È arrivato il consolidamento: contenti?

6 febbraio 2018

Settimana borsistica all’insegna del mean reverting: 22 dei primi 25 indici al mondo per capitalizzazione correggono i progressi messi a segno da inizio anno.

Settimana borsistica all’insegna del mean reverting: 22 dei primi 25 indici al mondo per capitalizzazione correggono i progressi messi a segno da inizio anno. Nel complesso i mercati azionari sacrificano 1800 miliardi di capitalizzazione, tornando mediamente ai livelli del 12 gennaio, e conservando un progresso del 3.2% da inizio anno.

Il catalizzatore delle vendite è stato il diffuso timore di una ripresa dell’inflazione, che però era nelle previsioni di inizio anno. Comprensibilmente, una risalita strutturale dei prezzi al consumo spezzerebbe la correlazione diretta fra indici azionari e rendimenti obbligazionari, in essere da quasi vent’anni. Sullo sfondo, alcuni elementi bearish affacciatisi di recente: dal “Bull&Bear Indicator” di BoA Merrill Lynch agli afflussi record che hanno raggiunto fondi ed ETF azionari; dalla crescita anomala delle società del NYSE su nuovi minimi annuali, alla fiammata della volatilità. Conseguentemente, la domanda che tutti si pongono è: il ribasso della passata settimana è soltanto l’assaggio, o siamo in presenza della sospirata opportunità di ingresso a sconto, tanto auspicata da chi è rimasto finora a guardare?

Naturalmente il ripiegamento degli ultimi giorni ha posto fine al più prolungato rialzo, senza una correzione dai massimi del 3%. Negli ultimi due anni, uno “sconticino” simile è stato registrato appena due volte: tanto per rimarcare l’eccezionalità del rialzo che abbiamo interrotto. Da quando, quasi nove anni fa, è iniziato il bull market, storni superiori al 3% sono stati ben 58 (628 dalla fine degli anni Venti: sette all’anno): e in nessun caso, evidentemente, hanno anticipato un bear market. Questo dimostra che, in un contesto dichiaramente rialzista, prevedere le correzioni non è impossibile: è futile. Se ogni ripiegamento del 3% ci avesse indotto a ignorare il segnale rialzista di lungo periodo scattato ad aprile 2009, a quest’ora avremmo rinunciato a buona parte del +412% messo a segno in questi nove anni dall S&P500 TR Index.

La profondità dei ripiegamenti dai massimi è un aspetto quantitativo: rilevante, ma non determinante. Prima di disimpegnarsi dal mercato azionario, occorrerebbe avere l’accortezza di registrare segnali strutturali qualitativi di natura contraria rispetto a quelli della primavera del 2009. Ad esempio, l’Advance-Decline Line del G25, al momento, segnala un ordinato processo correttivo, dello stesso tenore registrato tante altre volte, in tutti questi anni. E, dunque, fino a prova contraria, questa è una correzione. Dopotutto, non era l’auspicio dei più?

Nota. Il presente commento è un estratto sintetico del Rapporto Giornaliero, pubblicato tutti i giorni entro le 8.20 da AGE Italia; pertanto eventuali riferimenti a studi tecnici vanno intesi riferiti ai grafici ivi riportati.

fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

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