Il Ftse Mib riagguanta quota 23.000

10 gennaio 2018

Svetta Finecobank e ritoccano i proprio massimi storici ancora Fiat Chrysler, Exor, e Cnh Industrial. Bene Leonardo ed Stm. In calo Ferragamo.

Ci risiamo, il nostro indice principale, il Ftse Mib (+0,70%), al fixing è tornato sopra quota 23.000 punti. Non è un livello “normale”, per molti analisti, infatti è da considerarsi “speciale”, insomma, da monitorare con attenzione.

Dopo il crollo del 2008 ed i minimi del marzo 2009 in area 12.500 punti, infatti, il nostro indice di riferimento aveva rimbalzato andando a superare negli ultimi mesi dell’anno i 23.000 punti. Da lì, però, il Ftse Mib stornava fino a tornare sotto i 13.000 punti nella primavera del 2012.

Il “Whatever it takes” di Draghi (26 luglio 2012) riportava fiato alla Borsa milanese che evitava così il crollo e tornava a salire arrivando a superare nuovamente quota 23.000 punti nel 2015, ma ancora una volta quel livello risultava fatale.

Nuovo storno, stavolta meno profondo (scendiamo a quota 16.000 punti), e siamo a giugno 2016, quando parte il trend rialzista tutt’ora in atto.

E adesso?

Stiamo a vedere, qualcuno dice che abbiamo ancora il fiato corto, tuttavia queste prime sedute del 2018 sono state davvero esaltanti.

Occhi puntati anche oggi sulla galassia Agnelli, che non ha deluso le attese, ancora acquisti su Fiat Chrysler (+1,99%), Exor (+2,08%) e Cnh Ind. (+0,25%) che hanno ritoccato per l’ennesima volta i loro record storici, non ha voluto mancare alla festa neppure Ferrari (+1,32%) giunto al quinto rialzo di fila.

Restiamo in tema di record storici per segnalare l’ennesimo boom di Finecobank (+4,89%) in una giornata proficua per il comparto del risparmio gestito: Banca Generali (+2,91%) ed Azimut (+1,91%).

L’apprezzamento del dollaro nei confronti delle altre principali valute ha fatto tornare la fiducia sul comparto industriale, se ne sono avvantaggiate in particolare Leonardo (+2,27%) ed Stmicroelectronics (+1,86%).

Sul fondo anche oggi Salvatore Ferragamo (-1,87%). Male anche le utilities: A2A (-1,13%), Italgas (-0,60%) e Terna (-0,20%).  

Giancarlo Marcotti per Finanza In Chiaro

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