Bond oggi: volatilità di Btp o Bund, così se ne trae profitto

18 maggio 2017

Poco importano cedole e quotazioni. Molto interessa la “duration” cui la volatilità è legata. Si opera entrando e uscendo in base all’andamento dei tassi reali. 

Dichiarandosi soddisfatti dell’andamento della raccolta del nuovo Btp Italia, al Dipartimento del Tesoro hanno fatto presente come questa tipologia di titoli abbia un vantaggio in più per gli investitori, quello di una stabilità delle quotazioni. In altre parole la loro volatilità è bassa. Già la volatilità, nemica di chi opera con le azioni e talvolta amica invece degli obbligazionisti, se si sa sfruttare in maniera adeguata.

Ci si arriva in via indiretta

Nel caso di Btp (o Bund, se non si vuole correre rischio di credito) la disponibilità di informazioni in proposito è assolutamente carente, sebbene ci si possa approdare in maniera indiretta, come per tutte le obbligazioni, considerando la cosiddetta “duration”, in altre parole la sensibilità dei prezzi nel secondario alla variazione dei tassi di interesse applicati sul mercato. Il concetto è chiaro, ma va utilizzato correttamente, il che può trasformare qualsiasi bond in un efficiente strumento di trading. Per Btp o Bund ciò vale ancor più – come per tutti i governativi – poiché la gamma delle scadenze è molto ampia, ben oltre quanto accada per emittenti “corporate”. Ne consegue che adattandosi alle situazioni dei mercati, ovvero appunto ai movimenti dei tassi, prendendo a riferimento per esempio l’Irs (Interest Rate Swap), strumento utilizzato dalle banche nella stipula dei contratti a tasso fisso, è possibile determinare se i prezzi saliranno o scenderanno. Si possono sovrapporre a questo scopo le curve Irs a 10 e a 30 anni e verificarne le fluttuazioni, che di solito corrispondono, sebbene con diversi riferimenti in percentuale. In base ai trend si passa poi a esporsi su Btp o Bund a volatilità più alta o all’opposto a restare liquidi oppure a trasferirsi su Btp o Bund a bassa volatilità o meglio ancora su Cct. Quando la curva degli Irs sale ne consegue logicamente che bisogna uscire dai titoli a tasso fisso lunghi, mentre quando scende si può entrare. Nell’ultimo anno le fasi altalenanti sono state numerose, come si riscontra d’altra parte analizzando le quotazioni di Btp e Bund.

Alcuni su diverse scadenze

Quali sono i titoli indicati a un “buy” in fase di Irs al ribasso? Inevitabilmente quelli con “duration” alta e quindi volatilità notevole. I più adatti, nel caso dei Btp, risultano questi tre:

  • Btp 1/3/2067 cedola 2,8% (Isin IT0005217390): “duration” 24,8 – volatilità 17,7%
  • Btp 1/3/2047 cedola 2,7% (Isin IT0005162828): “duration” 19,9 – volatilità 16%
  • Btp 1/9/2046 cedola 3,25% (Isin IT0005083057): “duration” 18,9 – volatilità 15,5%.

Titoli meno esasperati sono per esempio:

  • Btp 1/11/2026 cedola 7,25% (Isin IT0001086567): “duration” 7,4 – volatilità 6,6%
  • Btp 1/12/2024 cedola 2,5% (Isin IT0005045270): “duration” 6,8 – volatilità 5,7%

Importante è scegliere nelle fasi di tassi reali in rialzo il trasferimento o su Btp non troppo corti, perché altrimenti con prezzi in discesa verso quello di rimborso nell’attuale fase di politica monetaria ultra espansiva, oppure – ancor meglio – su Cct a tasso variabile: un caso fra i tanti il 15/2/2024 indicizzato Euribor 6 mesi + 0,75% (Isin IT0005218968), che quota ora fra l’altro poco sotto la pari.

Il “giochetto” può apparire complesso, ma con una certa esperienza diventa semplice e redditizio, un modo fra i tanti per restare investiti qualunque sia il sentiment dei tassi, accettando un po’ di rischio di credito nel caso dei Btp e zero o quasi in quello dei Bund. Indipendentemente da tutte le altre variabili di mercato. 

fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

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