Unicredit: prosegue piano riduzione rischio. La view di Bca IMI
Finanza/Economia / 7 ottobre 2017

Il titolo ha chiuso la seduta odierna in calo, malgrado le indicazioni positive degli analisti che lo vedono a 20 euro. L’ultima seduta della settimana si è chiusa in flessione per Unicredit che, dopo aver recuperato circa mezzo punto percentuale ieri, è tornato a perdere terreno oggi. Il titolo si è fermato a 17,32 euro, con un rosso dello 0,74% e oltre 13 milioni di azioni scambiate, quasi in linea con la media giornaliera degli ultimi tre mesi. Secondo quanto scrive Milano Finanza, il gruppo Fortress avrebbe avviato una due diligence su un portafoglio di crediti deteriorati da circa 1,5 miliardi di euro ce Unicredit è intenzionata a vendere entro fine anno. Per gli analisti di Banca IMI questa cessione è coerente con il piano di riduzione del rischio, segnalando che in occasione del Capital Markets Day di dicembre, non sarebbero sorpresi di vedere un’ulteriore accelerazione di questo piano. In attesa di novità Banca IMI mantiene una view positiva su Unicredit, consigliando di aggiungerlo in portafoglio con un prezzo obiettivo a 20 euro.   fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Ftse Mib non molla
Finanza/Economia / 7 ottobre 2017

Non si confonda, per ora, il lieve rintracciamento registrato sul future dell’indice italiano Mib 40 rispetto ai massimi raggiunti di 22.800 punti: siamo infatti ancora in trend positivo. Non si confonda, per ora, il lieve rintracciamento registrato sul future dell’indice italiano Mib 40 rispetto ai massimi raggiunti di 22.800 punti: siamo infatti ancora in trend positivo. Conviene dare uno sguardo al grafico settimanale e osservare la linea di demarcazione del movimento (trend line rialzista) ancora inviolata (Figura 1). Figura 1. Future FtseMib40 – grafico settimanale Per ora, dunque, la direzionalità rialzista è ancora in essere, non nella sua fase iniziale, a meno che non si rompano al ribasso i 22.000 punti. E’ dunque una situazione di stallo operativo. Diciamo in stallo perché se da un lato è imprudente comprare in un trend in corsa, dall’altro è vietato shortare senza l’appurata inversione di tendenza. Anche perché alcune possibili resistenze di lungo periodo sono situate in area 23.700 (Figura 2) e non è impossibile (anche se non se ne conoscono le probabilità) che lì si arrivi. Figura 2.  Future FtseMib40 – grafico mensile La strategia operativa suggerita rimane quindi quella di attendere pazientemente un’eventuale inversione ribassista e sfruttarla. Si trova in una…

Borse in Paradiso
Finanza/Economia / 7 ottobre 2017

Diventa tecnicamente difficile commentare mercati che da diversi mesi continuano a salire senza scossoni. Diventa tecnicamente difficile commentare mercati che da diversi mesi continuano a salire senza scossoni. Ieri, giovedì 5 ottobre, l’indice Vix che registra e considera il valore delle opzioni scambiate sull’indice S&P500, meglio conosciuto come “indice della paura”, ha chiuso al livello più basso della sua storia, precisamente dal 1993 quando venne introdotto per la prima volta. Indicazione che descrive esattamente l’attuale stato dei mercati azionari Oltreoceano che stanno per frantumare un altro record e segnare la striscia più lunga della storia dei listini statunitensi senza un ribasso superiore al 3%. Insomma, Wall Street come il Paradiso. GRAFICO EUROSTOXX In Europa torna a primeggiare l’indice tedesco Dax che vede aggiornare i precedenti massimi storici assoluti segnati lo scorso giugno, oramai ad un passo dai 13.000 punti, tornando ad incalzare il nostro FtseMIB che da inizio anno rimane il miglior indice europeo (+15%). Ne beneficia l’indice Eurostoxx che da fine agosto recupera quasi tutto il terreno durante lo scivolone dei mesi precedenti, ad un passo dai massimi annuali di inizio maggio. GRAFICO VOLUMETRICO EUROSTOXX Reagisce positivamente l’indice volumetrico europeo con i Big Investors (linea blu) che tornano nuovamente…

Discesa alle porte
Finanza/Economia / 7 ottobre 2017

Piazza Affari comincia a vacillare, seguendo parzialmente la discesa del mercato spagnolo. Piazza Affari comincia a vacillare, seguendo parzialmente la discesa del mercato spagnolo, mentre tutti gli altri indici sono alle prese coi massimi, trainate da Wall Street che continua nella sua inarrestabile ascesa con rialzi frazionali. Guardando i  grafici di lungo periodo degli indici americani, non possiamo che rilevare la formazione di una bolla speculativa, tuttavia finchè non vi saranno segnali di debolezza su scala settimanale, sara’ molto difficile individuare un massimo. Per il nostro FtseMib invece, dopo essersi avvicinato al target dei 23.000, ha ripiegato velocemente verso il primo supporto a 22.350, confermando quindi la validità che gli si era data settimana scorsa. Segnali di inversione di breve quindi sotto tale livello, mentre per un ribasso più corposo di breve-medio periodo bisognerà attendere la violazione dei 21.800 punti; a quel punto potremmo assistere ad un’accelerazione ribassista in grado di far scendere l’indice verso i supporti successivi a 21.350 e 20.600.  In assenza di una correzione americana, non si esclude comunque un’ultima gamba rialzista in area 23.000, da sfruttare per monetizzare il più possibile o incrementare la protezione di portafoglio con strumenti al ribasso sull’indice. fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

Un Toro timido: ma a noi piace così!
Finanza/Economia / 7 ottobre 2017

Complice la tenuta del long stop giornaliero, Piazza Affari fa registrare un prevedibile rimbalzo. Complice la tenuta del long stop giornaliero, Piazza Affari fa registrare un prevedibile rimbalzo; soprattutto alla luce della “prestazione” fornita mercoledì dal Down Volume: pressoché totalitario, come si esaminava nel rapporto di ieri, poiché in misura abbondantemente superiore al 90% degli scambi complessivi della seduta in questione. Segno che gli Orsi nella circostanza avevano dato tutto, e non erano più in possesso di munizioni atte a cagionare minaccia alla tendenza di mercato. Il vero scontro però si gioca altrove: poco lontano da qui. L’Eurostoxx50 è tornato a ridosso di una fondamentale barriera: la trendline che connette i massimi del 2000, del 2007 e del 2015 e che, sollecitata in primavera per una quarta volta, ha prodotto una reazione davvero infima prima di questo nuovo test. È chiaro che spingerci oltre questa resistenza non costituirebbe nulla di nuovo: sarebbe l’ennesima conferma del bull market; un upgrade benvenuto e confortante. Per gli Orsi, presenti sempre in gran numero, una dolorosa denuncia di un posizionamento da anni sciaguratamente sbagliato. Il bello di questa esperienza prossima ai nove anni di anzianità, è stata la natura moderata con cui si è…

Moody’s vs l’Italia?
News / 7 ottobre 2017

Moody’s conferma l’atteso verdetto. Per Moody’s il rating italiano resta inchiodato sul livello Baa2 con outlook negativo. Nessuno si sarebbe aspettato una promozione da Moody’s per il rating dell’Italia, qualcuno temeva persino il declassamento come avvenne con DBRS. Si apre così il mese delle valutazioni sul rating per il Bel Paese, a breve attese per Fitch il 20 ottobre e per S&P il 27 ottobre. Ma qualche speranza c’era, viste le premesse dell’economia italiana che ha subito profonde spinte verso l’alto seppur ancora deboli. La crescita italiana negli anni passati ha toccato preoccupanti punte negative con la prima caduta del 2008 a -1,2%  fino al picco nel 2009 -5,5% per poi risalire lentamente verso il terreno positivo subito interrotto con le cadute consecutive del 2012 e 2013 (-2,5% e -1,8%), dopo si parla di decimali… Ma la ripresa è evidente che ci sia stata. Le riforme flebilmente ci sono state. Quel che è mancato è stata la riduzione del debito rimasto pericolosamente elevato ed un conseguente rapporto debito/PIL su livelli controllati grazie alle politiche di austerity ed alla lieve ripresa del PIL. Tutto questo a stento giustifica l’outlook negativo che con i complimenti al Governo per il controllo della crisi bancaria…

Dopo la Catalogna il Veneto? Ecco tutti gli indipendentisti d’Europa
News / 7 ottobre 2017

L’Europa delle regioni, come l’ha chiamata il chief economist di Citigroup Willem Buiter, sta facendo il suo grande ritorno. Sotto il nome dell’Europa dei popoli, molte altre regioni oltre alla Catalogna racchiudono al proprio interno movimenti indipendentisti di grande rilievo. Alcuni dei più forti si trovano proprio in Italia; senza dimenticare, però, il separatismo basco (Spagna), quello scozzese (Regno Unito) e quello che vorrebbe separare le fiandre dalla vallonia (Belgio). Confortati dal senso di protezione di un’Europa nella quale da tempo non marciano più gli eserciti, rassicurati dall’aspettativa che comunque verrebbe garantita, prima o dopo, la possibilità di restare in ambito comunitario, i movimenti indipendentisti rivendicano il diritto all’autodeterminazione sfidando le unità nazionali e i confini tradizionali. In Europa le identità locali non mancano, ma in alcuni casi la loro storia è particolarmente diversa da quella allargata della comunità nazionale. Ecco alcuni dei casi più interessanti sparsi per l’Europa. L’Alto Adige Nelle scorse elezioni provinciali dell’Alto Adige, nel 2013, le tre formazioni apertamente indipendentiste o secessioniste hanno raccolto oltre il 27% dei voti: i promotori di questi movimenti promuovono la costituzione di uno stato libero o l’annessione alla “madrepatria” Austria. Il territorio altoatesino è stato annesso all’Italia in seguito alla Prima guerra mondiale…

Invesco: “non vediamo un rischio di bolle” su Borse e Bond
News / 7 ottobre 2017

In occasione dell’appuntamento di Torino di ConsulenTia 2017, Wall Street Italia ha intervistato Giuliano D’Acunti di INVESCO con il quale sono state esaminate le prospettive di investimento sui mercati finanziari per i prossimi mesi. Secondo l’asset manager l’arrivo della direttiva MiFid 2 diventa fondamentale la tematica della product governance, con le società di gestione che ora hanno la necessità di creare e realizzare dei prodotti “necessari” per le esigenze del cliente finale. Un elemento positivo in questo senso è che si raggiungerà una “maggiore collaborazione tra produzione e distribuzione per erogare un servizio di maggiore qualità” ai clienti. La MiFid 2 imporrà giocoforza una riduzione dell’offerta per quanto riguarda la gamma di prodotti, che andrà razionalizzata, e delle società con cui si lavorerà. Per quanto riguarda i consigli di investimento e la visione di mercato, INVESCO assume un “posizionamento importante sulle asset class più rischiose” come azionario, obbligazioni high-yield, ed emergenti come l’India. Sull’azionario Invesco è sovrappesata in modo più importante su Europa e Giappone. Tutti investimenti ponderati alla luce del fatto che “non vediamo situazioni da bolla speculativa“, dice D’Acunti. L’articolo Invesco: “non vediamo un rischio di bolle” su Borse e Bond sembra essere il primo su Wall Street…

Piano Ilva: Am InvestCo prevede 4.000 esuberi e per gli altri il Jobs act
News / 7 ottobre 2017

Am InvestCo, la cordata costituita da Arcelor Mittal e Marcegaglia per rilevare l’acciaieria di Taranto, presenta un piano da 4.000 esuberi e il passaggio dei dipendenti confermati al nuovo contratto del Jobs Act Lunedì mattina, al ministero per lo Sviluppo economico si terrà l’incontro tra azienda, governo e sindacati sul rilancio dell’acciaieria Ilva. Il gruppo, affidato attualmente alle cure dei commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, passerà nelle mani di Am InvestCo, la cordata formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia. L’incontro si prospetta infuocato. Il piano della cordata che si è aggiudicata l’Ilva all’inizio della scorsa estate (clicca qui per vedere l’articolo) , prevede il mantenimento di 9.930 dipendenti su tutti i siti. A fronte dei circa 14.000 dipendenti del gruppo, l’esubero è di 4.000 unità che, come previsto dal governo, verranno utilizzati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto. La Fiom, in una nota, definisce Arcelor Mittal “inaffidabile e arrogante”. All’interno del documento siglato dal segretario generale della Fiom Francesca Re David e dal segretario nazionale Rosario Rappa, si legge: “Se questo è l’atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell’indotto. Per la Fiom, sulla base di…

Tillerson in bilico dopo insulto a Trump: convocato alla Casa Bianca
News / 7 ottobre 2017

Ieri il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, l’aveva escluso, ma sui media continua circolare la voce che il titolare degli affari esteri sia vicino ad essere sostituito. Secondo quanto riporta l’emittente Nbc, Trump sarebbe ai ferri corti con Tillerson, il quale, secondo una ricostruzione pubblicata mercoledì, avrebbe definito il presidente Usa un “coglione” (“moron”, in inglese). I fatti si sarebbero svolti lo scorso luglio. Secondo la testata Axios, inoltre, Tillerson avrebbe ironicamente chiamato Jared Kushner e Ivanka Trump con l’appellativo: “la famiglia reale”.   Secondo quanto scrive Nbc, alcuni funzionari avrebbero raccontato la furia di Trump nel leggere i commenti di Tillerson alle precedenti indiscrezioni: il Segretario di Stato, infatti, ha sì confermato la volontà di restare in carica, ma non ha smentito le affermazioni circolate sui media. In particolare il riferimento all’insulto che egli avrebbe indirizzato al presidente americano. “Quando Tillerson non l’ha negato”, ha detto un funzionario della Casa Bianca commentando le dichiarazioni di giovedì, “ho dato per scontato che il fatto fosse avvenuto”.   Se Trump dovesse silurare anche Tillerson la lista degli uomini allontanatisi, per una ragione o per l’altra, dalla squadra presidenziale o da cariche di alto livello a contatto con la Casa Bianca, arriverebbero a…