Enel arretra malgrado buona notizia del contratto in Giappone
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Il titolo ha continuato a perdere terreno dopo il forte ribasso di ieri, senza trovare sostegno nelle indicazioni positive delle ultime ore. Equita resta buy. Dopo il netto calo di ieri, quando la giornata si è conclusa con un affondo di oltre tre punti percentuali, anche la seduta odierna non ha riservato nulla di buono per Enel. Il titolo ha terminato le contrattazioni a 4,634 euro, con una flessione dell’1,86% e volumi di scambi molto elevati, visto che a fine giornata sono passate sul mercato oltre 48 milioni di azioni, rispetto alla media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 26,5 milioni di pezzi. Enel non ha beneficiato in alcun modo della notizia diffusi ieri in serata, da cui si è appreso che attraverso EnelX il gruppo si è aggiudicato un nuovo contratto di Demand Response in Giappone per 165 MW. Gli analisti di Equita SIM parlano di una notizia positiva per Enel, definendo interessante il progressivo della controllata Enercon che continua ad aggiudicarsi progetti worldwide. La SIM milanese non cambia idea su Enel e rinnova l’invito ad acquistare, con un prezzo obiettivo a 6 euro. fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Unicredit in lieve calo. Natixis rivede al rialzo target e stime
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Il titolo si è difeso meglio dell’indice Ftse Mib grazie anche alle indicazioni positive arrivate dagli analisti. Il rialzo di quasi il 5% messo a segno nelle ultime due sedute da Unicredit, ha ceduto il posto ad alcune prese di beneficio oggi. Il titolo, che al pari di altri bancari si è difeso meglio dell’indice Ftse Mib, ha terminato gli scambi a 17,758 euro, con un calo dello 0,44% e oltre 33 milioni di azioni scambiate, più del doppio della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 15 milioni di pezzi. Unicredit ha trovato un certo sostegno oggi nelle positive indicazioni arrivate da altre banche d’affari, tra cui Natixis che oggi ha ribadito la raccomandazione “buy” sul titolo, con un prezzo obiettivo alzato da 20,6 a 21,4 euro. Uan mossa quest’ultima he segue i buoni risultati trimestrali diffusi ieri da Unicredit e che hanno portato gli analisti a migliorare le stime sull’utile per azione, con un incremento del 6,4% per quest’anno e del 3,7% per il prossimo. fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Telecom I.: Equita commenta i timori dei sindacati su spin-off
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Il sindacato teme che il progressivo passaggio alla rete in fibra renda ridondante la struttura di personale di TIM rete. Anche l’ultima seduta della settimana si è conclusa in calo per Telecom Italia che dopo il rally di mercoledì scorso già ieri aveva prestato il fianco alle prese di profitto, cedendo oltre un punto e mezzo percentuale. Non molto diversa la conclusione odierna visto che il titolo si è fermato a 0,6988 euro, con un ribasso dell’1,49% e circa 110 milioni di azioni scambiate, al di sopra della media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 95 milioni di pezzi. Il tema caldo per Telecom Italia resta quello della separazione della rete e non più tardi di oggi un articolo del Sole 24 Ore ha raccolto le preoccupazioni dei sindacati su questa operazione. Gli analisti di Equita SIM parlano di un articolo interessante perché vengono formulate alcune ipotesi sul perimetro delle rispettive attività che a loro sembrano piuttosto ragionevoli, anche se non è chiara la fonte di queste ipotesi. Stando a quanto scrive la stampa, la società della rete potrebbe avere ricavi pari a 4,5 miliardi di euro e 1,8 miliardi di Ebitda, con circa 20.000 dipendenti. La SIM…

Banca Carige: perdita di 380,5 mln nel 2017
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige ha approvato i risultati preliminari consolidati al 31 dicembre 2017. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige ha approvato i risultati preliminari consolidati al 31 dicembre 2017. Il quarto trimestre del 2017 ha rappresentato il fulcro dell’execution della prima parte del Piano Industriale 2017 – 2020 (“Piano”) costituita dal rafforzamento patrimoniale da oltre €1,0 miliardo. I principali contributi al rafforzamento patrimoniale sono stati l’Aumento di Capitale da €544,0 milioni, l’operazione di Liability Management (“LME”) effettuata su €510,0 milioni di obbligazioni subordinate Tier1 (“T1”) e Lower Tier2 (“LT2”) e la cessione dell’immobile di pregio sito in C.so Vittorio Emanuele a Milano per €107,5 milioni. In esecuzione degli obiettivi di derisking del Piano, la Banca ha perfezionato il deconsolidamento di €2,2 miliardi GBV (gross book value) di sofferenze tramite due operazioni distinte: una cartolarizzazione assistita da garanzia dello Stato (“GACS”) per circa €940 milioni e la cessione di un portafoglio di €1,2 miliardi GBV finalizzata a dicembre a Credito Fondiario. Tali operazioni sullo stock di credito deteriorato (-34,6% rispetto a dicembre 2016) hanno permesso alla Banca, non solo di rispettare ampiamente il target di asset quality assegnato dalla Banca Centrale Europea (“BCE”) per il 2017…

Eurostoxx Telecommunications in forte difficolta’
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Eurostoxx Telecommunications in forte difficolta’. Eurostoxx Telecommunications in forte difficolta’. Ilsettoriale EURO STOXX® Telecommunications (EU0009658566) ha violato con un gapribassista il 6 febbraio in area 295 euro il 61,8% di ritracciamento del rialzodai minimi di giugno 2013, un supporto che aveva contenuto a giugno e dicembre2016 le spinte al ribasso. Questa percentuale di ritracciamento, ricavata dallasuccessione di Fibonacci, viene considerata dagli studiosi dei grafici come ilconfine oltre il quale diventa difficile continuare a credere in uno scenariodi semplice correzione, in altre parole, se la violazione di area 295 dovessetrovare conferma anche nelle oscillazioni delle prossime sedute, leprobabilita’ che la discesa vista dai massimi di luglio 2015 si dimostri solouna pausa rispetto al rialzo in atto dai minimi di meta’ 2013 si ridurrebberonotevolmente. Ulteriori conferme negative verrebbero al di sotto di area270/72, dove si collocano i minimi di dicembre 2013 e di ottobre 2014, conrischio in quel caso di movimenti in area 250 almeno, base del canaledecrescente che contiene le oscillazioni degli ultimi due anni e mezzo circa.Solo oltre 296,42, lato alto del gap del 6 febbraio, l’indice potrebbe tentareil test in area 308 della trend line disegnata dai minimi dello scorso giugno.Al di sopra di quei livelli possibile poi il…

Ftse Mib accusa il colpo
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Di certo non si può dire che le resistenze, importantissime e “storiche”, sul future dell’indice di borsa italiana Ftse Mib 40 non siano state sentite dal mercato. Di certo non si può dire che le resistenze, importantissime e “storiche”, sul future dell’indice di borsa italiana Ftse Mib 40 non siano state sentite dal mercato. Ne è testimone il repentino dietrofront, avvenuto nella scorsa settimana e all’inizio di questa, sino a raggiungere non a caso proprio i supporti collocabili in area 22.100- 22.000 punti (Figura 1). Figura 1. Future FtseMib40 – grafico giornaliero Ed era lecito attenderselo. Parlando di resistenze sull’ indice, infatti, area 23.700 è un ostacolo talmente forte da avere sempre respinto la salita delle quotazioni negli ultimi dieci anni (Figura 2): difficile che il prezzo non fosse accusato anche in questa circostanza. Figura 2. Future FtseMib40 – grafico settimanale Inoltre, relativamente al modo in cui il mercato è salito, si può sollevare qualche implicito sospetto e qualche motivo in più di cautela: la forma della salita fa infatti pensare più ad un rimbalzo che ad un vero e proprio rialzo (Figura 3). Figura 3. Future FtseMib40 – grafico settimanale La prudenza nell’ approcciare il mercato in acquisto è…

Tra dollaro e commodity
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Non tutte le ciambelle riescono col buco, tantomeno sui mercati. Non tutte le ciambelle riescono col buco, tantomeno sui mercati. Relazioni consolidate si sbriciolano miseramente, correlazioni intermarket sono messe in discussione, con i poveri investitori che si muovono sempre più disorientati. Prendiamo un confronto consolidato: quello fra dollaro e materie prime. Poiché quasi tutte le commodity sono tradizionalmente quotate in dollari, la debolezza del biglietto verde tende ad essere associata all’irrobustimento degli indici come il CRB Index o il Thomson-Reuters Commodity Index. E viceversa: quando la divisa USA mostra i muscoli, petrolio, oro si muovono in direzione opposta. Ma è sempre così? Non diremmo: nel 2017, ad esempio, il Bloomberg Dollar Index è precipitato dell’8%, ma ciò non ha fornito alcun beneficio alle materie prime: il già citato TR Commodity Index ha chiuso l’anno pressoché immutato, il Goldman Sachs Commodity Index ha messo a segno una performance generosa soltanto grazie alla maggiore ponderazione garantito alle fonti di energia. Per capire una volta per tutte se sussiste effettivamente una relazione inversa fra dollaro e materie prime, dobbiamo affidarci alla statistica. Nel momento in cui i guru cercando di bianchettare improbabili previsioni di una «parità imminente» fra euro e dollaro, con le…

Tanto tuonò che piovve
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

L’andamento del FTSE/MIB nelle ultime sedute, infatti, ha completamente annullato i sorprendenti guadagni realizzati nel mese di gennaio. Sebbene il mercato azionario italiano rimanga tecnicamente ancora impostato al rialzo, cominciano ad intravedersi i primi pericolosi segni di ritracciamento, se non addirittura di inversione. L’andamento del FTSE/MIB nelle ultime sedute, infatti, ha completamente annullato i sorprendenti guadagni realizzati nel mese di gennaio, quando i prezzi avevano accelerato la propria corsa fino a raggiungere l’importante livello posto intorno ai 24.000 punti. In pochi giorni i prezzi sono scesi molto violentemente (martedì 6 febbraio si è registrato un – 4% subito in apertura) fino a toccare il livello 21.900 e si sono appoggiati sulle due fondamentali trendline rialziste che hanno sostenuto le quotazioni negli ultimi 14 mesi. In pratica, il trend rialzista è in pericolo e chi fino a qualche settimana fa intravedeva uno storico movimento esplosivo al rialzo oltre l’imminente soglia dei 24.500, ora si trova parecchio spaesato. Come sempre in questi casi gli operatori si dividono tra due fazioni: quelli che considerano il recente crash come uno storno che può rappresentare una buona opportunità di acquisto e quelli che preferiscono liquidare parte delle posizioni in portafoglio, pur consapevoli che le vendite…

Wall Street soffre di più (ma guadagna di più)
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Non accenna a rientrare la forte turbolenza originatasi a Wall Street. Non accenna a rientrare la forte turbolenza originatasi a Wall Street. Al contrario, lo S&P500 scende a nuovo minimo e, nel giro di meno di due settimane, formalizza una correzione che mancava da quasi due anni. Si vede che i mesi di febbraio sono destinati a scuotere i nervi degli investitori: il Fear&Greed Index, calcolato da CNN Money, ieri è sceso a 8 punti: «Extreme Fear». Un dato appunto estremo, ma insufficiente da solo, ad garantire l’esaurimento della pressione delle vendite. Malgrado Wall Street sia nel G25 l’unico mercato a denunciare una contrazione a doppia cifra percentuale nelle ultime 9 sedute, paradossalmente è quello più distante dalla neutralizzazione del bull market degli ultimi nove anni. Merito del boom maturato dalla fine dell’estate in avanti, che ha generato un cuscinetto di sicurezza che per ora mette il mercato al riparo degli artigli dell’Orso. Nel resto dei listini più importanti, la situazione è meno confortante: Eurostoxx e DAX, tanto per citarne un paio, sono alle prese con i rispettivi long stop mensili, mentre Piazza Affari si accinge a sollecitare nuovamente l’argine che finora ha contenuto tutte le correzioni successive al minimo…

Si ricomincia a comprare
Finanza/Economia / 10 febbraio 2018

Piazza Affari subisce anche lei a inizio settima il flash crash mondiale che ha riportato il Ftsemib anche sotto i 22.000 punti. Piazza Affari subisce anche lei a inizio settima il flash crash mondiale che ha riportato il Ftsemib anche sotto i 22.000 punti, per poi mettere a segno un bel recupero fino a quota 23.000.  L’odierna stabilizzazione in area 22.500 rende il quadro piuttosto chiaro..vi è stata un’inversione di breve, ma al momento il trend di medio non risulta ancora compromesso. Gli eccessi di breve sono stai quindi smaltiti, tuttavia per una vera “pulizia” del mercato, si avrebbe bisogno di un’altra fase ribassista che proietti l’indice verso i supporti presenti a 21.600 ed eventualmente 21.000 per il mese di marzo. Segnali di ripresa rialzista sopra l’area 22.850/23.000, ma a questo punto, essendo anche sotto scadenza elettorale, non sarà facile un ritorno veloce verso i max a 24.000 punti. Operativamente, se non lo si sono già fatti, si possono cominciare a fare dei primi acquisti, privilegiando i titoli che daranno dei buoni dividendi, mentre per titoli più aggressivi si preferisce attendere ribassi più marcati, possibilmente sotto i 22.000 dell’indice..l’area 21.600 sarebbe perfetta, ma ovviamente dipenderà anche dai prezzi dei singoli…