Unicredit sale ancora. Il titolo è il preferito di Mediobanca
Finanza/Economia / 11 novembre 2017

Il titolo ha guadagnato terreno per la terza seduta consecutiva, sulla scia dei conti trimestrali diffusi ieri e del giudizio positivo degli analisti. La settimana si è chiusa bene per Unicredit che ha guadagnato terreno per la terza seduta consecutiva, salendo in controtendenza rispetto al mercato. Il titolo, che ha messo a segno la seconda migliore performance tra le blue chips, dopo aver chiuso la sessione di ieri con un rialzo di circa un punto e mezzo percentuale, quest’oggi si è fermato a 16,91 euro, con un vantaggio dell’1,93% e oltre 20 milioni di azioni scambiate, al di sopra della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 14 milioni di pezzi. Unicredit quest’oggi è stato sostenuto anche dal giudizio positivo di Mediobanca Securities, i cui analisti hanno ribadito la raccomandazione “outperform” sul titolo, con un prezzo obiettivo a 22 euro, all’indomani dei conti trimestrali. Unicredit resta la banca preferita nel panorama europeo e gli analisti quest’oggi hanno posto l’accento sul miglioramento della qualità dell’attivo oltre le previsioni, ribadendo le loro previsioni di payout ratio del 65% oltre il consenso. fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Lettera finanziaria. Come con Carige ed MPS
Finanza/Economia / 11 novembre 2017

Questa volta una vera e propria cura da cavallo, drastica ed estesa, quella che è stata decisa in quasi tutti i dettagli dal CdA di CREVAL. Questa volta una vera e propria cura da cavallo, drastica ed estesa, quella che è stata decisa in quasi tutti i dettagli dal CdA di CREVAL. Cessione di 1 miliardo e 600 milioni di Npl, chiusura di una ottantina di Filiali, 400 esuberi e sopratutto un lifting già sperimentato con raggruppamento in 1 titolo nuovo ogni 10 titoli ante aumento.  E poi ,appunto un aumento monstre, almeno per le dimensioni dell’Istituto, di 700 milioni, il doppio della sua capitalizzazione. Come con Carige e prima ancora MPS ed altre banche.Il copione si ripete, ora con le piccole e medie. Un copione quindi già visto, ma che a medio, e neanche tanto lungo termine…ha dato pochi risultati positivi…anzi. Questo, per noi, e ‘ il prezzo pagato, per non aver concluso una fusione onorevole con la rivale territoriale BP Sondrio, la auspicata da tanti osservatori ed analisti, Banca della Valtellina ed essere magari poi un boccone più appetibile per uno dei Big Players, come per esempio la Bper.  Dopo lo scivolone del 9% della seduta di martedì,…

Ftse Mib a rischio
Finanza/Economia / 11 novembre 2017

Siamo forse assistendo ai primi segnali di “smottamento” sul future dell’indice Ftse Mib? Siamo forse assistendo ai primi segnali di “smottamento” sul future dell’indice Ftse Mib? E’ soltanto una domanda, dunque qualsiasi risposta potrebbe essere prematura. Ma andiamo con ordine: di certo la discesa dai massimi di area 23.100 ai livelli attuali di 22.600 punti circa, avvenuta negli ultimi giorni, porta i valori a contatto con quel sottile filo che sorregge i prezzi e che rappresenta il supporto naturale del trend (rialzista) in atto (Figura 1). Figura 1. Future FtseMib40 – grafico settimanale La premessa resta che sui mercati tutto deve “naturalmente” giungere alla sua conclusione e così avverrà anche per la salita. Siamo, con probabilità parlando, in una fase finale di uptrend (Figura 2): inevitabile il passaggio, prima o poi, alla fase contraria. Figura 2.  Future FtseMib40 – grafico settimanale Altrettanto incerta però rimane la conclamata inversione: sino a quando la linea indicata farà da sostegno al trend vi saranno comunque ulteriori possibilità di salita; quando verrà rotta, la discesa inizierà. Tale linea passa attualmente per 22.250 punti circa. Nella sua attesa diamo uno sguardo a Inwit. Sembra chiaro sia da un’analisi ciclica sia da quella dei suoi supporti…

Corsi e ricorsi a Wall Street
Finanza/Economia / 11 novembre 2017

Roba d’altri tempi: negli ultimi 18 mesi, soltanto una volta lo S&P è salito in misura superiore al 2%. L’aspetto intrigante di questi nove anni di bull market, è la natura timida, placida del movimento: rialzi di entità contenuta, quasi impercettibili, che alimentano dubbi in chi ha comprato («non ce la fa più») e certezze in chi non ha comprato. Ci fossero sedute da +2%, gli emarginati del listino accantonerebbero le cautele e impiegherebbero la copiosa liquidità parcheggiata in strumenti dal rendimento negativo. Roba d’altri tempi: negli ultimi 18 mesi, soltanto una volta lo S&P è salito in misura superiore al 2%. Eppure nessuno dubita della vitalità del rialzo. Questo Toro è fatto così: si concede a dosi omeopatiche. Viceversa, sedute dalla variazione finale contenuta sono all’ordine del giorno. Basti pensare che, nell’ultimo anno, soltanto 50 volte lo S&P500 ha fatto registrare un saldo finale, in valore assoluto superiore al mezzo punto percentuale. In pratica, una volta alla settimana: non di più. Questo schema comportamentale sta facendo impazzire gli investitori. In effetti è qualcosa di unico. Per meglio dire, di raro. Dal 1928 in avanti, difatti, soltanto una volta lo S&P ha fatto registrare un numero così esiguo di sedute…

Midcap italiane in fibrillazione: finito l’effetto PIR?
Finanza/Economia / 11 novembre 2017

Wall Street, nel frattempo, festeggia oggi la più prolungata sequenza senza una correzione del 3%, in tutta la sua storia centenaria. L’affondo di ieri a Piazza Affari avrà fatto particolarmente male. Non tanto per la sequenza di sedute negative di fila – cinque: circostanza già sperimentata negli ultimi dodici mesi ad aprile di quest’anno e lo scorso novembre: in concomitanza con un minimo – e non tanto per la violazione del long stop giornaliero (poco male); quanto per la progressione dei realizzi. Il tasso di variazione, negativo, ha conosciuto una progressione per quattro sedute di fila: circostanza sperimentata nell’ultimo anno in altre tre occasioni, e sempre in prossimità dei minimi; ma, in precedenza, registrata a fine 2015. All’epoca Piazza Affari sperimentò un effimero rimbalzo, prima di sbriciolarsi nei due mesi successivi. Diventa dunque di rilevanza strategica la tenuta del supporto che ormai da quasi un anno ha contenuto tutti i ripiegamenti (correzioni) della borsa italiana. Un consolidamento era atteso questa settimana, ma se l’intensificazione dei realizzi dovesse comportare l’abbattimento degli argini, la debolezza assumerebbe contorni di rilevanza non più soltanto per i trader; ma anche per gli investitori. Particolare rilevante: la debolezza risulta perlopiù concentrata nel segmento delle medie capitalizzazioni:…

Wall Street: stop and go tattico, rinviati i sogni di gloria
News / 11 novembre 2017

Dow Jones, Walt Disney in denaro nonostante la trimestrale deludente. Nyse, settore retail: azioni J. C. Penney in rally. Nasdaq, azioni NVIDIA Corporation in grande spolvero. Chiusura in territorio misto oggi per la piazza azionaria di Wall Street, con il Nasdaq che al close non è andato oltre un rialzo frazionale dello 0,01% a 6.750,94 punti, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,09% a 2.582,30 punti. Fa peggio il Dow Jones che al suono della campanella ha lasciato sul parterre lo 0,17% a 23.422,21 punti.  Dow Jones, Walt Disney in denaro nonostante la trimestrale deludente Tra le large caps, nel settore dei media e dell’intrattenimento, le azioni della The Walt Disney Company (DIS) hanno guadagnato il 2,05% a $ 104,78 nonostante la pubblicazione di una trimestrale con dati tutt’altro che entusiasmanti.  The Walt Disney Company, infatti, ha archiviato il quarto trimestre fiscale del 2017 con un utile per azione che, a $ 1,07, si è attestato al di sotto dei $ 1,12 per azione attesi dal mercato. Stessa musica per il giro d’affari a $ 12,77 miliardi rispetto ai $ 13,14 miliardi pronosticati in media dagli analisti di Wall Street. Nyse, settore retail: azioni J. C. Penney in rally   Al…

Banco BPM scende dopo i conti. Focus analisti sul derisking
News / 11 novembre 2017

Il titolo ha ceduto quasi il 3% dopo i risultati che nel complesso sono stati in linea con le attese: il management esclude un aumento di capitale. Banche d’affari divise su Banco BPM. La settimana si è chiusa con una seduta in netto calo per Banco BPM che è tornato a perdere terreno, dopo il buon rimbalzo di ieri nell’ordine di oltre il 4%, seguito peraltro al crollo di mercoledì quando le quotazioni hanno lasciato sul parterre circa sette punti e mezzo percentuali. Quest’oggi Banco BPM ha avviato gli scambi in positivo, per poi cambiare bruscamente direzione di marcia già nella prima ora di contrattazioni e proseguire al ribasso. Il titolo, che ha occupato una delle ultime posizioni nel paniere del Ftse Mib, si è fermato a 2,734 euro, con un ribasso del 2,84% e volumi decisamente elevati. A fine giornata sono transitate sul mercato oltre 54 milioni di azioni, più del doppio della media giornaliera pari a circa 24,4 milioni di pezzi. I risultati dei primi nove mesi dell’anno Banco BPM è stato penalizzato dalle vendite all’indomani della diffusione dei conti dei primi nove mesi dell’anno che al netto della voce straordinaria relativa alla fusione tra Banco Popolare e…

Come salvare il posto di lavoro dall’invasione dei robot
News / 11 novembre 2017

La disoccupazione dilagante è un dato di fatto che possiamo testare nella vita di tutti i giorni. Adesso, tra gli altri fattori, si aggiunge anche quello dei robot.  La disoccupazione dilagante è un dato di fatto che possiamo testare nella vita di tutti i giorni. Adesso, tra gli altri fattori, si aggiunge anche quello dei robot. Cosa sfruttare per difenderci dai robot? Ma ci sono tre cose che le macchine, per quanto più veloci e intelligenti (almeno si crede) non potranno mai fare e che permetteranno alle persone di conservare il proprio posto di lavoro. Prima di tutto la capacità, quasi darwiniana, di adattarsi con flessibilità ad ogni evenienza. Charles Darwin, infatti, oltre 200 anni fa scoprì che a sopravvivere durante le varie fasi dell’evoluzione, non erano le specie animali più forti, nè quelle più feroci o più prolifiche: a vincere l’eterna battaglia per la sopravvivenza erano quelle che si sapevano adattare ai vari cambiamenti climatici. Ma gli esempi sono tanti: nel 1996 il computer IBM Deep Blue perse il torneo di scacchi organizzato contro Garri Kasparov: dopo la prima partita del 10 febbraio 1996 a Filadelfia, vinta dal computer, Kasparov rovesciò il risultato nelle seguenti cinque partite (tre vinte…

Piazza Affari: Leonardo nel baratro
News / 11 novembre 2017

Comincia a farsi sentire la “cura” Profumo. Per MPS uno stillicidio senza fine. Svetta STM, alle sue spalle Unicredit e Generali Assicurazioni. Quando un titolo che non abbiamo in portafoglio crolla in Borsa spesso ci lasciamo andare a frasi del tipo: “almeno questa l’abbiamo scampata”. Sul nostro dossier titoli, tuttavia, ci sono, figurativamente, anche azioni che non abbiamo personalmente acquistato. Sono quelle che hanno una rilevante partecipazione pubblica. Il nostro Tesoro, ad esempio, detiene il 30% di Leonardo, la ex Finmeccanica, ciò significa che lo Stato italiano detiene quella quota azionaria, ne deriva che tutti noi “abbiamo in portafoglio” un certo numero di azioni Leonardo. Oggi quindi per tutti noi non è stata una buona giornata, Leonardo (-21,55%) ha subito un vero e proprio tracollo dopo aver comunicato una trimestrale che, mettiamola così, non è stata apprezzata dal mercato. L’AD Alessandro Profumo (ex Unicredit, ex Montepaschi) ha tuttavia rassicurato tutti (si fa per dire) dicendo che questo sarà l’anno peggiore per la società e che dal prossimo tornerà a risalire. Ma allora non è una superstizione, il 17 porta davvero sfortuna! Intanto anche Banca MPS (-4,34%), un affarone, una Banca risanata, ci raccontava un paio d’anni fa l’allora Premier Matteo…

Telecom I.: flash crash dopo trimestrale. I broker restano buy
News / 11 novembre 2017

Il titolo è stato oggetto di una fortissima volatilità in mattinata e ora prosegue in lieve rialzo con alti volumi. Confermata la guidance 2017: le strategie delle banche d’affari. Tra le blue chips di Piazza Affari quest’oggi si guarda anche a Telecom Italia che dopo ben cinque sedute consecutive al ribasso, sta provando a risalire la china, mostrando una maggiore forza relativa rispetto al Ftse Mib. Flash crash dopo i conti Dopo aver archiviato la sessione di ieri con un calo di un punto e mezzo percentuale, il titolo quest’oggi a meno di un’ora dall’apertura ha registrato un flash crash, arrivando a perdere oltre il 7%, per poi recuperare più di nove punti percentuali nell’arco di circa 20 minuti. Segnato un minimo intraday a 0,667 euro, Telecom Italia ha risalito con decisione la china, tanto da presentarsi ora poco al di sopra della parità. Negli ultimi minuti le azioni del gruppo telefonico passano di mano a 0,7255 euro, con un frazionale rialzo dello 0,14% e volumi di scambio decisamente elevati, basti pensare che fino ad ora sono transitate sul mercato oltre 167 milioni di azioni, più del doppio della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 79 milioni…