Le chitarre Gibson a rischio fallimento

21 febbraio 2018

Il mito non muore mai ma le aziende che lo hanno fatto nascere, invece, sì. E se la musica di B.B. King, Lennon, Jimmy Page, Hendrix, Clapton, Dylan, Presley, Marley e Santana rimarrà per sempre, l’azienda che gli forniva le chitarre, però, rischia di scomparire.

Il mito non muore mai ma le aziende che lo hanno fatto nascere, invece, sì. E se la musica di B.B. King, Lennon, Jimmy Page, Hendrix, Clapton, Dylan, Presley, Marley e Santana rimarrà per sempre, l’azienda che gli forniva le chitarre, però, rischia di scomparire.

La situazione dell’azienda

L’ultimo esempio, in ordine di tempo, è arrivato qualche settimana fa con l’annunciato fallimento di Borsalino, la storica azienda produttrice di cappelli che, entrata nella storia grazie all’aiuto del cinema, non è riuscita a restarci nonostante un tentativo di modernizzazione e un ampliamento del prodotto offerto. Oggi, invece, gli ultimi rintocchi della campana rischiano di suonare per la Gibson nonostante le entrate superino il miliardo di dollari. 

Troppi i debiti contratti (si parla di 375 milioni di dollari senza contare i 145 milioni presi in prestito dalle banche) e troppo poco tempo per riuscire a trovare i capitali (in questo caso la deadline è fissata al 23 luglio): questo il resoconto fatto dal Nashville Post cui si aggiunge quello altrettanto drammatico suggerito da Kevin Cassidy di Moody’s. Due anni fa la società di rating relegò la Gibson ad un giudizio CAA2, cioè con “scarsa qualità e dal rischio d’investimento molto alto” e oggi per lo storico marchio di strumenti musicali prevede tre strade: cedere parte del capitale, rinegoziare i debiti o dare il via al procedimento fallimentare. Una sfida troppo ardua per il direttore finanziario, Bill Lawrence che ha dato forfait, alimentando così i sospetti che la nave sia destinata ad una inevitabile deriva finanziaria. Unico ad iniettare fiducia è Henry Juszkiewicz, amministratore delegato il quale alla stampa ha illustrato la strategia adottata dall’azienda per riuscire a razionalizzare la sua difficile situazione finanziaria: monetizzare gli asset non produttivi per riuscire a canalizzare risorse verso il taglio del debito e il potenziamento delle voci più fruttuose.

Un posto nella storia

La “Gibson Mandolin-Guitar Manufacturing Company” nasce nel 1902 come ditta che produce, visto il nome, anche mandolini e più ampi strumenti a corda (il banjo spopolava all’epoca) da Orville Gibson il quale senza alcuna competenza tecnica al di fuori di un particolarissimo talento naturale, nel 1894 avvia la produzione di chitarre e affini. A perfezionare il tutto ci penserà Lloyd Loar, ingegnere del suono, a cui si deve la creazione della L-5 cui seguiranno negli anni la Es-150 da molti considerata la migliore mai prodotta. Sempre della Gibson, poi, la prima chitarra elettrica tra le mani di Sex Pistols, Guns N’ Roses, Led Zeppelin, Who, strumento nato ad opera di Les Paul ma in una versione talmente rudimentale che trovò la sua applicazione solo come modello da contrapporre alla Broadcaster di Leo Fender. Nasce così la Gold Top che arriverà a conquistare anche le braccia di David Gilmour, sostenitore della Fender a tutti gli effetti il quale, però, preferì proprio una Gibson per il solo di Another Brick in the Wall pt.II. 

 

fonte: http://www.trend-online.com/prp/rss.xml

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