Azioni europee: dopo elezioni tedesche, ecco i migliori titoli
Finanza/Economia / 6 ottobre 2017

Le elezioni tedesche sono state archiviate, non senza novità. Le elezioni tedesche sono state archiviate, non senza novità. Come previsto ha vinto la cancelliera Merkel, ma ha perso l’8% rispetto alle precedenti elezioni. Sconfitti i partiti tradizionali, con conseguente difficoltà nel riformulare la grande alleanza, il vincitore è stato il partito nazionalista di estrema destra AFD, primo partito di estrema destra a tornare con una rappresentanza nel Bundestag dopo più di mezzo secolo. Nonostante l’incertezza che regna in Germania, circa la composizione del nuovo governo, il mercato azionario prosegue con la sua crescita, ritenendo la Merkel ancora in grado di costituire un’alleanza in grado di governare. In momenti di incertezza geopolitica, vale la pena avere investimenti in azioni con dividendi, perché offrono una buona opportunità di investimento a prescindere dalla volatilità. Le società di seguito indicate hanno una forte esposizione nell’economia tedesca. BMW (BMW.DE) casa automobilistica che dopo la caduta, legata al dieselgate, potrebbe rafforzare i portafogli degli investitori. Il suo attuale rendimento del 4,13% è di tutto rispetto e sono sette anni consecutivi che lo aumenta. Allo stesso tempo, il prezzo delle azioni è rimasto ben lontano dai suoi massimi. Le solide prospettive di crescita e un prezzo accessibile…

L’Euro tenta il rimbalzo?
Finanza/Economia / 6 ottobre 2017

In tale contesto va privilegiata l’operatività dal lato short, con i prossimi target che vanno ricercati in area 1.1620, 1.15 e 1.1380. Dopo i massimi recenti oltre area 1.20 (livelli che non venivano toccati da gennaio 2015), l’euro sta ora gradatamente perdendo terreno nei confronti del dollaro, con gli scambi attuali che si attestano in area 1.1770. La discesa del mese di settembre è stata caratterizzata dalla formazione di un modello testa e spalle, ben visibile su un grafico a quattro ore. La discesa si è arrestata in area 1.1750, livello che nel mese di agosto aveva respinto le vendite sull’euro, come è possibile osservare dalle ombre molto pronunciate delle candele giornaliere tra il 9 e il 17 agosto. È possibile ora assistere ad un rally tale da spingere il prezzo fino ai livelli di 1.1880, ossia sulla neckline del modello testa e spalle o addirittura 1.1930, livello dove molto probabilmente si osserverebbero nuove vendite qualora testato. In tale contesto va privilegiata l’operatività dal lato short, con i prossimi target che vanno ricercati in area 1.1620, 1.15 e 1.1380. Studi e grafici a cura di Filippo Giannini  fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

Correzione o passo falso? Pesanti cali per IBEX e FTSE MIB
Finanza/Economia / 6 ottobre 2017

L’effetto del referendum catalano ed i possibili provvedimenti della BCE sugli NPL dal 2018 pesano sui mercati azionari e sugli spread di Italia e Spagna. Il mercato spagnolo vive una fase di paralisi. Azioni in calo, con l’IBEX a -2,11% su base mensile e -5,31% su base trimestrale e spread in rialzo con rendimenti intorno all’1,7% contro l’1% di pochi mesi fa. Il driver è naturalmente il referendum per l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna che ha un’economia florida. Ma non è solo questo. L’Italia ha registrato ottime performance del FTSE MIB, ma numeri decisamente più inquietanti sul fonte dello spread dei BTP sul bund tedesco con spread a 180 e rendimenti sopra il 2,2%. Moody’s il 6 ottobre giudicherà il rating italian, potrebbe influenzare pesantemente i prossimi 3 mesi questo giudizio. La Grecia viene da mesi di crisi sul mercato azionario. Il Portogallo invece, approfittando degli upgrade sul rating, con i suoi decennali ha rendimenti molto vicini a quelli dei BTP. Il resto delle piazze europee e dei mercati sviluppati, vengono da mesi di rialzi ed oggi sono sostanzialmente stabili o lievemente positive. Questo è l’indice che il problema potrebbe essere locale e temporaneo, il rischio crisi stile 2016 non…

Bond oggi: i Btp vacillano, a causa di timori e strani concambi
Finanza/Economia / 6 ottobre 2017

La situazione è alquanto incerta e lo swap per istituzionali da titoli 2018/2019 al 7,25% scadenza 2026 non contribuisce a migliorarla.  Colpa del referendum catalano che debilita l’euro? C’è chi lo sostiene, ma la pressione ribassista sui Btp trova altre giustificazioni, a cominciare da un concambio – il quarto da inizio anno – piuttosto complesso da capire e dall’approssimarsi delle elezioni politiche. Il Future sui nostri titoli di Stato aveva iniziato la giornata ieri con forti volumi in vendita, come non si registrava dal 21 settembre. Poi un rialzo e infine debolezza per tutto il pomeriggio. Uno dei motivi di maggiore preoccupazione ha riguardato l’operazione di swap, riservata agli istituzionali, su 2 miliardi del Btp novembre 2026 a cedola 7,25% (Isin IT0001086567) in cambio di 5 titoli – quattro Btp e un CctEu sulle scadenze 2018/2019 – per un importo complessivo di 2,755 miliardi. Il riacquisto da parte del Tesoro è avvenuto alle quotazioni di mercato con il contemporaneo passaggio sul vecchio Btp 2026 a cedola 7,25% al prezzo medio ponderato di 143,4. I motivi di un’operazione allarmante Perché il Tesoro ha deciso di proporre quest’iniziativa? Sostanzialmente per due ragioni: abbassare il peso dei rimborsi nei prossimi due anni e…

Reddito universale? “Lo eroghino le banche centrali”
News / 6 ottobre 2017

L’avvento delle nuove tecnologie, si sa, pone nuove questioni sul futuro del mondo del lavoro. Se è vero come indicano alcuni studi che nel giro di alcuni decenni la maggioranza dei lavori compiuti dall’uomo saranno meglio svolti dalle macchine, quali saranno le future fonti di reddito di un mondo in cui sempre meno lavoratori saranno necessari? La magistrata Ellen Brown, fondatrice del Public Banking Institute, è convinta che la risposta risieda nel reddito universale: in un articolo, la studiosa ha cercato di disinnescare le due principali obiezioni avanzate nei riguardi della sostenibilità di questa soluzione. Da un lato, garantire un reddito a tutti, in un mondo super avanzato in grado di permettersi quello che la magistrata chiama “dividendo del 21esimo secolo”, potrebbe gravare oltre misura sulle casse pubbliche, costrette a finanziarlo tramite un aumento delle tasse. In alternativa, ed è questa la scelta delineata dalla Brown, questo assegno andrebbe accreditato attraverso una sorta di Quantitative Easing del popolo. In sostanza, accreditando denaro di nuova emissione da parte della banca centrale. In quest’ultimo caso il problema consisterebbe nella spinta inflattiva che si verrebbe a creare accrescendo il potere d’acquisto della popolazione. O almeno, questo è quanto accadrebbe, secondo la logica economica…

Imprese italiane competitive anche con l’euro forte
News / 6 ottobre 2017

Dagli ultimi dati e previsioni macroeconomiche sembra che dopo tutto le imprese italiane non hanno bisogno di un ritorno alla lira per tornare competitive. Lo scrive il giornalista Ferdinando Giugliano in un editoriale uscito su Bloomberg in cui si pone l’accento sulla ripresa della terza economia dell’area euro. Questo miglioramento generale, con le stime sul Pil che sono state riviste al rialzo all’1,5% per il 2017 dall’1,1% precedentemente stimato, ha favorito anche la creazione di posti di lavoro. Il tasso di disoccupazione, specie quello giovanile, è ancora su livelli non ideali e superiori alla media europeo, ma i miglioramenti visti di recente stanno portando a un calo dell’euroscetticismo pur sempre molto diffuso in Italia, un sentimento secondo cui la moneta unica è la ragione di tutti i mali del settore dell’export italiano, uno dei grandi punti di forza insieme al turismo dell’industria italiana. Anche partiti anti euro come MoVimento 5 Stelle e Lega Nord hanno moderato i toni negli ultimi mesi. È di oggi la notizia secondo la quale grazie al successo del Made in Italy sempre più aziende italiane hanno potuto quotarsi in Borsa con il 2017 che per Piazza Affari sarà un anno record per il numero di Ipo registrate…

Violenze Catalogna, “Spagna dovrebbe essere sospesa dall’Ue”
News / 6 ottobre 2017

Che il voto popolare sull’indipendenza della Catalogna sia illegale e che le autorità della regione con ambizioni secessioniste abbiano commesso un reato è un dato di fatto almeno quanto lo sono gli abusi e le violenze compiuti dalle forze dell’ordine della Spagna per tentare di impedire che il referendum si svolgesse lo scorso primo ottobre. È in sintesi il concetto espresso da Nigel Farage al Parlamento Europeo, che fatto appello agli articoli del Trattato di Lisbona. L’ex membro dell’UKIP, partito di destra inglese che ha promosso il referendum sulla Brexit, ha definito le violenze commesse dalla polizia e quindi dallo Stato spagnolo in Catalogna “un assaggio della soppressione dell’Unione Europea”. A tutti quelli che pensano si tratti di una faccenda politica interna, come l’ha descritta il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, Farage ha risposto dicendo che si tratta invece di diritti umani, calpestati negli ultimi giorni dalle autorità di Spagna. Secondo l’articolo 7 del Trattato di Lisbona, la Spagna dovrebbe essere sospesa dall’Unione Europea per aver violato l’articolo 2. La Spagna ha inviato e dispiegato forze militari a Barcellona in vista della prossima dichiarazione di indipendenza della Catalogna contro popolazione civile disarmata. L’articolo 2 del Trattato fondatore dell’Unione Europea…

Cybercrime: attacco globale
News / 6 ottobre 2017

Cybercrime: attacco globale “Estorsione informatica”: questa potrebbe essere una nuova fattispecie di reato quale moderna fonte di finanziamento della criminalità organizzata. Si apprende oggi che tre miliardi di account facenti capo a Yahoo!, storico marchio della rete internet da tutti noi conosciuto, ha subito un attacco hacker con danni non facilmente quantificabili. Analogo attacco negli Stati Uniti lo ha subito il colosso del rating del credito familiare “Equifax”, come la stessa Sec americana o la Compagnia di consulenza Deloitte. Insomma, si ha la sensazione di essere circondati e che da un momento all’altro si sarà attaccati così come sarebbe già successo ai militari del contingente NATO, preso di mira  dallo spionaggio da parte di Mosca, utilizzando gli hacker per ottenere informazioni operative e sulla consistenza numerica delle truppe schierate in Polonia e nei Paesi Baltici per proteggere i confini con la Russia. In termini generali, questa offensiva in atto da parte degli hacker ha compromesso usernames, passwords, numeri di telefono, date di nascita e tante altre informazioni sensibili che possono facilitare il “furto d’identità”. Questi episodi, mi ricordano molto gli inizi degli Anni 90, quando mi trovavo in terra di Calabria, laddove nella veste di Comandante della Sezione Investigativa Criminalità…

Ocse: Italia in deficit di laureati e competenze
News / 6 ottobre 2017

In Italia in pochi arrivano alla laurea e con competenze mediamente inferiori alla media Ocse. L’impiego? In lavori di routine Tra le tante difficoltà dell’Italia c’è anche la transizione verso una società delle competenze dinamica e florida. È un allarme, l’ennesimo, quello lanciato dall’Ocse nel suo report sulle competenze strategiche che ancora una volta ci mette in punizione dietro la lavagna rispetto agli altri Paesi aderenti all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Laurea per pochi, competenze per ancora meno Secondo l’analisi dell’Ocse solo il 20% degli italiani è laureato, il 10% in meno della media dei Paesi aderenti mentre oltre il 40% della popolazione adulta ha basse competenze di matematica e lettura. Nella fascia tra i 15 e i 29 anni c’è un 25% di persone che non lavora, non studia, non segue alcun percorso di formazione, la seconda percentuale più alta tra i Paesi Ocse. Anche quando si restringe il campo di analisi ai pochi che arrivano a laurearsi, lo scenario rimane non esaltante. Ci sono 6 lavoratori su 100 che non hanno competenze adatte al lavoro che svolgono e 21 su cento che non hanno le qualifiche richieste. Sul lato opposto della bilancia l’11,7% degli italiani ha…

Intesa Ue su dazi anti dumping alla Cina, Confindustria: “evitati danni”
News / 6 ottobre 2017

Confindustria e il ministero dello Sviluppo Economico italiano tirano un sospiro di sollievo: l’industria italiana si è salvata per un soffio. Le autorità europee hanno infatti trovato un’intesa sui dazi anti dumping da imporre alla Cina. Viene scampato in questo modo il pericolo di un taglio delle misure punitive per pratiche anti concorrenziali, che avrebbe avuto un effetto deleterio per molti settori in Europa e non soltanto in Italia. Dopo una serie di negoziati complicati sulle misure anti dumping la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e il Consiglio Ue hanno trovato un compromesso per accontentare sia i paesi del Nord, che volevano accogliere la richiesta della Cina che chiedeva che le venisse riconosciuto lo status di economia di mercato, sia quelli del Sud come Francia e Italia che invece vi si opponevano. Sul tema Wall Street Italia aveva intervistato Tiziana Beghin, Eurodeputata e membro della commissione Commercio internazionale del MoVimento 5 Stelle. In autunno la Commissione aveva presentato una prima proposta di compromesso che eliminava del tutto la lista delle economie non di mercato (che conteneva la Cina), spostando l’attenzione sulle distorsioni di mercato in specifici settori, per qualsiasi paese dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). La proposta era stata contestata dall’Italia che la…