Seconda settimana all’insegna delle vendite per l’Equity
News / 20 novembre 2017

La debolezza del settore bancario e i timori legati alla Riforma Fiscale Usa indeboliscono i mercati azionari il cui trend primario rimane saldamento al rialzo RENDIMENTO PORTAFOGLIO MIDCAP +71.55% FTSE MIB +14.86% La debolezza del settore finanziario (pesano sempre gli NPL) e i timori legati alla riforma fiscale USA hanno indebolito i principali mercati azionari ( in particolar modo quelli europei) che hanno chiuso in ribasso l’ultima settimana anche in scia ai deludenti dati trimestrali che hanno offuscato alcuni buoni dati provenienti macro che conferma la ripresa dell’economia mondiale. Sul mercato delle valute è proseguito il recupero dell’EURO che nei confronti del DOLLARO si è spinto fin verso le forti resistente situate in area 1.1860 dove sono arrivate delle prese di beneficio. Tra le MATERIE PRIME riprendono gli acquisti sul WTI che, dopo aver effettuato un pullback in area 55$ (ex resistenze), pone la basi per un ritorno sui top di periodo in area 57.50 euro. Fase critica a Piazza Affari (-2.07% il saldo settimanale e solo 2 sedute positive nelle ultime 12) con le quotazioni che tornano pericolosamente nei pressi dei 22 mila punti che diventa l’ultimo baluardo per evitare una continuazione delle vendite in direzione dei 21827 punti…

La fragilità del mercato non permette ancora sonni tranquilli
News / 20 novembre 2017

Il Ftse Mib si mostra incapace di recuperi che permettano di allentare la pressione ribassista, rimanendo esposto a non pochi rischi. I market movers da seguire in avvio di settimana. Il timido recupero messo a segno nella seduta di giovedì scorso dalle Borse europee ha avuto vita breve, visto che le vendite sono tornate a fare capolino nell’ultima giornata della scorsa settimana. Venerdì gli indici del Vecchio Continente hanno terminato gli scambi in rosso, con il Ftse100 che ha limitato i danni ad un frazionale calo dello 0,08%, mentre il Cac40 e il Dax30 sono scesi rispettivamente dello 0,32% e dello 0,41%. Segno meno anche a Piazza Affari dove il Ftse Mib si è fermato a 22.092 punti, con un calo dello 0,51%, dopo aver segnato nell’intraday un massimo a 22.278 e un minimo a 22.011 punti. Negativo anche il bilancio settimanale visto che nelle ultime cinque sedute l’indice delle blue chips ha perso il 2,07% rispetto al close del venerdì precedente. Ftse Mib: la discesa prosegue. Il focus è ora sui 22.000 punti Sulla scia delle vendite già accusate durante l’ottava precedente, il Ftse Mib ha continuato a scivolare verso il basso, dopo aver tentato nelle prime due sedute…

Perché la fuga della Norvegia da oil & gas sarà un duro colpo per l’Arabia Saudita
News / 20 novembre 2017

La banca centrale della Norvegia ha raccomandato che il fondo sovrano del Paese ceda i suoi investimenti nei combustibili fossili. L’annuncio è considerato una grande vittoria per il movimento, iniziato pochi anni fa, a favore del “divestment” da petrolio, gas e altri combustibili fossili considerati responsabili del cambiamento climatico, anche se la mossa della banca centrale è basata “esclusivamente su argomenti di carattere finanziario”, specialmente quello di preservare il fondo da ribassi duraturi dei prezzi di oil & gas. Il fondo sovrano della Norvegia è il più grande al mondo e gestisce attività per un valore di oltre 1.000 miliardi di dollari, controllando circa l’1,5% del mercato azionario mondiale. L’annuncio ha pertanto causato una discesa delle azioni delle principali aziende petrolifere europee. L’Ipo più grande della storia L’annuncio potrebbe danneggiare l’imminente Ipo di Aramco, il colosso energetico statale dell’Arabia Saudita che Riad intende quotare come parte di un piano, anche in questo caso, per diversificare l’economia nazionale dal petrolio e altri combustibili fossili. La quotazione di Aramco è considerata potenzialmente la più grande della storia, con una valutazione stimata di oltre 1.000 miliardi di dollari. Il governo saudita ha infatti l’obiettivo di cedere il 5% dell’azienda per una somma pari a 100 miliardi di dollari. L’Ipo è ambìta dalle principali borse…

L’inventore del pandoro mangerà il panettone
News / 20 novembre 2017

Dopo il commissariamento imposto dal dissesto nei conti, Melegatti, la storica azienda veronese il cui fondatore brevettò il pandoro, ha trovato i finanziamenti necessari ad avviare in extremis la produzione natalizia: un’ottima notizia per uno dei marchi dolciari che hanno svettato per decenni sulle tavole degli italiani durante le feste. E, soprattutto, per i dipendenti, che erano senza stipendio da agosto. L’8 novembre, ricostruisce il Gazzettino, il tavolo risolutivo con i rappresentanti dei sindacati, i sindaci di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo (i Comuni dove si trovano i due stabilimenti del gruppo) e Giambruno Castelletti, il ragioniere commercialista esperto in crisi aziendali, nominato all’unanimità dai soci, che ha presentato un piano da 16 milioni per il rilancio dell’azienda. Emanuele Felice, ad di Advam Sgr, e Alessandro De Luca, partner di Financial Innovations, sono i due investitori che hanno deciso di sostenere il rilancio dell’azienda attraverso il fondo maltese Abalone, scrive il Corriere:”Sei milioni sono stati immediatamente investiti per la produzione natalizia. Si prevede una produzione di un milione e 750mila pezzi tra pandori e panettoni, per poi puntare sulla successiva campagna pasquale, che verrebbe finanziata appunto con i restanti 10 milioni del business plan”. “Sono stati giorni frenetici”, ha spiegato Luca Quagini, il manager…