italia per uscire dalla crisi: tassare i consumi e la rendita…

Faber: con un Trump così, scommettete contro gli Usa
News / 31 gennaio 2017

Marc Faber, il famoso investitore svizzero, autore del Gloom, Boom & Doom report, è convinto che le posizioni di Donald Trump sull’immigrazione avranno effetti “psicologici” a lungo termine sull’andamento degli asset americani. Faber, che aveva sostenuto Trump in campagna elettorale, ha affermato a Cnbc che “chiunque con un cervello” che considerava Wall Street un porto sicuro, riprenderebbe in considerazioni le proprie opinioni ottimiste sui titoli americani. Le immediate reazioni del mercato all’elezione di Trump alla Casa Bianca, del resto, hanno fatto pensare a prospettive rialziste per la Borsa Usa. Oltre al problema della possibile stretta protezionista del mercato americano, va considerato proprio il divieto (per ora valido dai 90 ai 120 giorni) di accesso negli Usa per i cittadini di 7 Paesi di religione prevalentemente islamica. Le ripercussioni secondo Faber avranno contraccolpi anche sul lungo periodo. “Penso che questo divieto, psicologicamente, avrà un impatto molto negativo nel lungo termine sul dollaro e sugli asset Usa”, ha dichiarato Faber, già noto per le suo posizioni prevalentemente pessimiste sui mercati finanziari. Mentre la maggioranza degli investitori si sta muovendo nella direzione esattamente opposta, Faber ritiene il 2017 un anno di future “delusioni”, sul quale sta scommettere al ribasso su dollaro, azioni Usa e…

Cina, esercito si prepara a scontro armato con gli Usa
News / 31 gennaio 2017

La Cina è pronto allo scontro frontale armato con gli Stati Uniti: è quello che si legge in un articolo pubblicato sul sito dell’esercito della seconda potenza economica mondiale, le cui autorità si sentono minacciate dalle politiche della nuova amministraione Trump, sia in ambito di dazi doganali che geopolitico. “Le possibilità di una guerra sono aumentate“, si legge nell’articolo a firma Liu Guoshun, membro della divisione di mobilitazione della difesa nazionale della Commisisone Militare Centrale della Cina, citando le tensioni in Corea del Nord e nel Mar Meridionale cinese. “Una guerra prima della fine del mandato del presidente Usa” e “una guerra potrebbe scoppiare stanotte”, non solo solo slogan ma la realtà, dice Liu nell’editoriale che è stato scritto il 20 gennaio, il giorno della cerimonia di insediamento di Trump alla Casa Bianca. L’articolo è stato citato per primo in Cina dal quotidiano South China Morning Post venerdì scorso, ma sui media occidentali ha incominciato ad apparire più tardi. Tra le due potenze mondiali non scorre buon sangue ed è per la verità già in corso una guerra commerciale. Dopo l’avvicinamento del governo Usa a Taiwan, la Cina è preoccupata che la situazione possa degenerare anche sul fronte geopolitico. Da quando ha vinto…

Ue imporrà ai governi restrizioni sui pagamenti in contanti
News / 31 gennaio 2017

Mentre la Bce ha avviato la riduzione graduale del numero di banconote da 500 euro in circolazione, le autorità europee stanno accelerando il processo che ci porterà verso una società senza contanti. Nell’ambito della lotta al finanziamento del terrorismo e di altre attività criminali, un “piano di implementazione potrebbe essere introdotto” in Ue. Con l’obiettivo di controllare il flusso di capitali e di intensificare la lotta all’evasione fiscale e alla criminalità organizzata, pochi giorni dopo la fine del World Economic Forum di Davos, durante i cui incontri si è discusso anche del tema della guerra ai contanti, la Commissione Ue ha reso pubblica una proposta per costringere in futuro i governi a imporre delle “restrizioni sui pagamenti in contanti”. Si tratta di un vero e proprio piano di azione, preparato il 2 febbraio dell’anno scorso e pubblicato di recente. Con membri dell’Fmi, ex Segretari del Tesoro Usa come Larry Summer e premi Nobel per l’Economia come Joseph Stiglitz, che stanno tutti lanciando un appello per eliminare i contanti della circolazione, non sorprende che anche la Commissione Europea, l’organo esecutivo della regione, si stia muovend in questo senso. Il piano, la cui roadmap (tabella di marcia) ha preso il via il 23…

Federal Reserve, a porte chiuse disoccupati presi in giro dai banchieri
News / 31 gennaio 2017

Durante una seduta del board della Federal Reserve, i presenti non hanno potuto trattenere le risate fragorose in seguito al racconto di un episodio esemplare circa l’incapacità mostrata da una serie di candidati statunitensi nei colloqui di lavoro. Era il 2011, all’apice della grande crisi finanziaria scoppiata in Usa con l’implosione della bolla dei era e i deputati Democratici erano comprensibilmente preoccupati per gli alti livelli di disoccupazione nel paese. La percentuale di americani senza un posto di lavoro era al 9%, un tasso molto elevato rispetto alla media cui la prima economia al mondo era abituata. “Con quasi cinque americani disoccupati per ogni offerta di lavoro, in troppi restano senza un impiego a causa della carenza di posti di lavoro e non della mancanza di volontà nel cercare e trovare un lavoro”, ha dichiarato il Congressman Lloyd Doggett, del Texas. I primi di novembre di quell’anno i Democratici hanno pertanto reintrodotto una legge per autorizzare l’offerta di sussidi di disoccupazione federali, un programma di assicurazione volto ad aiutare i cittadini in cerca di lavoro. Secondo le trascrizioni dei dialoghi avvenuti a porte chiuse presso la Federal Reserve, il cui mandato è in teoria quello di promuovere una “piena occupazione“, i funzionari della banca…

Dollaro non finirà con uno schianto ma con un lamento
News / 31 gennaio 2017

Il dollaro americano è diventato la valuta di riferimento con gli accordi di Bretton Woods del 1944. Allora tutte le valute sono state legate all’andamento del dollaro fissando un tasso di cambio predefinito. L’andamento della divisa americana fu invece intrecciato a quello dell’oro, al prezzo di 35 dollari per oncia. Alle altre valute è tuttor permesso di svalutarsi rispetto al dollaro e di conseguenza anche all’oro, ma solo con il permesso del Fondo Internazionale Monetario. In teoria invece il dollaro non potrebbe indebolirsi. L’intero sistema monetario dipendeva e dipende tuttora dal fatto che il dollaro rimanga ancorato in maniera permanente all’oro. Fino agli anni 1970 il sistema ha funzionato alla perfezione. Un po’ come era avvenuto per la sterlina prima che, dopo una fase lunga 30 anni, venisse rimpiazzata dal dollaro americano. La perdita del ruolo di valuta di riferimento mondiale non è qualcosa che accadrà all’improvviso, da un giorno all’altro, bensì piuttosto un processo lento ma da cui non si tornerà più indietro, secondo James Rickards, ex consigliere della CIA autore di diversi bestseller a sfondo finanziario. Da quel momento qualcosa a iniziato a traballare e trent’anni dopo le forze negative hanno iniziato a convergere contro il biglietto verde. Per…

Ex falco Bce: in Eurozona Italia non potrà mai prosperare
News / 31 gennaio 2017

Finché esisterà l’Eurozona i paesi che ne fanno parte non saranno in grado di prosperare. Ne è convinto Jurgen Stark, fino al 2011 membro del direttorio della Banca Centrale Europea. Stark, che si è dimesso in disaccordo con le politiche di acquisto di bond sovrani e di condivisione dei rischi varate dalla Bce, è stato il chief economist dell’istituto di Francoforte. Secondo lui, uno dei principali falchi del direttorio, l’unica speranza di successo e di crescita economica per l’Europa è che l’Eurozona si spacchi in due per creare un’euro a due velocità, con Francia, Olanda, Belgio, Germania, Lussemburgo, Austria e Finlandia da una parte e i paesi meno virtuosi dall’altra. Stark, che è stato membro del board della Bce durante la crisi finanziaria, ritiene che sia giunto il momento di “pensare l’impensabile” e mettersi all’opera per ‘resettare’ l’Eurozona e avviare un processo di decentralizzazione dei poteri, attualmente concentrati a Bruxelles. Eurozona: da sempre “più divergenze che convergenze” L’ex vice-presidente della Bundesbank tedesca ha dichiarato al Telegraph che un’Eurozona a due velocità contribuirebbe a garantire la sopravvivenza dei membri più deboli del blocco. Non ha senso intestardirsi a tenere uniti paesi con strutture e performance economiche diverse: non c’è più convergenza e…

Wall Street al brusco risveglio, la Trump mania è una trappola?
News / 31 gennaio 2017

Dow Jones, American Express in controtendenza, giù DuPont. Prese di beneficio a tutto campo tra i titoli delle compagnie aeree. I titoli ed i temi caldi sulla piazza azionaria di Wall Street. E’ iniziata con un netto calo la nuova ottava per la piazza azionaria di Wall Street. Nella sessione odierna, a conclusione degli scambi, il Nasdaq ha perso lo 0,83% a 5.613,71 punti, mentre l’S&P 500 è stato fotografato al close a 2.280,90 punti con un calo dello 0,60%. Semaforo rosso pure per le blue chips con il Dow Jones che, sceso sotto la soglia dei 20 mila punti, si è attestato a 19.971,13 punti (-0,61%).  Dow Jones, American Express in controtendenza, giù DuPont  Tra le grandi capitalizzazioni, le azioni della American Express (AXP) si sono mosse in controtendenza strappando al close un rialzo dello 0,55% a $ 77,27. E questo dopo che oggi, lunedì 30 gennaio del 2017, gli analisti di Keefe Bruyette hanno rivisto al rialzo la raccomandazione su American Express portandola da ‘Market Perform’ ad ‘Outperform‘. Al pari di American Express si è mossa in controtendenza pure The Walt Disney Company (DIS) le cui azioni hanno guadagnato l’1,49% a $ 110,93 dopo che gli analisti di…