Austerità: Portogallo mostra che ci sono alternative di successo

25 agosto 2017

Fra i Paesi europei che in passato hanno scelto un governo apertamente contrario all’austerità non c’è solo la Grecia di Syriza, la cui esperienza, a conti fatti, non ha comportato nessuna rivalsa sui vecchi paradigmi economici. C’è anche il Portogallo guidato con successo dal premier socialista Antonio Costa. In questo caso l’addio al rigore, che si è realmente concretizzato, ha dato i frutti attesi dal governo.

Secondo l’editorialista del Guardian, Owen Jones, la ripresa del Portogallo nel segno del sostegno alla domanda dimostra come l’austerità sia una “fallacia dettata dall’ideologia” (che si concretizza nella metafora “economicamente illetterata” secondo la quale lo stato dovrebbe risparmiare come una famiglia).

Il Portogallo, dopo il bailout garantito dalla Troika era stato incanalato nelle ormai celebri politiche di rigore: tagli all’istruzione (-23% in due anni), alla salute e all’assistenza sociale; privatizzazioni, inasprimenti dell’Iva, tagli ai salari degli statali e allungamento dell’orario di lavoro. I risultati, ricorda Jones, sono stati i seguenti: tasso di disoccupazione arrivatao al 17,5% (2013); bancarotte in crescita del 41%; aumento della povertà.

Alla fine del 2015 il cambio di governo ha ribaltato i precedenti obiettivi, dando nuovamente priorità al potere d’acquisto delle famiglie. Per farlo, gli interventi hanno incluso “l’innalzamento del salario minimo, ripristino di salari statali e pensioni ai livelli antecedenti alla crisi, reintroduzione di quattro feste nazionali cancellate”.

Secondo la logica dell’austerità questo avrebbe dovuto far lievitare il debito pubblico e scoraggiato investimenti privati. Questi ultimi all’autunno 2016 sono aumentati, invece, del 13%, mentre il rapporto debito-Pil è, sì, cresciuto di 1,4 punti, ma a fronte di un deficit crollato al 2,1% del Pil: non era mai stato così contenuto. Anche il saldo della bilancia delle partite correnti sul Pil ha aumentato i suoi attivi nel 2016, segno che la ritrovata domanda portoghese non sta generando squilibri macroeconomici, almeno per ora.

Secondo Jones il Portogallo è una lezione per la “democrazia sociale” se si pensa ai costi politici (ascesa degli estremismi) che l’austerità porta con sé a fronte di risultati economici discutibili.

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