Sesso ecclesiastico – La carne è debole!
News / 3 agosto 2017

Sesso in chiesa: si fa ma non si dice! La fedigrafa, una volta scoperta ed acclarata la tresca sessuale con Don Vito ISACCHI, il parroco della locale parrocchia dove la nostra “pecorella” andava a confessarsi, è stata condannata a pagare un risarcimento di 15mila euro al marito tradito. A quest’ultimo, a sua volta, essendosi assunto la responsabilità di denunciare il fatto al Tribunale, anche grazie il lavoro meticoloso svolto da un investigatore privato – con tanto di foto e pedinamenti – è stato chiesto un risarcimento per il danno d’immagine provocato all’abito talare. Lo scandalo è scoppiato nella Curia dell’Aquila interessando il locale  Tribunale che, in accoglimento della richiesta risarcitoria avanzata dal prelato ha condannato lo sventurato a risarcire la somma di 3.200 euro. Insomma, come si dice, “cornuto & mazziato”. L’esperienza di questa vicenda ci dice che le corna, quando ci sono, bisogna tenersele e godere in silenzio e non conviene denunciarle, soprattutto quando c’è di mezzo un prete. Ai preti si sa, spesso giovani e aitanti, le occasioni non mancano e le pecorelle da accudire sono tante, spesso sole, tristi od anche trascurate dai rispettivi mariti. I preti, in modo istituzionale quindi, pur senza abbandonare la loro naturale…

Portogallo rifiuta austerity, economia si riprende
News / 3 agosto 2017

Il Portogallo si avvia a entrare nel club delle economie virtuose, dopo una ripresa eccezionale negli ultimi due anni. La Commissione europea sta per mettere fine alla procedura contro il Paese per deficit eccessivo. Uno scenario che era difficile da ipotizzare per uno Stato che nel 2011 appariva in condizioni disperate, vicino alla bancarotta e costretto a chiedere un grosso prestito al Fondo Monetario Internazionale e all’Unione europea. Oggi il Portogallo sembra lontano dall’essere uno dei PIGS, acronimo usato per indicare gli Stati con situazioni drammatiche durante la crisi finanziaria. La coalizione di sinistra al potere dalla fine del 2015, con il primo ministro Antonio Costa, ha promesso di girare la pagina dell’austerity e per ora i risultati sembrano vedersi, in positivo. Dal 2016 il deficit è al di sotto del 3% del Pil, soglia richiesta dalle regole europee e il Portogallo prevede di raggiungere l’equilibrio di bilancio nel 2020. Anche la disoccupazione è inferiore al 10%. La ricetta di Costa? Eliminazione delle sovratasse sull’imposta sui redditi, aumento dei salari minimi e delle pensioni, ritorno graduale alla settimana da 35 ore per i dipendenti pubblici. In più, tagli agli investimenti pubblici, in calo del 30%, e aumento delle imposte societarie…

Italia sotto ricatto: debito alle stelle, incombe la Troika
News / 3 agosto 2017

ROMA (WSI) – L’Italia sotto scacco degli investitori e delle banche con quasi 1000 miliardi di euro di debito pubblico da rinnovare nella prossima legislatura: questa è la cifra che rende noto un’analisi del Centro studi di Unimpresa sui titoli di Stato in circolazione. “Nel dettaglio i sottoscrittori di debito italiano detengono 115,9 miliardi di Bot, 1.581,4 miliardi di Btp, 137,4 miliardi di Cct e 44,8 miliardi di Ctz. Guardando le emissioni in circolazione e quelle in scadenza dall’inizio del prossimo anno fino al dicembre del 2022, emerge che l’ammontare del debito pubblico da rifinanziare nella prossima legislatura è pari a 900,1 miliardi: si tratta di 47,1 miliardi di bot, 734,7 miliardi di btp, 85,7 miliardi di cct e 32,4 miliardi di ctz. E, considerando i circa 100 miliardi annui di bot emessi e rinnovati ogni 12 mesi, l’ammontare complessivo di debito da rifinanziare nella prossima legislatura è ampiamente superiore a 1.000 miliardi”. Dati allarmanti, come sottolinea su LaPresse il vicepresidente di Unimpresa Claudio Pucci che lancia un avvertimento: “In attesa dei tanti numeri che ascolteremo dai leader politici nella prossima campagna elettorale, mettiamo a disposizione dell’opinione pubblica un dato che, a nostro giudizio, è sottovalutato e invece è centrale:…

Banche Ue, perché congelare depositi non funzionerebbe
News / 3 agosto 2017

Gli investitori che scommettevano che l’Europa cominciasse ad adottare un approccio efficace contro le crisi bancarie potrebbero essere costretti a ripensarci. Secondo The Institutional Risk Analyst, la proposta che viene dalla presidenza estone del Consiglio dell’Ue di una legge per bloccare i prelievi dai conti in caso di crisi delle banche non porterebbe nulla di buono. L’idea, in discussione a Bruxelles, mira a evitare un bank run, la corsa agli sportelli, nel caso si verifichi la crisi di un istituto di credito e arriva dopo un episodio del genere accaduto con la crisi del Banco Popular spagnolo. Il piano Unione Europea per il blocco dei depositi contrasterebbe però con le proposte di legge presentate dalla Commissione europea a novembre volte ad rafforzare i poteri dei supervisori sulla sospensione dei depositi: questo testo escludeva dalla moratoria i depositi assicurati, che secondo la normativa europea, sono quelli sotto i 100 mila euro. Nella proposta in discussione invece la sospensione riguarderebbe anche i depositi coperti da schemi di assicurazione. Inoltre, le moratorie sono parte delle leggi sul sistema bancario in Germania e in altri Paesi europei ma nella pratica non vengono mai utilizzate perché danneggerebbero gli istituti di credito. La mancanza di una…

Economia Qatar in ginocchio, sauditi rilanciano ultimatum
News / 3 agosto 2017

L’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo che intendono boicottare il Qatar, paese ricco di gas, hanno rilanciato l’ultimatum in 13 punti. In pratica la crisi diplomatica è “di nuovo al punto di partenza”. Tra le richieste avanzate il 22 giugno c’è quella di chiudere l’emittente televisiva Al-Jazeera, rompere i rapporti con l’Iran e interrompere i finanziamenti ai gruppi considerati terroristi, settari ed ideologici. Gli ultimi dati economici di giugno mostrano che le importazioni in Qatar sono collassate a causa del blocco imposto dalla maggior parte dei suoi Stati vicini, come Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. Il tutto mentre i depositi di entità e individui stranieri nelle banche del Qatar sono scesi ai minimi di quasi due anni (vedi grafico sotto). Fortunatamente per il Qatar, Doha dispone di un ricco fondo sovrano e di un ammontare considerevole di riserve straniere. L’economia extra petrolifera è destinata a essere messa ancora sotto pressione per il semplice fatto che non ha vie di scambio commerciali alternative, ma il maggiore esportatore di gas naturale al mondo non ha ancora subito conseguenze negative in questo elemento. È il motivo principale per cui gli analisti non sono completamente pessimisti sulle prospettive dell’economia del Qatar. Le previsioni…

Bitcoin, gli effetti della scissione si fanno già sentire
News / 3 agosto 2017

Prezzo di Bitcoin in leggero calo dopo che ieri la criptovaluta si è spaccata in due con la nascita di Bitcoin Cash, con una sua quotazione e una sua blockchain. I futures per il nuovo Bitcoin cash sono saliti nella giornata di martedì del 48% a 422 dollari per poi cedere il 26% ed essere scambiati vicini a 214 dollari. Secondo alcuni, il valore di Bicoin Cash resterà con probabilità una frazione di quello di Bitcoin, che si prevede raggiunga i 6000 dollari prima della fine dell’anno. Le sue prospettive sono incerte e il prossimo periodo sarà probabilmente caratterizzato da volatilità. Una situazione simile era accaduta lo scorso anno alla criptovaluta rivale Ethereum, dalla cui scissione è nato l’Ether di adesso. “Bitcoin Cash dovrà mettersi alla prova nel tempo e guadagnarsi la fiducia degli investitori“, ha detto Amaury Sechet, sviluppatore del Bitcoin Cash, “il prezzo attuale può sembrare basso ma in realtà è indice di un grande sostegno”. La nuova moneta è stata creata da alcuni sviluppatori da tempo in contrasto con gli altri, che alla fine hanno optato per la scissione. Il processo di aggiornamento del software dovrebbe terminare a novembre. Intanto, le autorità di regolamentazione statunitensi e britanniche…

Antiriciclaggio – Genialità criminale
News / 3 agosto 2017

ANTIRICICLAGGIO: Genialità criminale! La storia che sto per raccontare l’ho vissuta verso la fine degli anni ’90, e fu’ una delle ultime indagini di cui mi occupai come Comandante di un Reparto della Guardia di finanza in terra di Bari. L’attività di servizio interessò una ragnatela di società di capitali, operanti nel settore dell’importazione e commercio all’ingrosso di “componentistica per personal computer” con una vita media di 6/7 mesi, tutte riconducibili o facenti capo ad un giovane personaggio del barese,  definito  successivamente un “genio” in un Aula di giustizia del Tribunale di Bari. Il personaggio, tale Michele LABELLARTE – deceduto dopo qualche anno per una grave malattia – operava da solo, senza strutture, magazzini, dipendenti: un autentico fuori classe. Con la sola partita IVA ed iscrizione camerale importava merce dall’estero, area Euro, con destinazione operatori economici baresi o meridionali in genere. Non aveva istituito le prescritte scritture contabili obbligatorie (Libro giornale e libro delle fatture – attive e passive) perché per a lui non servivano perché aveva deciso di non presentare mai le “le dichiarazioni fiscali”: evasore totale. Fatturava regolarmente, sottocosto e senza versare l’IVA che, di fronte a svariati miliardi di lire fatturati, provocarono un ingentissimo danno erariale, oltre alla “concorrenza sleale” verso analoghi operatori economici onesti….

Crisi e “dittatura” Venezuela: aziende italiane in fuga
News / 3 agosto 2017

CARACAS (WSI) – Astaldi, Salini Impregilo ed Enel sono i nomi di grandi aziende italiane che hanno rinunciato da tempo al mercato venezuelano e che ora, complice la crisi politica, non sembrano più interessate a riprendere i contatti con il governo di Caracas. Dopo esser stato impegnato in progetti infrastrutturali non da poco – vedi la costruzione di tratte ferroviarie – il gruppo Astaldi ha sospeso tutte le sue attività e ha dislocato il personale in altri paesi del sudamerica, dal Cile al Perù fino all’Argentina. Il Venezuela è ormai alla stregua della Libia, così il gruppo Salini Impregilo che conti alla mano, lamenta una perdita di un volume di affari di 9 miliardi di dollari. Anche Enel è andata via dal Venezuela. Unico neo l’Eni presente da decenni sul territorio venezuelano e decisa a rimanerci. Tra le altre grandi aziende in ritirata da tempo si segnala anche Pirelli – fino a poco tempo fa leader nella produzione di pneumatici per motocicli in Venezuela  – e Cnh industrial la cui produzione nel 2017 si è totalmente azzerata. Anche Italferr, controllata di Ferrovie dello Stato dopo aver sviluppato la progettazione definitiva di opere civili e ferroviarie nel paese, concludendo il tutto…

Piazza Affari: chi sale e chi scende per via del super euro
News / 3 agosto 2017

MILANO (WSI) – Saras, Saipem, Eni fino a Stmicroelectronics sono alcune delle grandi aziende che nel futuro prossimo potrebbero vedere i propri ricavi contrarsi per colpa dell’euro. A stilare la speciale classifica la società di analisti di Intermonte Advisdory e Gestione che dalle pagine de Il Sole 24 Ore elenca chi scende e chi sale a Piazza Affari per effetto dell’euro forte. Oggi la moneta unica avanza sul dollaro e ciò si riversa sulle aziende quotate in borsa che sono particolarmente esposte all’export. Traslando in euro, che al momento è più forte del dollaro, i ricavi realizzati nel biglietto verde si produce un effetto penalizzante e una perdita di competitività molto forte sul mercato estero. Chi perde e chi vince in questo momento a Piazza Affari? Ci sono delle differenze settoriali non da poco. Da una parte soffrono meno le aziende che operano nel lusso che hanno quote di ricavi importanti fuori dai confini nazionali e quindi hanno maggiore capacità di imporre i propri prezzi e trasferire su questi l’effetto della svalutazione del dollaro. Esempi ne sono Luxottica, Tod’s, Ferragamo, ma anche Geox e De’ Longhi. Subiscono un impatto maggiore invece le aziende che operano in settori in cui imporre i…

Abolizione vitalizi: PD tentenna, è scontro con M5S
News / 3 agosto 2017

ROMA (WSI) – L’accordo non s’ha da fare o almeno non subito. In vista delle vacanze estive si consuma l’ennesimo scontro tra Partito democratico da una parte e Movimento Cinque Stelle dall’altra. Oggetto del contendere i vitalizi: pochi giorni fa le due forze politiche si erano accordate votando la proposta di legge a firma del deputato Richetti in merito all’abolizione dei vitalizi ai parlamentari ma di fronte alla richiesta dei pentastellati di votare il ddl prima con la procedura durgenza si è scatentata l’ennesima bagarre. “Buffoni” è l’aggettivo che dai banchi dei Cinquestelle è volato verso i colleghi dem e anche sui social i pentastellati non si sono risparmiati. “Vomito Pd. Hanno fatto tutto lo schifo del mondo ma ora sull’abolizione dei vitalizi ci devono pensare bene. Per fregare gli italiani con le banche quanto ci avete pensato? Li dovete guardare bene e ricordarli uno per uno”. Così scrive Paola Taverna. Anche Alessandro Di Battista non è stato da meno e sottolinea: “Sapete che argomentazioni hanno tirato fuori questi cialtroncelli? Dobbiamo studiare bene la proposta”. Anche la Lega Nord tuona contro il Pd e Matteo Salvini sui social scrive: “Taglio dei vitalizi, in Senato il Pd ha rinviato l’approvazione della…