Terna recupera. UBS resta neutrale, ma alza tp e stime
Finanza/Economia / 29 giugno 2017

Il titolo ha ripianato parte delle perdite della vigilia, finendo oggi sotto la lente della banca elvetica. Seduta in recupero per Terna che, dopo aver ceduto quasi tre punti percentuali ieri, oggi è riuscito a risalire in parte la china. Il titolo si è fermato a 4,856 euro, con un progresso dello 0,96% e oltre 7,5 milioni di azioni scambiate, al di sopra della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 6,5 milioni di pezzi. Oggi Terna è finito sotto la lente di UBS che da una parte ha ribadito la raccomandazione “neutral” e dall’altra ha migliorato il prezzo obiettivo del titolo da 4,3 a 4,6 euro. La banca elvetica ha rivisto al rialzo in media del 4% le stime sull’utile per azione del gruppo fino al 2021 dopo aver aumentato le previsioni sull’inflazione e sul costo medio ponderato del capitale.  fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Piazza Affari in deciso rialzo: bene Unicredit e Mediaset
Finanza/Economia / 29 giugno 2017

Piazza Affari chiude la seduta con un deciso rialzo e registra la performance migliore tra le principali borse europee. Piazza Affari chiude la seduta con un deciso rialzo e registra la performance migliore tra le principali borse europee. Il *Ftse Mib *guadagna l’1,24% e il Ftse Italia All-Share l’1,09 per cento. Sottotono invece il Ftse Italia Mid Cap (-0,03%) e il Ftse Italia Star (-0,25%). Contrastate le altre borse europee: il Dax30 di Francoforte cede lo 0,13% mentre il Cac40 di Parigi perde lo 0,11% e l’Ibex35 di Madrid guadagna lo 0,51%. Chiusura sotto il riferimento per la Borsa di Londra (Ftse100 -0,63%). In deciso rialzo invece i maggiori indici azionari statunitensi: l’S&P 500 guadagna lo 0,74%, il Nasdaq 100 lo 0,75%, il Dow Jones Industrial lo 0,67%. Prevalgono ancora gli acquisti sul *comparto del credito italiano *in chiusura di seduta: l’indice di settore Ftse Italia Banche guadagna il 2,85% sostenuto dal balzo di Unicredit (+4,07%), Fineco (+3,75%) e Intesa Sanpaolo (+2,03%). Molto bene anche Banco BPM (+2,45%) e Banca Mediolanum (+2,48%). Accelerano nel pomeriggio pure Ubi Banca (+0,85%) e Bper (+0,91%). C’è chi ha evidenziato la forte crescita, dopo le parole di Draghi di ieri, dei rendimenti che potrebbe…

Banca Generali, variazione del capitale sociale
Finanza/Economia / 29 giugno 2017

Si informa che il capitale sociale di Banca Generali, interamente sottoscritto e versato, si è incrementato ad Euro 116. Si informa che il capitale sociale di Banca Generali, interamente sottoscritto e versato, si è incrementato ad Euro 116.833.636,00. In data odierna, infatti, è stato formalizzato il deposito presso il Registro delle Imprese di Trieste dell’attestazione dell’esecuzione di una fase dell’aumento del capitale sociale della Società, nell’ambito del Piano di stock option per consulenti finanziari e manager di rete di Banca Generali S.p.A. Conseguentemente, come illustrato nel prospetto riportato in appresso, il capitale della Società risulta suddiviso in 116.833.636 azioni ordinarie, ciascuna del valore nominale di Euro 1,00. (GD – www.ftaonline.com) fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Draghi e Yellen indispettiscono i mercati
Finanza/Economia / 29 giugno 2017

Negli Stati Uniti la signora Yellen ha versato benzina sul fuoco, escludendo l’insorgere di una nuova crisi finanziaria «in our lifetime». Banchieri centrali ieri al centro della scena. Le dichiarazioni di Draghi hanno rilanciato la possibilità che il tasso BCE sia rivisto verso l’alto fra un anno: sembra poco, ma pochi mesi addietro il mercato prezzava in 60 mesi la probabilità di un intervento sul costo ufficiale del denaro. Così l’euro, che ad inizio anno quasi tutti indicavano destinato alla parità contro dollaro, è schizzato ieri verso il nostro target a 1.135 contro il biglietto verde; con il consenso che ora ovviamente si produce in proiezioni altrettanto improbabili quanto quelle di sei mesi fa. Negli Stati Uniti la signora Yellen ha versato benzina sul fuoco, escludendo l’insorgere di una nuova crisi finanziaria «in our lifetime». Esamineremo nel prossimo Outlook semestrale le probabilità effettive di una simile eventualità; ad ogni modo le improvvide dichiarazioni del Chair della Federal Reserve – spintasi fino a formulare valutazioni sulle condizioni fondamentali di Wall Street – hanno affossato il Nasdaq, memore delle non esaltanti performance precedenti del banchiere centrale: l’NDX ieri ha chiuso sotto la media mobile a 50 giorni, ponendo fine ad una sequenza…

Entrate, Assoedilizia contesta interessi di mora e sanzioni penali
News / 29 giugno 2017

Interessi di mora relativi ai ritardi nel pagamento del canone o degli oneri accessori degli affitti regolarmente registrati sono stati richiesti dagli ex Uffici del Registro di Milano; lo segnalano come una novità nell’interpretazione alcuni soci di Assoedilizia, che ha poi denunciato il caso per bocca del suo presidente, Achille Colombo Clerici. L’oggetto della contestazione, nello specifico, è l’omesso pagamento dell’imposta di registro relativa ai contratti di locazione, i quali, per l’appunto “conterrebbero delle ‘clausole penali’ che prevedono una maggiorazione degli interessi legali in caso di ritardato pagamento del canone o degli oneri accessori”. Il problema è che l’amministrazione fino a pochi giorni fa non aveva messo nemmeno i più ligi nella condizione di pagare tali maggiorazioni degli interessi, in quanto né per via telematica né cartacea era possibile registrare le “clausole penali pagando la relativa imposta”, ha affermato il presidente di Assoedilizia. “Il software non solo non avvisava il contribuente, ma neppure gli consentiva il calcolo dell’imposta aggiuntiva; mentre agli sportelli gli impiegati accettavano le richieste di registrazione senza nulla segnalare”. In più “il sito dell’agenzia delle entrate, nella sezione dedicata alla registrazione delle locazioni, nulla diceva a proposito delle clausole penali come pure nulla diceva la guida dell’agenzia alla…

Buffett: “problema economia sono le persone come me”
News / 29 giugno 2017

“Il problema dell’economia americana? Sono le persone come me”. Parola di Warren Buffett, CEO di Berkshire Hathaway, che, in un’intervista alla PBS Newshour, punta il dito sul ristretto club dei miliardari di cui lui è “membro onorario” colpevole di aver messo le mani su gran parte della ricchezza in circolazione. Ricordiamo che, con un patrimonio personale di oltre 75 miliardi di dollari, Buffett è attualmente il secondo uomo al mondo (stime Forbes). Torniamo all’intervista. Buffett fa notare che, negli ultimi decenni; “La ricchezza è aumentata ad tassi incredibilmente alti per le persone estremamente ricche. Se ritornate indietro al 1982, quando Forbes ha stilato la prima classifica dei 400 uomini più ricchi, i fortunati avevano un patrimonio complessivo di 93 miliardi di dollari, ora ne possiedono 2,4 trilioni di dollari. Il che vuol dire una media di oltre 25 miliardi a testa”, dice Buffett, aggiungendo che “Stiamo parlando di una ricchezza  sproporzionata”. E che, come ricorda il finanziere, è stata accumulata in parte grazie al rialzo delle Borse, successivo al crollo del 2009. Del resto, Buffett nota come l’economia americana stia andando bene. E che questo trend di crescita attuale aggiungerà “19.000 dollari in termini di Pil pro-capite in una generazione”.  Nonostante questo,  sono molti gli americani che non sono contenti dello stato delle proprie finanze. E la…

Ue: Brexit lascerà un buco di 11 miliardi
News / 29 giugno 2017

La Brexit creerà un cratere di una decina di miliardi di euro nel bilancio dell’Unione Europea. Lo ha fatto sapere il commissario Ue al bilancio. “Mancheranno 10-11 miliardi ogni anno al bilancio Ue, perché nonostante lo ‘sconto’, il Regno Unito era un contributore netto”, ha detto Guenther Oettinger nel presentare il paper di riflessione sulle finanze europee post 2020. “I tagli saranno necessari nei prossimi 10 anni” perché “non possiamo far finta che niente sia cambiato con la Brexit”, ha osservato. Il problema sono le risorse: “il gap nelle finanze Ue che nasce dall’uscita del Regno Unito e dai bisogni finanziari delle nuove priorità deve essere chiaramente riconosciuto”, recita il documento firmato Bruxelles. Secondo quanto riportato da fonti Ue, il ‘buco’ lasciato da Londra sarà di una decina di miliardi l’anno, a cui si aggiungono un’altra quindicina di miliardi che serviranno a finanziare le nuove priorità rispetto alla ripartizione attuale delle risorse attualmente destinate in gran parte all’ agricoltura e ai fondi di coesione per le regioni. Verrebbero così a mancare all’appello una media di circa 25 miliardi l’anno dopo il 2020. Per far quadrare i conti si guarda a diverse ipotesi. Aumentare le risorse proprie, seguendo le indicazioni di Mario…

La fine dei bazooka monetari: Carney e Draghi verso la via d’uscita
News / 29 giugno 2017

Le banche centrali si apprestano a fare marcia indietro dopo anni di misure monetarie espansive. Lo si è appreso al super panel di invitati al forum della politica monetaria di Sintra, in Portogallo, durante il quale hanno parlato Mark Carney della Banca d’Inghilterra, Mario Draghi della Bce, Kuroda della Banca del Giappone e Polotz della Banca nazionale del Canada. L’intento del panel di banchieri centrali era quello di spiegare ai mercati e alla gente il significato delle loro politiche. Le parole di Carney, il quale ha detto che sarà presto il momento di ritirare le manovre di stimolo nonostante la ripresa degli investimenti sia la più debole dell’ultimo mezzo secolo, stanno già avendo un impatto sui mercati. Oltre al governatore della Banca inglese, che ha annunciato che alcune manovre di stimolo monetario saranno rimosse – spingendo al rialzo la sterlina e i rendimenti dei Bond decennali britannici – ha preso la parola il numero uno della Bce. Il suo discorso si è incentrato sui miglioramenti possibili nel mercato del lavoro. Draghi ha detto di essere “relativamente” fiducioso su una ripresa della produttività. Tutti e quattro i banchieri presenti hanno imposto tassi di interesse intorno allo zero e politiche monetarie accomodanti per…

Irpef, quando il fisco diventa iniquo
News / 29 giugno 2017

Il fisco continua a rivelarsi, alla prova dei fatti, poco omogeneo fra dipendenti e autonomi. Dai dati dell’ultimo pagamento dell’imposta sui redditi Irpef è emerso che il 78% dei lavoratori autonomi dichiara un reddito entro i 15mila euro annui, cui corrisponde un’imposta di circa 173 euro. Il secondo gruppo più numeroso dichiara un ricavo fra i 15 e i 35mila euro lordi (15,4% del totale) e paga circa 1.516 euro di Irpef. Fa riflettere, soprattutto, come solo 2,598 milioni autonomi abbiano documentato redditi positivi a fronte di un totale stima di circa 7,5 milioni di lavoratori appartenenti a tale categoria, di cui 5.115.540 dichiaranti. Il sospetto, come scrive un approfondimento del Corriere, è che il sistema di erogazione dei servizi incentivi i lavoratori (quelli che possono) a dichiarare il meno possibile, per accedere tramite un Isee tenuto “basso” a maggiori prestazioni e agevolazioni. Ovviamente il discorso è valido quasi esclusivamente per gli autonomi, visto che i lavoratori dipendenti sono “forzati” a pagare quanto dovuto. Dei 172 miliardi di Irpef versata, 103 fanno capo ai dipendenti, (il 60% del totale, che scende al 56,7% al netto del “bonus” degli 80 euro). A conti fatti, il 45,5% degli italiani, scrive il Corriere,…

Mercati mandano messaggio chiaro alla Fed
News / 29 giugno 2017

Se gli investitori credessero nelle parole della Federal Reserve secondo cui l’economia americana è abbastanza robusta da sostenere anche un contesto di tassi di interesse in rialzo, allora sarebbero in fuga dai titoli azionari più rischiosi e in generale dai titoli che offrono rendimenti elevati. Ma sui mercati sta avvenendo l’esatto contrario. A Wall Street gli investitori danno la caccia ai surrogati dei bond. Sono infatti le società attive in settori ciclici come telecomunicazioni, utilities, immobiliare, insieme ai titoli industriali, ad avere riscontrato la domanda più alta in Borsa la scorsa settimana, secondo i dati pubblicati da Bank of America Merrill Lynch. Sui mercati azionari Usa è in atto una rotazione verso – e non in uscita da – i titoli che rendono molto, e che offrono una alternativa ai bond potendo offrire per esempio dividendi buoni, mentre l’obbligazionario ha tuttora rendimenti insoddisfacenti. Anche se i clienti di BofA si servono sempre di più dei fondi comuni attivi ETF per entrare in gioco nel mercato azionario, quelli che fanno affari in Borsa scegliendo singoli titoli o settori stanno generalmente alla larga dai settori ad alto rendimento, preferendo optare per i surrogati del reddito fisso. L’articolo Mercati mandano messaggio chiaro alla Fed…