Il governo pensa a una pensione minima da 600/650 euro per salvare i precari
News / 1 settembre 2017

Quando si parla di pensioni, il proverbiale elefante nella stanza è costituito dalle migliaia di giovani precari che, a causa di un’attività lavorativa discontinua con bassi salari, rischierebbe l’inedia andando in pensione con l’attuale sistema contributivo. Un tema che è al centro del dibattito tra governo e sindacati sulla cosiddetta “fase due” della previdenza. Il progetto è stato presentata dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al tavolo con i sindacati. Le generazioni più giovani andranno tutte in pensione con il sistema contributivo. E l’esecutivo punta ad ampliare la platea di coloro che potranno andare in pensione con 63 anni e 7 mesi garantendo un assegno minimo di 600-650 euro. Secondo quanto riferito dai sindacati, la proposta del governo per introdurre misure a sostegno delle future pensioni dei giovani con carriere discontinue prevede di ridurre il coefficiente minimo previsto oggi per il calcolo contributivo da 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale a 1,2 volte. Allo stesso tempo i sindacati hanno chiesto di ridurre anche il coefficiente di 2,8 volte previsto attualmente e, secondo quanto riferito dal segretario confederale della Cisl, Maurizio Petriccioli, su questo “c’è stata un’apertura del governo”: si tratterebbe di abbassarlo di circa 2 volte.  Sulle cifre dell’assegno le cifre oscillano. Il Corriere della Sera parla di 650 euro al…