Piano Ilva: Am InvestCo prevede 4.000 esuberi e per gli altri il Jobs act

7 ottobre 2017

Am InvestCo, la cordata costituita da Arcelor Mittal e Marcegaglia per rilevare l’acciaieria di Taranto, presenta un piano da 4.000 esuberi e il passaggio dei dipendenti confermati al nuovo contratto del Jobs Act

Lunedì mattina, al ministero per lo Sviluppo economico si terrà l’incontro tra azienda, governo e sindacati sul rilancio dell’acciaieria Ilva. Il gruppo, affidato attualmente alle cure dei commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, passerà nelle mani di Am InvestCo, la cordata formata da Arcelor Mittal e Marcegaglia.

L’incontro si prospetta infuocato. Il piano della cordata che si è aggiudicata l’Ilva all’inizio della scorsa estate (clicca qui per vedere l’articolo) , prevede il mantenimento di 9.930 dipendenti su tutti i siti. A fronte dei circa 14.000 dipendenti del gruppo, l’esubero è di 4.000 unità che, come previsto dal governo, verranno utilizzati nelle attività di ambientalizzazione del sito di Taranto.

La Fiom, in una nota, definisce Arcelor Mittal “inaffidabile e arrogante”. All’interno del documento siglato dal segretario generale della Fiom Francesca Re David e dal segretario nazionale Rosario Rappa, si legge: “Se questo è l’atteggiamento di Mittal nei confronti dei lavoratori diretti il rischio è il massacro sociale dei lavoratori dell’indotto. Per la Fiom, sulla base di quanto formalizzato da Arcelor Mittal, non ci sono le condizioni di aprire un tavolo negoziale. L’unica risposta possibile a tale provocazione è una forte azione conflittuale di tutte le lavoratrici e i lavoratori”.

Anche Fim Cisl definisce le “condizioni di partenza sbagliate. Si prospettano presupposti ancora più arretrati rispetto a quanto concordato tra l’acquirente e la gestione commissariale. Se tale approccio sarà confermato nell’incontro di lunedì è chiaro che il ricorso alla mobilitazione generale diventerà inevitabile”.

Rocco Palombella della Uil respinge come inaccettabili “le condizioni poste da Am InvestCo e dai Commissari per il trasferimento dei rami d’azienda e dei lavoratori”.

4.000 esuberi e per gli altri il Jobs act

Il piano di Am InvestCo prevede anche la “non continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto dai dipendenti con la società, neanche in relazione al trattamento economico e all’anzianità” anche se il gruppo si dichiara disposto a “prendere in considerazione alcuni ulteriori elementi di natura retributiva riferibili ad elementi costituenti l’attuale retribuzione, a condizione che sia preservata la sostenibilità del piano industriale”.

La non continuità del rapporto di lavoro prospetta, per i lavoratori che riusciranno a conservare il posto nell’acciaieria, il passaggio al contratto del Jobs act e la perdita delle garanzie previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La ripartizione delle risorse

Taranto, il principale polo industriale di Ilva, manterrà 7.600 addetti, 900 verranno confermati a Genova, 700 a Novi Ligure, 160 a Milano e 240 negli altri siti. Ci sono poi i dipendenti delle società controllate, 160 di Alsm, 35 di Ilvaform, 90 di Taranto Energia.

Riva: respinta la richiesta di patteggiamento

Intanto il gup di Milano Chiara Valori ha respinto le richieste di patteggiamento avanzate dai fratelli Fabio e Nicola Riva, rispettivamente a 5 e 2 anni di carcere, giudicandole “incongrue”. L’udienza preliminare per l’imputazione di bancarotta in relazione al crac dell’Ilva di Taranto è in calendario per il 17 novembre.

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