Wall Street soffre di più (ma guadagna di più)

10 febbraio 2018

Non accenna a rientrare la forte turbolenza originatasi a Wall Street.

Non accenna a rientrare la forte turbolenza originatasi a Wall Street. Al contrario, lo S&P500 scende a nuovo minimo e, nel giro di meno di due settimane, formalizza una correzione che mancava da quasi due anni. Si vede che i mesi di febbraio sono destinati a scuotere i nervi degli investitori: il Fear&Greed Index, calcolato da CNN Money, ieri è sceso a 8 punti: «Extreme Fear». Un dato appunto estremo, ma insufficiente da solo, ad garantire l’esaurimento della pressione delle vendite.

Malgrado Wall Street sia nel G25 l’unico mercato a denunciare una contrazione a doppia cifra percentuale nelle ultime 9 sedute, paradossalmente è quello più distante dalla neutralizzazione del bull market degli ultimi nove anni. Merito del boom maturato dalla fine dell’estate in avanti, che ha generato un cuscinetto di sicurezza che per ora mette il mercato al riparo degli artigli dell’Orso. Nel resto dei listini più importanti, la situazione è meno confortante: Eurostoxx e DAX, tanto per citarne un paio, sono alle prese con i rispettivi long stop mensili, mentre Piazza Affari si accinge a sollecitare nuovamente l’argine che finora ha contenuto tutte le correzioni successive al minimo di fine 2016. Un nuovo test rischierebbe di essere fatale; tenuto conto di quanto di negativo commentato in sede di Outlook annuale. L’indice Midex delle medie capitalizzazioni, vera spina dorsale del listino nazionale dal 2012 in avanti, condivide la medesima condizione tecnica di precarietà.

A livello generale, malgrado la violenza del ribasso delle ultime due settimane, siamo indotti a classificare il movimento ancora di natura correttiva: la Advance-Decline line del G25 rimane al di sopra degli argini, etichettando questo movimento in maniera non dissimile da quanto fatto in concomitanza con le elezioni americane, con il referendum britannico e prima ancora con la turbolenza da hard landing in Cina; tanto per richiamare i catalizzatori di ribasso più recenti.

Ciò non toglie che da un lato sia improbabile confidare in una ripartenza imminente; dall’altro, sia ravvisabile una cautela maggiore: se il mese fosse terminato oggi, il modello di asset allocation taglierebbe di almeno dieci punti l’esposizione in azioni, rispetto ad una allocazione peraltro da tempo lontana dai livelli aggressivi di un anno fa.

Nota. Il presente commento è un estratto sintetico del Rapporto Giornaliero, pubblicato tutti i giorni entro le 8.20 da AGE Italia; pertanto eventuali riferimenti a studi tecnici vanno intesi riferiti ai grafici ivi riportati.

fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

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