Ryanair se la ride dei piloti, e intanto coccola gli investitori
News / 7 febbraio 2018

Il CEO di Ryanair bolla come “risibili” le richieste di protezione sindacale dei suoi piloti, e intanto avvia un programma di buyback da 750 milioni di euro. Arriva dall’Italia un nuovo segnale che lo scontro sindacale in atto tra Ryanair e i suoi piloti in giro per l’Europa è appena iniziato.  Ryanair contro sindacati: il fronte italiano Accogliendo un ricorso presentato di Filt Cgil, Fit Cisl e Uil Trasporti, il Tribunale di Busto Arsizio ha infatti imposto alla società irlandese di incontrare le rappresentanze sindacali, “avviare i negoziati per la stipula di un accordo collettivo” e “comunicare i dati sull’utilizzo dei contratti di somministrazione e sulla situazione del personale”, intimando di far “cessare immediatamente” una condotta definita “antisindacale”.  Una decisione che arriva ad appena 24 ore dal brusco cambio di toni sul tema delle garanzie dei lavoratori dal parte del numero uno della compagnia aerea irlandese, Michael O’Leary, che nel presentare i conti dell’ultimo trimestre del 2017 ha ieri alzato una serie di paletti sulle richieste dai dipendenti: non si piegherà a richieste “risibili” da parte dei suoi piloti, anche se dovesse il prezzo da pagare dovesse essere una riproposizione del caos dell’autunno scorso che costò 20mila voli cancellati e 700 mila passeggeri lasciati…

Piazza Affari: pronti ad un giro sulle montagne russe?
News / 7 febbraio 2018

Il Ftse Mib ha recuperato egregiamente dal supporto dei 22.000 punti e potrebbe avviare ulteriori rimbalzi nelle prossime ore. I market movers della prossima seduta. Prosegue la discesa delle Borse europee che non riescono a trovare un freno, archiviando anche la sessione odierna in flessione. Il Ftse100 ha accusato un ribasso del 2,64%, mentre il Dax30 e il Cac40 sono scesi sostanzialmente di pari passo, cedendo rispettivamente il 2,32% e il 2,35%. Ftse Mib: testato con successo il supporto dei 22.000 punti Le vendite hanno dominato la scena anche a Piazza Affari dove il Ftse Mib, dopo essere stato il peggiore ieri in Europa, si è difeso meglio oggi. L’indice delle blue chips si è fermato a 22.347 punti, con un ribasso del 2,08%, dopo aver segnato nell’intraday un massimo a 22.649 e un minimo a 21.982 punti. L’indice ha avviato gli scambi con un gap-down che è stato ricoperto per buona parte senza essere chiuso del tutto. Il sell-off iniziale ha spinto le quotazioni a testare l’area dei 22.000 punti, la cui tenuta ha favorito un recupero riuscito solo a metà, visto che la giornata si è conclusa a ridosso dei 22.350 punti. Il prepotente ritorno della volatilità sui…

Cosa sta succedendo alle Maldive?
News / 7 febbraio 2018

L’arcipelago di un migliaio di isole la cui economia dipende prevalentemente dal turismo, sta attraversando ore di ansia. L’arcipelago di un migliaio di isole la cui economia dipende prevalentemente dal turismo, sta attraversando ore di ansia. Il caso  All’alba il presidente della Corte Suprema è stato arrestato dalla polizia per ordine del presidente Abdulla Yameen. La decisione sembra essere motivata dalla recente ingiunzione della Corte al presidente Yameen, di rilasciare diversi detenuti politici che, in netto dissenso con le volontà di Yameen, avevano protestato contro le attività del governo. Intanto la stessa Corte aveva dato via libera per il ritorno di 12 parlamentari che avevano abbandonato il partito del presidente per schierarsi con l’opposizione la quale, grazie al loro arrivo, ha di fatto ottenuto la maggioranza in parlamento con 85 seggi. Ma quello del presidente della Corte Suprema non è il solo arresto che si è registrato: anche per l’ex presidente Maumoon Abdul Gayoom (fratellastro di Yameen), a capo del governo per oltre 30 anni, fino al 2008, si sono aperte le porte della prigione. Le altre crisi Per evitare disordini e mantenere il controllo della situazione, il governo ha dichiarato lo Stato di emergenza per quindici giorni. Non è…

Borse ancora in calo, ma senza panico
News / 7 febbraio 2018

Soltanto tre titoli (tutti bancari) hanno evitato la freccia rossa, Per il resto soltanto ribassi. Sul fondo Finecobank ed Exor, male le utilities. E’ proprio vero che tutto è relativo! Normalmente quando le Borse perdono due punti e mezzo percentuali si parla di crollo dei listini, oggi, quasi quasi, stiamo festeggiando per un ribasso di questo tenore. Londra (-2,6%), Parigi (-2,4%) e Francoforte (-2,3%) hanno così concluso “the Day after”. E’ andata leggermente meglio al nostro Ftse Mib (-2,08%) l’unico indice di Borsa europeo a poter ancora vantare una performance positiva da inizio anno. A dare una mano al nostro indice principale i conti di Intesa Sanpaolo (+0,66%) che sono risultati superiori al consenso, verrà distribuito un dividendo di 0,203 euro. L’AD Carlo Messina, poi, si è mostrato decisamente ottimista annunciando un piano 2018/2021 molto ambizioso, tuttavia c’è chi ha aumentato la posizione corta sul titolo. Nell’odierna seduta soltanto altri due titoli, entrambi dello stesso comparto, si sono salvati dalle vendite, si tratta di Banco BPM (+1,04%) e Bper Banca (+0,37%), dalle comunicazioni della Consob si è appreso che AQR Capital Management ha limato le posizioni corte sulle due popolari. Per il resto solo ribassi. Pesanti i cali di Finecobank…

Telecom: i broker apprezzano i conti di TIM Brazil e restano buy
News / 7 febbraio 2018

Nel quarto trimestre del 2017 la controllata brasiliana ha registrato indicatori in forte crescita, oltre le previsioni. Si può ben sperare per i conti di Telecom Italia: la view delle banche d’affari. Anche la seduta odierna si è conclusa con il segno meno per Telecom Italia che ha perso terreno per la quarta giornata consecutiva, complice la negativa intonazione del mercato. Il titolo, dopo aver archiviato la sessione di ieri con un calo di quasi due punti e mezzo percentuali, quest’oggi si è difeso un po’ meglio, terminando le contrattazioni a 0,6806 euro, con una flessione dell’1,7%. Vivaci i volumi di scambio visto che a fine giornata sono transitate sul mercato oltre 158 milioni di azioni, rispetto alla media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 94 milioni di pezzi. Telecom Italia si è mantenuto al di sotto di quota 0,7 euro, già ceduta ieri, riportandosi così oltre una soglia che non veniva più rotta al ribasso dagli inizi di dicembre scorso. I risultati del 4° trimestre 2017 di TIM Brazil Oggi il titolo è riuscito a contenere in qualche modo le perdite grazie alle indicazioni positive arrivate da TIM Brasil che ieri in serata ha diffuso i conti…

Borse in calo: ancora discese nel breve. Ecco come approfittarne
News / 7 febbraio 2018

I mercati azionari continuano ad essere preda di una forte volatilità: la correzione però non sorprende diversi analisti che vedono interessanti opportunità per nuovi posizionamenti long. Non si allenta la morsa ribassista sulle Borse europee che, pur avendo recuperato dai minimi intraday, si mantengono tutte in territorio negativo, con ribassi nell’ordine di circa due punti percentuali, ad eccezione di Piazza Affari che al momento vede il Ftse Mib limitare le perdite all’1,5%. A condizionare i listini del Vecchio Continente è l’andamento di Wall Street dove i tre indici principali restano oggetto di una forte volatilità. Dopo un avvio in netto calo anche oggi si è avuto un recupero che ha portato anche in territorio positivo, con successivo ripiegamento poco al di sotto della parità al momento. I motivi alla base delle vendite Come già spiegato in altri interventi presentati oggi sul nostro sito, a seminare il panico tra gli investitori è soprattutto la previsione di un recupero dell’inflazione più marcato del previsto negli Stati Uniti. Questo ha alimentato i timori di un atteggiamento più aggressivo da parte della Fed e di altri Banche Centrali, portando ad un improvviso sell-off. A proposito di quest’ultimo Steven Andrew, gestore del fondo M&G Income…

Perché Wall Street è crollata nonostante l’economia reale vada meglio del previsto
News / 7 febbraio 2018

Sembra paradossale, eppure ci sono alcune ragioni che hanno causato il crollo delle borse americane proprio nel momento in cui l’economia Usa non solo va bene, ma va addirittura molto meglio del previsto. Wall Street perde come mai è ha perso nella sua storia in quello che è stato ribattezzato il “lunedì nero”, che adesso sta diventando un martedì nerissimo per le borse asiatiche. Per avere l’idea di quanto pesante siano state le ultime 24 ore, solo i 500 principali investitori hanno perso circa 115 miliardi in qualche ora. Con casi simbolo come quello di Warrent Buffet, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos, che hanno perso di più di tutti.  Le ragioni potrebbero sembrare contro intuitive. Fino a qualche giorno fa il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricordato al mondo (a Davos) che mai periodo migliore ha avuto l’America, che i record positivi batuti giorno dopo giorno dai mercati azionari americani dimostravano che il suo Paese godeva di ottima salute e che la sua presenza alla Casa Bianca era il motore di questo periodo d’oro. E invitava tutti ad investire negli Usa.  Trump non esagerava. I mercati azionari non sono mai andati così bene e l’economia americana cresce a ritmi superiori rispetto al previsto. Ed è…

Ecco i tre paperoni più colpiti dal crollo di Wall Street
News / 7 febbraio 2018

Nel suo lunedì nero, Wall Street ha registrato il più grande calo della storia, in termini di punti: 1.175,21. Ma il listino newyorkese, ricostruisce il Wall Street Journal, nel corso della seduta è arrivato anche a cedere circa 1.600 punti. In termini percentuali (-4,6%), è il peggior risultato dall’agosto del 2011. Il tonfo di lunedì inoltre ha fatto evaporare 114 miliardi di dollari della fortuna dei 500 paperoni più ricchi del mondo, secondo l’indice dei miliardari di Bloomberg. Il più colpito è stato Warren Buffett, il finanziere 87enne soprannominato l’oracolo di Omaha, che ha perso 5,1 miliardi. Il patron di Facebook, Mark Zuckerberg si piazzato al secondo posto, con perdite per 3,6 miliardi. Non è rimasto immune neppure l’uomo piu’ ricco del mondo, Jeff Bezos, Ceo di Amazon, al terzo posto con il suo patrimonio sceso di 3,3 miliardi di dollari a 116,4 miliardi. fonte: http://www.agi.it/economia/rss

Così i trader robot hanno messo in ginocchio Wall Street
News / 7 febbraio 2018

Panico a Wall Street nel giorno dell’insediamento di Jerome Powell alla guida della Fed. Dopo un’apertura in calo le vendite si sono intensificate nella seconda parte della sessione e in meno di un’ora il Dow Jones ha superato le soglie di 500, 1.000 e 1.500 punti persi, mentre il presidente Donald Trump parlava in un impianto dell’Ohio. Al suo livello più basso, è sceso di oltre il 10% dal suo ultimo record il 26 gennaio. Secondo gli analisti il Dj non è mai scivolato di 1.500 punti in una sola seduta e non era crollato così tanto neanche durante la crisi finanziaria del 2008. Il Dow Jones è appunto arrivato a perdere più di 1.500 punti (oltre il 6%), per poi chiudere a -4,62% a 24.345,62 punti (con una flessione di oltre 1.170 punti), il suo calo maggiore dal 2011. Il Nasdaq ha terminato in flessione del 3,78% a 6.967,53 punti mentre lo S&P 500 ha lasciato sul terreno il 4,10% a 2.648,54 punti. Il Dow Jones tra venerdì e oggi ha bruciato 2.100 punti pari a un calo dell’8%. Il declino, iniziato la settimana scorsa, è stato innescato da un rinnovato nervosismo sull’aumento dei tassi di interesse. Segno di preoccupazione, l’indice Vix, che misura la…