Wall Street ad alta tensione
Finanza/Economia / 7 aprile 2017

Dal punto di vista operativo sul future S&P500 con scadenza Giugno 2017, il range di breve termine è compreso tra 2.338 e 2.365. I verbali della Fed pubblicati nella serata di ieri hanno penalizzato fortemente gli scambi a Wall Street, con l’S&P500 che ha chiuso a 2.346 punti, in calo di circa lo 0,3%, sperimentando una significativa inversione a livello intraday dai massimi di giornata a 2.375 punti. I timori degli investitori sono stati alimentati dalle perplessità espresse da alcuni membri inerenti l’andamento dei prezzi delle azioni, che sarebbero a loro avviso troppo elevati, palesando un mercato in condizioni di bolla. In base a tale analisi l’apprezzamento recente dei corsi azionari sarebbe stato determinato dalle aspettative degli investitori verso una maggior tolleranza al rischio, determinato da prospettive di politiche fiscali accomodanti, piuttosto che da aspettative di una crescita economica più solida. Inoltre dei verbali emerge che la banca centrale USA sarebbe pronta a ridurre il suo bilancio da 4.500 miliardi di dollari entro la fine del 2017, che significherebbe cominciare a togliere dal proprio portafoglio i Bond acquistati in seguito il programma di allentamento monetario lanciato dopo la crisi economica del 2008; infine è confermato che la Fed procederà ad…

Borse europee sotto resistenza (ma sottovalutate)
Finanza/Economia / 7 aprile 2017

Nel breve periodo, l’Eurostoxx50 si muove evidentemente per step: ogni pausa coincidendo con resistenze facilmente calcolabili. Le borse europee sono alle prese con resistenze di primaria rilevanza: il MSCI Euro affronta la trendline primaria che magistralmente connette tutti i massimi, discendenti, degli ultimi diciassette anni (2000, 2007 e 2015); una prova impegnativa e tuttora irrisolta. Ed è un peccato, perché oltre questa barriera sulla carta non ci sarebbero ostacoli prima del massimo del 2007. Oltretutto i fondamentali sono in regola: il Price/Earnings di Shiller (CAPE) del MSCI EAFE (Europe, Australasia and Far East) si attesta a meno di 15 volte: praticamente lo stesso multiplo di fine 2008. In altre parole, in tutti questi anni la crescita del mercato azionario non americano è coincisa con l’espansione dei profitti: nessun premio per il rischio è stato corrisposto dagli investitori; evidentemente attanagliati da fattori geopolitici o comunque esogeni al mercato. Nel 2007, ad ogni modo, il CAPE superava le 30 volte, e nel 2000 svettava addirittura sopra le 37 volte: tutto si può dire, tranne che le borse europee siano sopravvalutate. Nel breve periodo, l’Eurostoxx50 si muove evidentemente per step: ogni pausa coincidendo con resistenze facilmente calcolabili. La prima, in area 3100 punti,…

FED: tapering a metà
Finanza/Economia / 7 aprile 2017

Di fatto è come se il tapering (cioè la graduale diminuzione del QE) sia un processo ancora non terminato. Ieri sera sono stati pubblicati i verbali della FED relativi all’ultimo meeting di politica monetaria durante il quale, confermando le attese, i tassi di interesse nominali sono stati alzati all’1%. Come anticipato ieri, l’interesse degli operatori era volto principalmente verso il bilancio della FED, gonfiato considerevolmente da un Quantitative Easing lungo di anni e che gradualmente dovà iniziare un percorso di normalizzazione. I membri del comitato hanno affrontato anche questo argomento rivelando l’intenzione da parte della Federal Reserve di avviare tale processo nel corso di quest’anno. Durante un periodo di politica monetaria ultra espansiva, la banca centrale aveva comprato enormi quantità di Treasury e di altri strumenti che rientravano nel programma di QE, arrivando a quadruplicare il volume del proprio portafoglio. Tutti gli strumenti acquistati dalla FED durante quel periodo erano sottoposti a scadenza, al verificarsi della quale, la banca centrale sostituiva lo strumento scaduto con un altro in corso di validità, mantenendo in questo moso il proprio bilancio stabile senza però avviare appieno il suo processo di normalizzazione. Di fatto è come se il tapering (cioè la graduale diminuzione del…

Giglio Group: analisi tecnica
Finanza/Economia / 7 aprile 2017

Giglio Group ha toccato nuovi record assoluti salendo fino a 4.90 euro. Giglio Group ha toccato nuovi record assoluti salendo fino a 4.90 euro. Il titolo ha una buona tendenza rialzista che dai minimi a 3.28 (14 marzo) ha permesso alle quotazioni di guadagnare oltre il 30%. La violazione della successiva resistenza a 5 euro, con tenuta di almeno 3 sedute, appare necessaria per il prosieguo del trend i cui obiettivi oltre 5.15 sono ipotizzabili in area 5.40 e più in alto, nel medio periodo, a quota 5.74 euro. Flessioni fino a 4.30 euro resteranno compatibili con l’ipotesi rialzista; sotto tale livello (in chiusura) invece il trend positivo perderebbe forza introducendo l’affondo verso il primo target in area 4 euro e successivamente in area 3.85 euro. Il titolo in 6 mesi ha guadagnato il 142%, il 156% in 12 mesi e dal debutto 2015 ad oggi +145%. Ieri Giglio Usa LCC, la neocostituita Società del Gruppo che opera in Nord America, ha siglato due nuove collaborazioni con importanti Fashion Retailer e Department Store statunitensi nel settore fashionbeauty e accessori per uomo e donna, quali MACY’S Backstage e BLOOMINGDALE’S Outlet (catena di proprietà di Macy’s Inc.), di cui Giglio Usa sarà fornitore…

Costo del lavoro: Italia maglia nera in Europa
News / 7 aprile 2017

BRUXELLES (WSI) – Triste primato per l’Italia che risulta l’unico paese dell’Ue in cui cala il costo del lavoro. A renderlo noto i dati pubblicati da Eurostat sul costo dell’ora lavorata relativi al 2016 e che rendono noto come dinanzi ad una crescita nell’Eurolandia dell’1,4% annuo, in Italia si segnala un calo dello 0,8%, cosa che non si è registrata in nessun altro paese. In linea generale il costo del lavoro nell’Ue varia dai 4,4 ai 42 euro in tutti gli stati membri nel 2016. Il valore più basso si registra in Bulgaria (4,4 euro) e Romania (5,5euro), fino ad arrivare a quello più alto per la Danimarca (42 euro) seguita a ruota da Belgio (39,2 euro), Svezia (38 euro), Lussemburgo (36,6 euro) e Francia (35,6 euro). E l’Italia? Nel belpaese il costo del lavoro è leggermente inferiore al livello medio europeo, ossia a 27,8 euro contro i 29,8 dell’intera area monetaria. ll costo orario torna così – come indica l’Eurostat – ai livelli del 2012 quando era a 27,70 euro. Guardando ai singoli settori, in quello industriale l’Italia si assesta a 27,8, a 23,4 nelle costruzioni e a 26,9 nei servizi. L’Italia inoltre è anche il paese con la componente…

Czechxit: Repubblica Ceca “abbandona” l’euro
News / 7 aprile 2017

Come la Svizzera a gennaio di due anni fa anche la banca centrale della Repubblica Ceca ha deciso di “abbandonare” i legami con l’euro e lasciare che la propria moneta, la corona, scambi liberamente sul mercato. Al contrario della Banca nazionale svizzera, tuttavia, la mossa di Praga era ampiamente attesa dal mercato e gli scossoni sul mercato valutario non sono paragonabili con quelli visti nel 2015, quando il franco svizzero si è apprezzato enormemente sull’euro fino a superare la Linea di parità. Il peg era rimasto bloccato da diversi anni a 1,20 franchi per ogni euro. La banca centrale ceca, invece, ha rimosso il legame tra la sua divisa e l’euro che era fermo a 27 corone contro un euro. La moneta ceca era legata all’euro dal 2013, un periodo in cui le pressioni deflative stavano minacciando l’economia della Repubblica Ceca. Nelle ultime settimane, tuttavia, le forze reflative hanno provocato un ritorno della speculazione circa una mossa di rottura da parte delle autorità monetarie del paese dell’Europa centrale con l’obiettivo di difendere la propria divisa. La questione riguardava piuttosto come la Banca nazionale ceca fosse riuscita a gestire la faccenda senza sconvolgere i mercati in modo drastico, in particolare se…

Debito mondiale esploso a $215 mila miliardi
News / 7 aprile 2017

Il debito mondiale complessivo è letteralmente esploso negli ultimi tempi, salendo a un ritmo impressionante nell’ultimo decennio. I debiti accumulati si sono attestati a un nuovo record assoluto di 170 mila miliardi di sterline l’anno scorso, una cifra pari a oltre 215 miliardi di dollari. Sono i dati record pubblicati dall’Instituto di Finanza Internazionale (IIF). Il report dell’IIF mette in evidenza come i livelli di debito complessivi dei paesi della Terra, che comprendo quindi non solo la sfera pubblica, ma anche quella privata come aziende e famiglie, sono aumentati di più di $70 mila miliardi negloi ultimi dieci anni, a quota $215 mila miliardi (trilioni per usare il vocabolo usato in lingua inglese per descrivere le unità di migliaia di miliardi) nel 2016. Si tratta di una somma equivalente al 325% del Pil mondiale. L’Istituto sottolinea che i mercati in via di Sviluppo sono sempre più fonte di preoccupazione, rappresentando una minaccia maggiore alla stabilità finanziaria e all’economia globale. Le montagne di debito dei paesi di quella regione stanno aumentando di taglia a ritmi molto rapidi. L’articolo Debito mondiale esploso a $215 mila miliardi sembra essere il primo su Wall Street Italia. fonte: http://www.wallstreetitalia.com/feed/

Panama Papers, coinvolti 750 ricconi d’Italia
News / 7 aprile 2017

ROMA (WSI) – Sono 750 gli italiani coinvolti nell’affaire Panama Papers, il corposo fascicolo di oltre 11 milioni di documenti contenente informazioni dettagliate su oltre 200mila società offshore e relativi organigramma, alcune controllate da politici, capi di stato e banche di tutto il mondo, trapelato dallo studio legale Mossack Fonseca, che ha sede a Panama, con il compito di creare e gestire per conto dei suoi clienti società in paradisi fiscali, paesi cioè dove le condizioni fiscali sono privilegiate come Panama, le Isole Vergini Britanniche, la Svizzera o le Seychelles. Da quanto è scoppiato lo scandalo sono emersi tanti nomi illustri a livello internazionale che hanno fatto ricorso alle manovre dello studio legale panamenese, tra cui anche italiani. Da qui è partito il lavoro dell’Agenzia delle Entrate per individuare i nomi dei soggetti coinvolti e ora a dare un numero preciso è lo stesso direttore dell’Amministrazione finanziaria, Rossella Orlandi. ‘In audizione alla commissione finanze della Camera, la Orlandi ha sottolineato che nel 2016, l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza hanno elaborato congiuntamente un elenco complessivo di soggetti italiani coinvolti nell’inchiesta giornalistica “Panama Papers” che, attraverso entità offshore, “hanno presumibilmente nascosto al fisco italiano rilevanti attività di natura finanziaria, detenute in…

Visco: italiani si rifugiano in depositi come negli Anni 80
News / 7 aprile 2017

ROMA (WSI) – Mentre i bond perdono fascino tra gli italiani, lo conquistano depositi e circolante e questo a causa della crisi economica sulla composizione delle attività finanziarie. A dirlo il governatore di Bankitalia Ignazio Visco nel corso di un convegno al Senato. Il numero uno di via Nazionale ha reso noto come la ricchezza delle famiglie italiane si è spostata su circolante e depositi bancari e postali, ridottisi fino al 20% del complesso delle attività all’inizio degli anni duemila ma cresciuti nuovamente negli ultimi anni fino a poco più del 30% ossia 1300 miliardi di euro, una quota simile a quella registrata a fine anni ottanta. “Il possesso di titoli obbligazionari (compresi quelli pubblici), ossia bond e titoli di Stato, la cui quota aveva raggiunto il 30 per cento alla fine degli anni Ottanta, è invece sceso oggi intorno al 10 per cento del totale delle attività finanziarie lorde, la percentuale più bassa dal 1950 (che resta però elevata nel confronto internazionale: gli Usa sono al 6,2%, la Germania al 3,2%, la Francia all’1,4% e la Gran Bretagna all’1,6%, ndr), per un ammontare pari a 400 miliardi di euro”. Visco ha poi aggiunto che gli italiani oggi posseggono 150…

Giappone: nazione di società zombie
News / 7 aprile 2017

TOKYO (WSI) – In Giappone nessuna azienda quotata è fallita nel 2016. Un’impresa rara e che emerge dall’indagine della società di ricerca Teikoku Databank. Nel 2016 non c’è stata alcuna bancarotta tra le società quotate del Giappone. Evento ripetutosi solo sei volte dal 1964 e accaduto l’ultima volta nel 1990. Nel 2015 le quotate giapponesi che sono finite in bancarotta erano state solo due mentre il picco, con 45 fallimenti, era stato toccato nel 2008, quando è scoppiata la crisi finanziaria globale. Il primo ministro Shinzo Abe si è lodato per tali numeri parlando di successo economico, eppure tali dati non sono un buon motivo per festeggiare secondo gli analisti. “E’ totalmente malsano e non naturale che così poche aziende vadano in bancarotta. II ciclo economico nipponico non sta funzionando. Quando le vecchie aziende non vano fuori dal mercato le nuove non possono inserirsi visto che non c’è abbastanza spazio”. A dirlo Martin Schulz, economista presso il Fujitsu Research Institute di Tokyo. Il credito troppo facile, secondo i critici, mantiene in vita imprese zombie, peggiorando la carenza di manodopera e aumentando la concorrenza che finisce per abbassare i prezzi. Cosa significa imprese zombie? A coniare tale termine è stata l’Ocse che…