Panico Ripple: Coinbase vuole solo Bitcoin. E XRP crolla del 20%

6 gennaio 2018

Ripple sta precipitando dal nuovo picco storico a quasi 4 dollari raggiunto ieri dopo che Coinbase ha smentito che la cryptovaluta sarà inserita sulla sua piattaforma.

Il sogno di Ripple di dare l’assalto al Bitcoin e strappargli lo scettro di re delle criptovalute si infrange contro le mura invisibili di Coinbase. 

Il crollo

XRP – la sigla sotto cui viene scambiata la moneta digitale protagonista di una ascesa portentosa nelle ultime settimane – ha ceduto nel giro di poco più di 24 ore oltre il 20% dal nuovo massimo storico di 3,84 dollari raggiunto ieri, al culmine di due settimane di rialzi prodigiosi che avevano portato a un impronunciabile +60.000% i suoi guadagni annuali; e questo dopo che i vertici della società che gestisce il principale exchange al mondo strumenti finanziari digitali hanno smentito di avere in progetto di inserirla a breve tra le coins scambiabili sulla sua piattaforma.

Proprio le speculazioni sulla possibilità che Ripple avrebbe presto raggiunto Bitcoin, Ethereum, Litecoin e Bitcoin Cash su Coinbase, godendone i vantaggi in termini di facilità di accesso al trading, erano state una – anche se non l’unica – delle ragioni con cui è stata spiegata la sua popolarità delle ultime settimane. 

Le attese deluse

Una prospettiva che gli analisti consideravano fino a questo momento non solo molto probabile ma anche imminente – il ceo di Coinbase aveva spiegato pochi giorni fa alla CNBC che molte altre “altcoins” saranno aggiunte nel 2018 – e che rappresenterebbe potenzialmente un forte fattore di spinta: una recente esperienza sull’ “effetto Coinbase” si è avuta con il Bitcoin Cash, una costola del bitcoin nata mesi fa e schizzata da 1.900 a 4.100 dollari nei due giorni seguiti all’avvio degli scambi sulla piattaforma.

Il comunicato

“Alla data di questo comunicato, non abbiamo preso alcuna decisione in merito all’aggiunta di ulteriori asset su GDAX o su Coinbase,” è il messaggio comparso su un post del sito di Coinbase, nel quale viene anche precisato che qualsiasi affermazione in senso contrario è “falsa e non autorizzata dalla società.”

Anche se Ripple non viene menzionato esplicitamente, è chiaro che si tratta di una risposta implicita alle crescenti pressioni ricevute in questi giorni perché esso venga aggiunto al paniere delle cryptocurrencies messe a disposizione degli clienti dell’azienda di San Francisco, che si è vista arrivare persino una petizione di Change.org con quasi 20 mila firme in favore di un’accoglienza di XRP.

Nel tentare una spiegazione sul perché Coinbase abbia gelato in questo modo le attese dei sostenitori della valuta, qualcuno ha rispolverato anche un vecchio tweet di Brian Armstrong, ceo del gruppo, che in un commento del 2015 citò proprio Ripple come esempio di tutte le altcoin che “distraggono” rispetto al bitcoin.

I guadagni restano ancora prodigiosi

Resta ora da vedere se quella di oggi è da considerare semplicemente una fisiologica battuta d’arresto per la moneta – elogiata nei giorni scorsi proprio per la minore volatilità rispetto al bitcoin, ma comprensibilmente a rischio correzione dopo un exploit tanto abnorme – o del segnale che la sua fase euforica è già terminata; non dimenticando però che a questo livello di prezzo XRP è ancora in rialzo del 1140% rispetto ad appena un mese fa, quando scambiava ancora a 0,25 dollari, e del 48.000% rispetto ai primi di gennaio del 2017.

Se non si fosse arrestata la sua corsa, Ripple avrebbe tra l’altro a breve compiuto un’impresa che fino a neanche una settimana fa sembrava impensabile: superare Bitcoin per valore di mercato. La sua crescita esponenziale si è riflessa infatti in una rapida scalata della classifica delle monete più capitalizzate (ieri aveva raggiunto i 140 miliardi, 20 dei quali sono stati adesso bruciati), e se avesse proseguito con gli stessi ritmi degli ultimi giorni sarebbe stato in grado di raggiungere i 250 miliardi del più celebre rivale entro metà gennaio.

fonte: http://www.trend-online.com/prp/rss.xml

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