BOfA: i gestori non si fidano del mercato. E lasciano l’Europa

15 febbraio 2018

Dal nuovo report mensile di Bank Of America emergono preoccupazioni tra i gestori, che scelgono il cash nel timore di ulteriori pullback.

I grandi gestori sono preoccupati che altre turbolenze possano investire i mercati dopo la correzione degli ultimi giorni.

Investitori scelgono la liquidità

Lo rivela il consueto sondaggio mensile di Bank of America Merrill Lynch, secondo cui è salito dal 30% al 50% il numero dei manager che dichiarano di aver nell’ultimo mese preso delle decisioni a protezione del portafoglio contro la possibilità di ulteriori ribassi nei prossimi tre mesi.

Una preoccupazione che ha condotto gli oltre 200 manager interpellati tra il 2 e l’8 febbraio dalla banca americana a reindirizzare una parte dei loro asset verso la liquidità: la percentuale media di cash nei portafogli, cresciuta al 4,7% dal 4,4% di gennaio, si attesta ora oltre la media degli ultimi 10 anni (4,5%).

Equity in ritirata

La cautela produce intanto una parziale ritirata dall’azionario. I gestori hanno tagliato il sovrappeso netto in equity al 43% dal 55% del primo mese dell’anno, producendo il maggior decremento percentuale degli ultimi 24 mesi.

Tra i singoli mercati, ad emergere inoltre  come area in questo momento poco attraente per gli investitori è in particolare l’Europa, dove secondo la rilevazione l’esposizione dei gestori è ai minimi da quasi un anno. “Anche se migliora la fiducia verso gli utili europei, i cicli di profitto statunitensi e dei Paesi Emergenti appaiono al momento più favorevoli agli investitori,” spiega Manish Kabra, head of European quantitative equity strategy di BofA Merrill Lynch. 

Pericolo bond

Persiste nel frattempo la scarsa propensione dei gestori per il mercato obbligazionario.  Le allocazioni ai bond sono calate a febbraio a un record negativo del 69% di sottopeso, che si spiega con i timori legati al possibile aumento dell’inflazione.

Come altro fattore di preoccupazione i manager citano invece la possibilità di un qualche errore di politica monetaria della Federal Reserve o della BCE (18%). Otto su dieci prevedono in ogni caso che i tassi d’interesse globali cresceranno nei prossimi 12 mesi.

La maggior parte dei manager, il 70%, pensa infine che ci si trovi ormai in una fase tarda del ciclo economico, il picco che precede una fase di recessione.  la percentuale massima degli ultimi 10 anni. 

 

fonte: http://www.trend-online.com/prp/rss.xml

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