Bitcoin: parte una causa da $10 mld contro il presunto inventore

28 febbraio 2018

Craig Wright, l’uomo australiano che ha affermato di esser l’inventore del Bitcoin, va in tribunale con l’accusa di aver intascato indebitamente 5 miliardi in quote della fortunata criptovaluta che appartenevano a un suo collega morto nel 2013

Se come ha detto Jamie Dimon il mondo del Bitcoin è pieno di truffe, la prima e più clamorosa tra quelle perpetrate finora potrebbe essere opera nientemento che del suo misterioso creatore.

Bitcoin: fondatore accusato di frode

Craig Wright, l’uomo australiano che ha affermato due anni fa – salvo poi ritrattare – di esser l’inventore della blockchain celatosi per anni sotto l’identità fittizia di Satoshi Nakamoto, è stato infatti citato in tribunale con l’accusa di aver intascato indebitamente 5 miliardi di dollari, tra quote della “sua” fortunata criptovaluta e proprietà intellettuali, che appartenevano a un suo collega morto nel 2013.

Wright-Satoshi avrebbe in sostanza utilizzato dei falsi contratti e delle false firme nel corso degli anni per farsi passare per Dave Kleiman, un informatico suo socio deceduto cinque anni fa e ben conosciuto anch’esso nella comunità cripto degli albori.

Ad accusare l’uomo, depositando una citazione presso il tribunale di Palm Beach, in Florida, proprio i familiari di Kleiman, che hanno spiegato in un comunicato pubblico le ragioni alla base del contenzioso.

L’accusa a “Satoshi”

“Craig ha inventato una serie di contratti con l’obiettivo di trasferire gli averi di Dave verso le sue imprese. Ha modificato le date di questi contratti e vi ha apposto la sua firma”, scrivono nel documento, reclamando adesso qualcosa come 10 miliardi tra somme dovute (poco più di 5 mld), danni e interessi maturati nel tempo.

Wright e Kleiman avevano creato nel 2011 una società dal nome W&K Info Defense Research LLC, lavorando insieme per qualche anno allo sviluppo della tecnologia Blockchain e avviando una impresa di “mining”, il processo con cui si “estraggono”, ovvero si creano i bitcoin.

Secondo Fortune,  i due controllavano al momento della morte di Kleiman una quota di bitcoin per un valore di circa 1,1 milioni di dollari, conservati in dei fondi fiduciari con sede a Singapore, alle Seychelles e nel Regno Unito, oltre che una serie di brevetti legati allo sviluppo della blockchain.

Bitcon: Wright è davvero Nakamoto?

Pochi cenni sulla controversia legata alla paternità del bitcoin. Nel documento presentato in tribunale, resta “non chiarito” se Wright, Kleiman o i due insieme siano responsabili della creazione della criptovaluta, Il documento però specifica che è “innegabile” che la coppia è stata coinvolta nello sviluppo della blockchain “fin dalle origini”, e che i due hanno acquisito un “ampio” numero di bitcoin tra il 2009 e il 2013.

Wright, la cui storia era già stata resa nota al grande pubblico in un romanzo del giornalista inglese Andrew O’Hagan, La vita segreta: tre storie dell’era digitale, era rimasto nell’ombra fino al 2015, quando venne scovato dagli agenti del fisco australiani.

Nel 2016 pubblicò poi un post in cui affermava di essere stato alla testa del gruppo di programmatori che si celerebbe sotto l’identità di Satoshi Nakamoto, senza però fornire mai la prova crittografica che avrebbe risolto definitivamente i dubbi su uno dei misteri più fitti delle storia dell’informatica. 

 

 

fonte: http://www.trend-online.com/prp/rss.xml

Nessun commento

I commenti sono chiusi.