Funko, dopo la difficile IPO soci alla class action

21 febbraio 2018

Lo studio legale USA Robbins Arroyo noto per le cause promosse a difesa degli azionisti, è intervenuto anche sul dossier di Funko, importante produttore di giocattoli su licenza quotatasi di recente con esiti piuttosto deludenti.

Lo studio legale USA Robbins Arroyo noto per le cause promosse a difesa degli azionisti, è intervenuto anche sul dossier di Funko, importante produttore di giocattoli su licenza quotatasi di recente con esiti piuttosto deludenti. Il collocamento di 10.416.666 azioni della società a un prezzo di 12 dollari (sotto il range della valutazione in fase di IPO tra 14 e 16 dollari) è stato seguito da un crollo dei prezzi del 41% a circa 7,07 dollari.

Bloomberg in un articolo dello scorso 2 novembre 2017 ha evidenziato che il prospetto per la quotazione di Funko sottolineava che un importante indicatore dei profitti del gruppo era cresciuto in media dell’86% negli ultimi due anni e che la bottom line del conto economico (in altri termini gli utili) era cresciuto di almeno il 16% in media nel 2015 e nel 2016. Funko tuttavia aveva registrato perdite da più di 10 milioni di dollari nel primo semestre del 2017 e questo, secondo Bloomberg era “l’ultimo esempio della contabilità da circo di Wall Street”. Al disallineamento si arrivava tramite l’incentramento dei conti di Funko sull’adjusted ebitda che esclude un certo numero di costi migliorando in genere i risultati. Il vero problema è che ogni società tende a calcolare a modo proprio l’ebitda adjusted.
Nello specifico Funko aveva dichiarato un ebitda adjusted 2016 di 97 milioni in crescita esplosiva dai 28 milioni del 2014, ma appena due anni prima la stessa Funko era stata venduta un fondo di private equity: un’operazione straordinaria esclusa dall’ebitda adjusted (nonostante la compagnia affermi di volere fare ulteriori accordi in futuro) con un vantaggio per quest’ultimo di un taglio di costi di quasi 25 milioni.
Altra voce contestata da Bloomberg riguardava le proprietà intellettuali da circa 250 milioni di dollari, elevate come tipico per una società i cui prodotti sono realizzati in licenza, ma oggetto di una svalutazione da 19,5 milioni di dollari nel 2016 esclusa anch’essa dall’adjusted ebitda così come le spese per interessi (+14,5 milioni di dollari).

La novità di oggi è però che gli azionisti adesso ricorrono al tribunale con una *class action *contro Funko della quale anche lo studio legale *Bronstein, Gewirtz & Grossman *ha reso conto.

(GD – www.ftaonline.com)

fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

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