A Wall Street si è interrotto l’idillio delle Borse

14 febbraio 2018

Inflazione e tassi alimentano le vendite su S&P 500.

Scenario deteriorato per le Borse statunitensi. La scorsa settimana l’S&P500 non solo ha bruciato tutto il guadagno realizzato da inizio anno, ma ha anche cumulato una performance negativa del 3,5%*. Il principale listino americano sta dunque dando segnali di debolezza da monitorare con attenzione. Non ha fatto meglio il DOW JONES che ha perso nello stesso periodo il 3,5%*. Meno pesante il NASDAQ COMPOSITE (-1,8%*.) Leitmotiv della debolezza sempre la paura di un innalzamento dell’inflazione più veloce delle attese che potrebbe portare la FED a incrementare i tassi più di quanto già stabilito. E sempre negli USA la rottura della soglia del 2,8%* del rendimento decennale e del 3,1* sul trentennale, ha scatenato sull’S&P 500 ulteriori vendite a metà della scorsa settimana.

Venerdì scorso poi è arrivato il via libera del Senato USA ad una legge che consente ulteriore spesa pubblica su un arco biennale per un totale di 300 miliardi* di dollari. Cosa che ovviamente ha impattato sui mercati obbligazionari alimentando attese di emissioni molto corpose. Inoltre questa notizia viene anche letta positivamente in chiave di stimolo ulteriore all’economia americana, rinvigorendo le preoccupazioni di quanti temono che un ulteriore rialzo dei tassi nel 2018 non sia un’ipotesi così lontana. Da un punto di vista fondamentale però la situazione rimane costruttiva per l’economia americana con tutti i principali dati macroeconomici positivi. Lo scossone ricevuto dall’indice inoltre ha sgonfiato anche la valutazione dell’S&P 500. Il listino americano tratta infatti il P/E 2018 a 17,3 volte*, valore a sconto del 4%* sulla mediana storica degli ultimi 10 anni.

*Fonte dati: Bloomberg Finance L.P.

Analisi tecnica

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