Il rialzo dei tassi parla inglese

8 luglio 2017

Nelle ultime settimane i banchieri centrali si sono ripresi il centro della scena dei mercati finanziari, dopo mesi dominati dai tweet di Donald Trump e dalle continue tornate elettorali in Europa.

Nelle ultime settimane i banchieri centrali si sono ripresi il centro della scena dei mercati finanziari, dopo mesi dominati dai tweet di Donald Trump e dalle continue tornate elettorali in Europa. Dopo anni di politiche monetarie espansive e non convenzionali in risposta alla crisi finanziari, le Banche Centrali sembrano essere pronti ad invertire la rotta, forti dei dati di crescita economica confortanti, anche se non mancano ombre.

In particolare al momento i bassi tassi di disoccupazione e la buona crescita economica non hanno portato a un aumento consistente dei salari e l’inflazione stenta a rimanere vicina ai target fissati. L’incertezza del quadro macroeconomico generale è anche testimoniata dai verbali dell’ultima riunione della Fed, che hanno mostrato una divisione in seno alla board su modalità e tempi della riduzione dell’enorme bilancio dell’istituto, che dovrebbe iniziare secondo alcuni a settembre.

In questo quadro generale le parole del governatore della banca centrale canadese Stephen Poloz hanno preso alla sprovvista i mercati. In un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt, Poloz ha dichiarato che la Bank of Canada potrebbe decidere di rialzare i tassi d’interesse, anche se l’inflazione a maggio ha fatto segnare un modesto +1.3%. L’impatto di queste dichiarazioni è stato immediato, con il dollaro canadese che ha guadagnato quasi due figure nell’arco di poche ore nei confronti del dollaro americano, portandosi al di sotto del supporto posto a 1.30.

Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; luglio 2017

Dal punto di vista tecnico il prezzo è al di sotto sia della media mobile a 50 che a 200 periodi (molto vicine all’incrocio ribassista), mentre lo stocastico lento si trova in area di ipervenduto e non ci sono al momento segnali di chiara inversione. L’appuntamento da fissare in agenda è per il prossimo 12 luglio, data nella quale si terrà il meeting del board della Bank of Canada, che potrebbe decidere di aumentare il tasso d’interesse dallo 0.5% allo 0.75%.

Dichiarazioni del tutto analoghe sono arrivate anche dal governatore della Bank of England, Mark Carney, il quale ha detto di essere pronto ad alzare i tassi d’interesse nel caso in cui dovesse verificarsi un aumento dell’attività economica da parte delle imprese, anche senza aspettare i primi risultati delle negoziazioni con la UE.

Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; luglio 2017

In questo caso l’aumento dei tassi non sembra essere così imminente al momento, considerando che solo una settimana prima le dichiarazioni di Carney sono state di segno opposto. Sarà in ogni caso da tenere monitorati i dati relativi all’inflazione, visto che l’aumento del barile e la discesa della sterlina negli scorsi mesi hanno portato l’inflazione a toccare il 2.9%, finendo per ridurre ulteriormente i salari reali.

Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; luglio 2017

Dati i toni “hawkish” di Poloz e Carney, questa settimana c’è stata grande attenzione in merito alle mosse della Reserve Bank of Australia, la quale ha invece preferito tenere toni bassi e, anzi, ha allontanato la possibilità di un intervento restrittivo. La Rba ha sottolinato come un apprezzamento del tasso di cambio finirebbe per complicare il percorso di aggiustamento dell’economia australiana, che si sta adeguando ai tagli sugli investimenti delle compagnie minerarie, a seguito della discesa del prezzo delle materie prime, che si è verificato negli ultimi tre anni. Ricordiamo come nel 2013 il dollaro australiano avesse raggiunto la parità nei confronti del dollaro americano.

Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; luglio 2017

Anche in questo caso la risposta del mercato è stata repentina e nell’ultima settimana il dollaro australiano ha perso più di una figura nei confronti del dollaro americano.

Quali conclusioni trarre da queste dichiarazioni dei banchieri centrali? Da una parte si riconosce la necessità di un intervento volto a ridurre la portata dell’intervento delle banche centrali a sostegno dell’economia, dall’altra c’è la preoccupazione che un intervento troppo repentino possa finire per impattare negativamente sulle prospettive di crescita economica. A complicare il quadro continua ad esserci l’andamento altalenante dell’inflazione, che non sembra ancora stabilizzarsi sui target fissati.

A cura di Giorgio Benetti, Analista di CMC Markets

fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

Nessun commento

I commenti sono chiusi.