Moody’s vs l’Italia?

7 ottobre 2017

Moody’s conferma l’atteso verdetto.

Per Moody’s il rating italiano resta inchiodato sul livello Baa2 con outlook negativo.

Nessuno si sarebbe aspettato una promozione da Moody’s per il rating dell’Italia, qualcuno temeva persino il declassamento come avvenne con DBRS.

Si apre così il mese delle valutazioni sul rating per il Bel Paese, a breve attese per Fitch il 20 ottobre e per S&P il 27 ottobre.

Ma qualche speranza c’era, viste le premesse dell’economia italiana che ha subito profonde spinte verso l’alto seppur ancora deboli.

La crescita italiana negli anni passati ha toccato preoccupanti punte negative con la prima caduta del 2008 a -1,2%  fino al picco nel 2009 -5,5% per poi risalire lentamente verso il terreno positivo subito interrotto con le cadute consecutive del 2012 e 2013 (-2,5% e -1,8%), dopo si parla di decimali

Ma la ripresa è evidente che ci sia stata. Le riforme flebilmente ci sono state. Quel che è mancato è stata la riduzione del debito rimasto pericolosamente elevato ed un conseguente rapporto debito/PIL su livelli controllati grazie alle politiche di austerity ed alla lieve ripresa del PIL.

Tutto questo a stento giustifica l’outlook negativo che con i complimenti al Governo per il controllo della crisi bancaria lascia l’amaro in bocca. Anche Confindustria, sempre severa si era mostrata fiduciosa sulla ripresa, seppur segnalando le dovute eccezioni legate al debito ed alla disoccupazione giovanile. Preoccupano le conseguenze sui mercati che avrebbero sicuramente riapprezzato i BTP italiani che avrebbero trovato sollievo da una fiducia motivata da parte di Moody’s.

L’incognita elettorale e le sceneggiate sul palco dei politici italiani danno man forte a Moody’s per non concedere il meritato upgrade. Con la tegola della possibile rivisitazione delle regole sugli NPL che se approvata potrebbe portare a svalutare ulteriormente le sofferenze bancarie, lo scenario diventa più opaco ma non oscuro.

Infatti, le nuove regole sugli NPL sono ancora allo stato di proposta, sebbene la borsa ne abbia risentito, vista anche la presenza cospicua sul FTSE MIB di titoli bancari. Mentre le elezioni sono un capitolo ancora da scrivere e ricordando le incertezze avute nel 2013 e le reazioni tutt’altro che negative dei mercati (oggi rafforzate dal cuscinetto che si sta creando con i PIR), unitamente alle probabili alleanze all’orizzonte, la speranza di una reazione italiana c’è.

La partita è tutta ancora da giocare e con questo scenario i mercati non dovrebbero temere crolli per l’Italia.

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