Banca Carige: perdita di 380,5 mln nel 2017

10 febbraio 2018

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige ha approvato i risultati preliminari consolidati al 31 dicembre 2017.

Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige ha approvato i risultati preliminari consolidati al 31 dicembre 2017. Il quarto trimestre del 2017 ha rappresentato il fulcro dell’execution della prima parte del Piano Industriale 2017 – 2020 (“Piano”) costituita dal rafforzamento patrimoniale da oltre €1,0 miliardo. I principali contributi al rafforzamento patrimoniale sono stati l’Aumento di Capitale da €544,0 milioni, l’operazione di Liability Management (“LME”) effettuata su €510,0 milioni di obbligazioni subordinate Tier1 (“T1”) e Lower Tier2 (“LT2”) e la cessione dell’immobile di pregio sito in C.so Vittorio Emanuele a Milano per €107,5 milioni. In esecuzione degli obiettivi di derisking del Piano, la Banca ha perfezionato il deconsolidamento di €2,2 miliardi GBV (gross book value) di sofferenze tramite due operazioni distinte: una cartolarizzazione assistita da garanzia dello Stato (“GACS”) per circa €940 milioni e la cessione di un portafoglio di €1,2 miliardi GBV finalizzata a dicembre a Credito Fondiario. Tali operazioni sullo stock di credito deteriorato (-34,6% rispetto a dicembre 2016) hanno permesso alla Banca, non solo di rispettare ampiamente il target di asset quality assegnato dalla Banca Centrale Europea (“BCE”) per il 2017 (totale credito deteriorato €4,8 miliardi GBV vs target BCE di €5,5 miliardi GBV), ma di portarsi già a ridosso del target 2018 (€4,6 miliardi GBV) con un anno di anticipo. Nel quarto trimestre dell’esercizio il Gruppo ha anche concluso un accordo per la cessione della piattaforma di gestione delle sofferenze a Credito Fondiario, nonché siglato un contratto per la cessione dell’80,1% della società di credito al consumo del Gruppo Creditis con Chenavari; tali accordi sono in attesa del completamento dell’iter autorizzativo richiesto da entrambi gli acquirenti, che permetterà di arrivare al closing delle operazioni nel corso del primo semestre 2018. La Banca sta inoltre proseguendo le trattative per la cessione del Merchant Acquiring con obiettivo di chiudere la negoziazione entro il primo semestre 2018. A ciò si aggiunge la prossima cessione di circa €500 milioni GBV di inadempienze probabili (“UTP”) prevista a Piano e il deconsolidamento attualmente in fase di studio di un ulteriore portafoglio di sofferenze fino a €1,0 miliardo GBV. A conclusione di tali operazioni e in conseguenza della prudente politica di coverage, entro il 2018 lo stock complessivo di credito deteriorato netto è previsto attestarsi a €1,5 miliardi (€2,6 miliardi GBV), ben al di sotto quindi dei target BCE per il 2018 (€4,6 miliardi GBV) e il 2019 (€3,7 miliardi GBV) e con un NPE ratio netto atteso inferiore al 10% (9,5%).

I risultati di conto economico del Gruppo Carige
I proventi operativi netti core si attestano a €516,5 milioni in conseguenza della contrazione del margine di interesse (-9,8% vs 2016) condizionato dal derisking e dal deleveraging del portafoglio crediti, oltre ad una riduzione dei proventi da attività da trading (-70,9% vs 2016). Gli oneri di gestione core si attestano a €508,8 milioni in calo del 5,0% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. In particolare le spese ricorrenti per il personale risultano in calo di €17,9 milioni (-5,7% vs 2016) per effetto delle manovre di riduzione strutturale del costo del lavoro, mentre le spese amministrative risultano stabili (-0,7% vs 2016); in deciso calo le rettifiche di valore su immobilizzazioni materiali e immateriali che si attestano a €36,4 milioni (-17,0% vs 2016). Il margine operativo lordo, espressione del risultato della gestione caratteristica del Gruppo, chiude l’anno sostanzialmente in pareggio (+€7,7 milioni), mentre il margine operativo netto si attesta a -€728,5 milioni dopo aver contabilizzato rettifiche di valore nette su crediti per €416,5 milioni e le perdite relative ad operazioni di cartolarizzazione o di cessione di portafogli di crediti deteriorati per complessivi €321,5 milioni lordi. Sul risultato lordo (-€577,8 milioni) impattano gli effetti non ricorrenti riconducibili a:
– utile lordo relativo all’operazione di LME per €221,5 milioni
– plusvalenza relativa alla cessione dell’immobile di Milano per €85,4 milioni
– severance relativa alle spese per il personale pari a €61,5 milioni, principalmente frutto dell’accordo sindacale siglato in dicembre
– spese amministrative relative alle operazioni straordinarie per €10,4 milioni

  • rettifiche di valore su attività materiali e immateriali per €14,9 milioni e collegate alla svalutazione del software in funzione dell’accordo di outsourcing delle attività di IT
  • accantonamenti netti al fondo rischi per €24,2 milioni, in gran parte generati dalle garanzie e dagli impegni prestati nell’ambito del contratto di cessione delle compagnie assicurative (€19,7 milioni) e dagli accantonamenti effettuati a fronte delle spese previste per la chiusura delle 58 filiali (€3,5 milioni)
  • tributi e oneri di Sistema (SRF, DGS, Schema volontario e svalutazione fondo Atlante) per €41,1 milioni
  • canone DTA per €13,9 milioni.
    Il beneficio fiscale risulta pari a €166,3 milioni, mentre il risultato delle attività non ricorrenti in via di dismissione si attesta a €26,1 milioni e rappresenta l’utile riconducibile alla controllata Creditis.
    La perdita del periodo di pertinenza della Capogruppo si attesta quindi a €380,5 milioni.

Gli aggregati patrimoniali del Gruppo Carige
La raccolta diretta da clientela privata e imprese si attesta a €14,0 miliardi in calo dell’11,0% rispetto all’esercizio precedente. In particolare la contrazione si è concretizzata nell’ultimo trimestre, guidata dalla raccolta a breve (-€1,2 miliardi), mentre la raccolta a medio lungo si contrae di €0,5 miliardi. Nell’esercizio appena concluso sono stati rimborsati €600,0 milioni di un prestito senior garantito dallo Stato, €734,0 milioni di obbligazioni senior unsecured collocate presso la clientela retail, €20,0 milioni di un prestito subordinato LT2; €510,0 milioni di obbligazioni subordinate sono state oggetto dell’operazione di LME conclusa a fine ottobre. Nonostante le tensioni registrate sul mercato della raccolta e le rilevanti scadenze obbligazionarie rimborsate nell’anno il profilo di liquidità si mantiene su livelli ampiamente adeguati, con l’indicatore LCR pari al 156% al 31 dicembre 2017, e attività libere stanziabili per oltre €2,0 miliardi. Stabile la raccolta indiretta a €21,3 miliardi, con la componente gestita che migliora del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente guidata nella crescita sia dai fondi comuni (+7,2%) che dai prodotti assicurativi (+6,2%). Gli impieghi a clientela si attestano a €17,2 miliardi con la componente a medio/lungo – al netto delle sofferenze – che nel terzo trimestre risulta sostanzialmente stabile in funzione di un allentamento dell’azione di deleveraging; i nuovi mutui a privati (€476,0 milioni) e imprese (€799,0 milioni) sono in linea a quanto erogato nell’esercizio precedente. Il derisking del portafoglio crediti deteriorati, finalizzato nel secondo semestre dell’anno in execution del Piano, effettuato deconsolidando €2,2 miliardi GBV di sofferenze tramite la cartolarizzazione GACS per circa €940 milioni e la cessione pro-soluto di un portafoglio crediti per €1,2 miliardi, unite ad una gestione proattiva del portafoglio crediti deteriorati, hanno consentito di chiudere l’esercizio con una riduzione dello stock complessivo del 34,6%. Il portafoglio crediti deteriorati si attesta a fine esercizio a €4,8 miliardi GBV di cui €1,7 miliardi di sofferenze e €3,0 miliardi di UTP; in termini netti il portafoglio scende dai €4,0 miliardi di fine 2016 a €2,7 miliardi di fine esercizio. Il coverage del portafoglio crediti deteriorati sale al 47,5% includendo i write-offs, con il coverage sofferenze che si porta al 68,3% e quello sugli UTP al 35,1% entrambi al di sopra dei target fissati dalla BCE (rispettivamente 63% e 32%); il coverage delle esposizioni scadute, pari al 18,0% risulta allineato al target BCE (18%). Il portafoglio titoli governativi (€1,7 miliardi) mantiene un profilo di rischio conservativo in termini di dimensione (86,3% dei fondi propri) e di duration (3,0 anni). Escludendo la partecipazione detenuta in Banca d’Italia, l’83,9% del portafoglio è costituito da titoli governativi italiani. Gli indicatori di solidità patrimoniale2 beneficiano dell’articolata serie di operazioni straordinarie di rafforzamento effettuate nel secondo semestre: CET1 Ratio Phased-in: 12,4%; TCR Ratio Phased-in: 12,6%; Leverage Ratio Phased-in: 7,4%.

Con riferimento alla richiesta di diffusione di informazioni ai sensi dell’art. 114, comma 5, del TUF, contenuta nella Comunicazione pervenuta da Consob in data 15 marzo 2017 si evidenzia un risultato dei valori consuntivi relativi all’esercizio 2017 inferiore di circa il 12,6% rispetto alle previsioni del Piano Industriale approvato a settembre 2017. La variazione è parzialmente ascrivibile allo slittamento dell’operazione di cessione del Merchant book al 2018 e parzialmente ad un margine di interesse e commissionale complessivamente inferiore alle aspettative per circa il 4%.

(RV – www.ftaonline.com)

fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

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