Italia, Ue: o manovra o procedura di infrazione a maggio

22 febbraio 2017

Alla vigilia del rapporto della Commissione sul debito, il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan torna a rassicurare i mercati sulla solidità dell’Italia. La tensione tuttavia rimane alta, in quanto Roma è di nuovo con le spalle al muro. La Commissione Ue non avrebbe infatti alcuna intenzione di fare un passo indietro nella sua richiesta di una manovra correttiva, pari allo 0,2% del Pil, al fine di riportare i conti pubblici italiani sulla retta via.

Nessuno sconto, insomma: la manovra ci sarà, e avrà un valore di 3,4 miliardi di euro, come lo stesso Padoan ha confermato. Al governo Gentiloni verrà dato più tempo: Padoan & Co avranno, secondo le fonti, tempo fino alla fine di aprile per rispettare le volontà di Bruxelles.

A quel punto, se il termine non dovesse venire rispettato, e se l’Italia si dovesse presentare a fine aprile senza aver fatto i compiti, il Collegio dei Commissari dovrebbe aprire la famosa procedura di infrazione per debito eccessivo, già nel corso della prima riunione di maggio.

Lo spettro della procedura di infrazione contro l’Italia non scompone tuttavia il ministro dell’economia che, parlando ai giornalisti da Bruxelles al termine del Consiglio Ecofin, sottolinea:

“Come ho già detto pubblicamente, come ho ripetuto anche ieri e dico tutti i giorni, l’Italia si è impegnata a fare la correzione. Confermo che si farà, e questo toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell’Italia con le regole”.

Il ministro non intravede minacce particolari neanche dal fronte delle speculazioni. Anzi, a suo dire, gli investitori non hanno dubbi sulla sostenibilità del debito italiano. Io – afferma – questi dubbi non li vedo (..) sui mercati ci sono i prezzi e c’è il prezzo dello spread, che si è alzato da un mese anche per l’effetto Trump“. Insomma, lo spread italiano sarebbe, secondo lui, al sicuro, in quanto “ora si è stabilizzato, non sta più andando su. Questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso”.

Detto questo, nell’affrontare la questione della necessità di ridurre il debito, in merito al capitolo “privatizzazioni”, Padon precisa che:

le privatizzazioni non sono la via maestra per ridurre il debito. La via maestra per ridurlo è la crescita. Le privatizzazioni hanno svariati scopi e uno di questi è ridurre il debito, ma ce ne sono altri: per esempio migliorare l’efficienza delle imprese partecipate, come dimostra  il caso di Poste, la cui efficienza è molto aumentata dopo la cessione della prima tranche”. Il ministro mette inoltre in evidenza che “di oggi è la notizia che la privatizzazione di Enav ha avuto un riconoscimento come migliore Ipo d’Europa dell’anno passato”.

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