Borse: nessun rimbalzo, si scende ancora
News / 6 febbraio 2018

E così il Ftse Mib (-1,64%) ha perso anche quota 23.000 punti. Forti vendite su Leonardo, Fiat Chrysler e Cnh Ind. Salgono Stm ed UnipolSai. Forse qualcuno sperava che il fine settimana avrebbe rasserenato gli animi sui mercati finanziari, non è stato così. Tokyo (-2,5%) ha fatto intendere subito che anche oggi non sarebbe stata una buona giornata per gli investitori. L’Europa si adeguava partendo in territorio negativo, a quel punto era chiaro che se non fosse arrivato un segnale positivo da Wall Street la sola cosa da fare era limitare i danni. Francoforte (-0,8%) è risultata la migliore, Londra (-1,5%) e Parigi (-1,5%) sono invece affondate come la nostra Piazza Affari, appesantite dalle vendite che hanno colpito in particolare il comparto industriale e quello bancario. I titoli del Lingotto, dopo gli exploit messi a segno nelle scorse settimane, non potevano evitare le prese di profitto ed allora: Fiat Chrysler (-3,63%), Cnh Ind. (-3,61%), Exor (-3,28%) e Ferrari (-2,36%), ha fatto segnare forti flessioni, ma sul fondo della classifica troviamo Leonardo (-4,56%) subissato da diversi downgrade. Per l’ex Finmeccanica si tratta dell’ennesima debacle, è veramente deprimente vedere il titolo su questi livelli, dallo scorso mese di settembre ha perso oltre…

Fca affondato dall’ombra di una multa in Usa. La view dei broker
News / 6 febbraio 2018

Il titolo è stato tra i peggiori del Ftse Mib, complici anche le indicazioni di stampa relativa ad una multa molto consistente, ma non ancora quantificata, per la questione dieselgate. Analisti ottimisti su Fca. Sale a cinque il numero di sedute consecutive al ribasso per Fca che, dopo aver archiviato la giornata di venerdì scorso con un calo di quasi due punti e mezzo percentuali, quest’oggi ha registrato un bilancio ancora più negativo. Il titolo, che ha occupato la penultima posizione nel paniere del Ftse Mib, si è fermato a 18,11 euro, con un affondo del 3,63% e quasi 25 milioni di azioni scambiate, più del doppio della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 12 milioni di pezzi. Prosegue la correzione di Fca che non più tardi del 29 gennaio scorso aveva segnato nuovi massimi storici, spingendosi poco oltre la soglia dei 20 euro, per presentarsi ora circa 2 euro più in basso. Il titolo ha risentito della negativa intonazione di Piazza Affari, ma ha perso terreno più dell’indice di riferimento, sulla scia delle notizie riportate da Bloomberg News. Ipotesi di accordo con gli Usa per dieselgate: multa consistente Quest’ultima segnala che il Dipartimento di Giustizia degli…

Nuovo tracollo per Leonardo. Broker ancora in azione sul titolo
News / 6 febbraio 2018

Il titolo è il peggiore del Ftse Mib dopo una settimana estremamente negativa e non trova spunti per risalire la china. Da UBS arriva una bocciatura, caute le altre banche d’affari. Un’altra seduta da dimenticare quella odierna per Leonardo che, in una giornata segnata dalle vendite a Piazza Affari, si distingue in negativo tra le blue chips per il ribasso più accentuato. Il titolo, dopo aver ceduto quasi due punti e mezzo percentuali venerdì scorso, reduce peraltro da una settimana archiviata con un affondo di oltre il 13,5%, continua a scivolare inesorabilmente verso il basso. Mentre scriviamo Leonardo, che ha raggiunto un minimo intraday a 8,948 euro, viene scambiato a 9,2 euro, con un affondo del 4,17%. Sempre vivaci i volumi visto che fino ad ora sono transitate sul mercato circa 7 milioni di azioni, già al di sopra della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 5,3 milioni di pezzi. Resta aperta la questione sul business navale con i francesi Leonardo continua a pagare pegno al piano industriale presentato la scorsa settimana che non ha convinto in alcun modo il mercato, complice anche la revisione al ribasso dei risultati attesi dal gruppo per l’esercizio 2017. Non sono…

Cosa hanno chiesto le startup alla politica (e perché è importante il ruolo dello Stato)
News / 6 febbraio 2018

Vederli insieme per la prima volta disposti attorno ad un tavolo è un’immagine rara, probabilmente unica da quando in Italia si parla di startup. 40 rappresentanti del mondo dell’innovazione, investitori, business angels, imprenditori, hanno discusso per tre ore su quali dovrebbero essere le strategie che l’Italia deve adottare per ovviare alla cronica mancanza di investimenti in questo settore. Lo hanno fatto rivolgendosi direttamente ai rappresentanti dei principali partiti politici che si candidano a governare il Paese, nel giorno in cui ufficialmente inizia la campagna elettorale. Ricevendo anche delle risposte concrete. E delle scuse, da parte del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, per non essere potuto intervenire, pur promettendo di essere pronto a collaborare. Perché gli investitori in startup si rivolgono allo Stato  Eppure per capire il senso di questa giornata, bisognerebbe chiedersi prima di tutto perché questi investitori si rivolgono alle istituzioni. Perché corrono il rischio di essere tacciati di chiedere ‘soldi allo Stato’ per farne di più. La risposta non è semplice, ma rileggere le parole pronunciate allo Startup Day da Gianluca Dettori, tra i principali attori della digital economy italiana, presidente del fondo Primomiglio, aiuta a chiarirsi le idee: “Dobbiamo ammetterlo, in Italia nessuno può dire di…

Chi è l’uomo che scommette sul caos italiano per fare un mucchio di soldi
News / 6 febbraio 2018

Il più grande hedge fund del mondo ha triplicato la sua scommessa contro l’Italia prima delle elezioni del prossimo mese, scrive il Times. Bridgewater ha creato quello che secondo alcuni è una delle più grandi posizioni short della sua storia, puntando 3 miliardi di dollari contro una serie di società italiane, tra cui Intesa e Atlantia. L’hedge fund americano da 160 miliardi sta scommettendo che le elezioni porteranno una nuova ondata di caos politico nella terza più grande economia della zona euro. Una ricerca di Bloomberg ha rilevato che negli ultimi tre mesi Bridgewater aveva triplicato la sua scommessa contro l’Italia da una posizione a breve originaria di 1,1 miliardi di dollari in ottobre vendendo allo scoperto le azioni di 18 blue chip. Nel mirino del fondo ci sono in particolare i titoli di Intesa, Unicredit, Enel, Generali, Atlantia, Terna e Snam. Dietro le scommesse al ribasso di Bridgewater, spiega Bloomberg, ci sono le elezioni del 4 marzo e l’incertezza politica riguardante il loro esito. Già nell’ottobre scorso Bridgewater, il cui fondatore Ray Dalio, fin dal 1975, molto prima dell’uso intensificato dei computer, ha sempre utilizzato gli algoritmi per comprare e vendere asset, aveva scommesso oltre 700 milioni di dollari contro le principali banche…

Le banche hanno paura dei giganti del web. E chiedono aiuto
News / 6 febbraio 2018

Fino a pochi anni fa, le banche erano l’emblema del “potere forte”. Oggi invocano tutela, come animali in via di estinzione. È il sintomo di equilibri mutati, nei quali gli istituti lanciano l’allarme per una eccessiva “concentrazione di potere” nelle mani dei giganti del web. Sta emergendo in queste settimane un nuovo scontro, da tempo in atto ma più o meno sotterraneo. Francisco González, presidente esecutivo della spagnola Bbva, ha affermato che Amazon, Google, Facebook e Alibaba potrebbero “sostituire molti istituti” e ha chiesto al G20 un intervento per non “mettere a rischio la stabilità finanziaria”. Il Financial Times ha riportato le parole di Ralph Hamers, ceo di Ing: l’arrivo delle grandi piattaforme “è un problema” per le banche. I colossi del web stanno da tempo guardando con interesse ad alcuni servizi fino a oggi riservati quasi esclusivamente agli sportelli. L’online e i prestiti Alibaba è già un grande attore finanziario. Amazon ha un servizio di prestiti, rivolto alle imprese che poi venderanno i loro prodotti online. E Facebook ha ottenuto, lo scorso ottobre in Irlanda, una licenza che consentirebbe a Mark Zuckerberg di concedere prestiti. Perché, allora, le proteste dei banchieri si stanno facendo più forti? Ecco perché: il 13…

Chi sono e cosa fanno le 8 startup ‘modello’ italiane 
News / 6 febbraio 2018

Il report Scaleup Italy di Mind the Bridge e Startup Europe Partnership, presentato in occasione dello Startup Day di Agi, racconta alcune delle storie di successo delle scaleup italiane. Esempi di aziende che grazie ai soldi raccolti, grazie ai fondi dei venture capital, e in alcuni casi grazie allo Stato, sono riuscite a crescere tanto, e diventare protagoniste del mercato italiano e europeo.  Cosa è una scaleup? Il modello Yoox Si chiamano scaleup le startup che hanno raccolto da uno a 100 milioni di investimento e che abbiano un fatturato nella stessa forchetta. Ma quali sono queste scaleup? Yoox, il colosso dell’ecommerce della moda fondato da Federico Marchetti nel 2000 è il modello: ha raccolto 190milioni dai venture capital e adesso vale, anche dopo la quotazione in borsa, 5,4 miliardi. Ma altre nuove aziende stanno nascendo e hanno caratteristiche di startup in grado di raccogliere capitali, crescere e scalare.  FacilityLive È il caso, spiega il report, di FacilityLive, azienda di Pavia, fondata da Giampiero Lotito, un motore di ricerca per aziende che ha raccolto 32 milioni di euro. Nata nel 2010, ha sviluppato un algoritmo che consente di andare oltre la semplice ricerca ‘di testo’ dei motori come Google. Se…

Perché le startup italiane non riescono a crescere. Un report fotografa bene la situazione
News / 6 febbraio 2018

L’Italia è l’undicesima nazione in Europa sia per numero di startup che sono riuscite a diventare aziende solide, sia per capitali raccolti da queste aziende per poter crescere. Ultima tra le grandi nazioni europee, ma indietro anche a mercati molto più piccoli, come la Svizzera o l’Irlanda. E pesa soprattutto l’eredità culturale delle piccole e medie imprese, che non possono essere declinate sul modello delle startup.  Leggi anche: Cosa fanno le 8 principali startup italiane È la fotografia che è emersa nel report “Scaleup Italy” di Mind The Bridge, redatto con i dati di Startup Europe Partnership e presentato durante lo Startup Day organizzato da Agi il 5 febbraio a Roma. Il rapporto racconta una situazione di stallo che oramai va avanti da molti anni, e che rischia di peggiorare. Leggi anche: il programma di #Startupday Perché se oramai Gran Bretagna, Germania, Francia e Spagna risiedono stabilmente nella parte alta della classifica, l’Italia scivola a metà, lontana dai miliardi di investimenti degli altri Paesi, e dalle loro politiche per l’innovazione diventate un modello per far crescere ecosistemi imprenditoriali  digitali. “Cosa ha che non va l’Italia? Si muove troppo lentamente” “Cosa ha che non va l’Italia? È che si muove troppo lentamente”. Comincia con una citazione il report presentato dal presidente di Mind The Bridge Alberto Onetti. È di…

Tutto quello che serve sapere per seguire lo #Startupday
News / 6 febbraio 2018

Nel giorno in cui parte formalmente la campagna elettorale per le elezioni politiche Agi – Agenzia Italia riunisce a Roma i principali protagonisti del mondo italiano delle startup e della politica per sottolineare l’urgenza di un intervento deciso e chiedere di mettere l’innovazione e il futuro al centro dei programmi dei partiti. Lunedì 5 febbraio dalle ore 11 alle 14 nel Tempio di Adriano di Roma (Piazza di Pietra) e in diretta web su Agi.it #StartupDay: mettete il futuro nei vostri programmi. Ad aprire l’incontro la presentazione del SEP Report Scaleup Italy realizzato dall’organizzazione internazionale Mind the Bridge nell’ambito dell’iniziativa Startup Europe Partnership della Commissione Europea che si propone di sostenere la crescita delle migliori startup europee anche attraverso le grandi aziende e le principali borse. Scarica qui il rapporto Startup Europe Partnership Monitor  A tracciare le linee guida per portare l’Italia nel futuro gli investitori, imprenditori ed esperti del mondo italiano delle startup e del venture capital, riuniti nell’ambito di una round table moderata dal direttore di Agi Riccardo Luna: un Piano Nazionale per l’Innovazione per indicare al Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e a tutte le forze politiche le strade da seguire negli anni a venire. Ecosistema startup, gli investimenti in Italia e in Europa…