Tobin tax: in Italia un fallimento evidente

15 agosto 2017

MILANO (WSI) – La Tobin tax in Italia è un fallimento evidente. A dirlo dalle colonne de Il Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, secondo cui l’imposta sulle transazioni finanziarie introdotta in Italia nel 2012 sotto il governo Monti riduce la competitività del paese e non limita la volatilità dei mercati.

“Quando la tassazione sulle transazioni finanziarie venne adottata in Italia, con la legge 228 del 24 dicembre del 2012, l’allora presidente del Consiglio Mario Monti aveva due scopi. Da un lato anticipare quello che appariva all’epoca un solido orientamento europeo. Dall’altro compensare provvedimenti assai impopolari, come la riforma delle pensioni. Una misura simile alla reintroduzione — operata sempre dal governo tecnico — della tassa sullo stazionamento delle barche che si tradusse in un danno rilevante per il turismo nazionale (Francia, Croazia, Montenegro, Malta, Tunisia ancora ringraziano) senza vantaggi per l’Erario. I super ricchi — come gli speculatori che emigrano verso altre piazze finanziarie — scelsero altri porti. La tassa di possesso, erede di quella di stazionamento, venne poi abolita nel dicembre del 2015. Anche il gettito della Tobin Tax è stato fortemente sovrastimato. Oggi non supera i 400 milioni. Anzi, a giudizio dell’amministratore delegato di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi, il risultato reale per le casse dello Stato rischia di essere negativo perché è diminuito il giro d’affari degli intermediari italiani e, di conseguenza, l’ammontare delle imposte pagate”.

In sostanza l’imposta non ha fermato la speculazione e ha avuto al contrario, l’effetto di ridurre la competitività del nostro Paese. Tempi maturi per mettere in discussione il tributo?

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