Fitch conferma rating italiano
News / 18 marzo 2018

Fitch conferma il rating italiano a BBB. Outlook stabile. Investimenti e consumi privati che hanno sostenuto la crescita sono stati promossi, l’attenzione è sempre sul tallone d’achille del Bel Paese: la politica. Il rapporto debito/PIL è stato migliore delle aspettative nel 2017. Complici sia la ripresa internazionale in atto agganciata dall’Italia, sia la reazione del Bel Paese. Ma i numeri sono ancora insufficienti. Per Fitch il debito pubblico è ancora  troppo elevato e l’incertezza del risultato elettorale rischia di compromettere la situazione. L’Italia è l’unico Paese con un rating emesso da Fitch così elevato se si confrontano i rapporti debito/PIL di altri Stati. Pertanto, non sono ammesse distrazioni e colpi di testa come in passato per il rilancio del Paese che ancora fatica a maturare credibilità agli occhi degli investitori internazionali anche per il livello elevato delle tasse. La ormai certa fine del QE è un altro elemento che non aiuta ad essere ottimisti . Molti sono gli elementi di riflessione che Fitch consegna ai vincitori delle elezioni che difficilmente potranno ignorare. I mercati al momento hanno dato fiducia all’Italia, le prossime settimane saranno cruciali per il futuro. Ulteriori approfondimenti sono disponibili sul blog dell’autore: Buy Market – Finanza. Questo scritto…

3 azioni di cui innamorarsi facilmente
News / 18 marzo 2018

San Valentino è passato, ma questo non significa che non ci si possa innamorare di nuovo… magari di qualche titolo a buon mercato e con ottime prospettive di crescita. San Valentino è passato, ma questo non significa che non ci si possa innamorare di nuovo… magari di qualche titolo a buon mercato e con ottime prospettive di crescita. Luke Lango ne suggerisce 3. Foot Locker, Inc. (NYSE: FL ) Un tempo considerato un rivenditore di calzature sportive di alta qualità adesso è visto come un sopravvissuto nel disastro delle vendite al dettaglio. Mentre i grandi come Nike Inc (NYSE: NKE) e perché no, Amazon.com, Inc. (NASDAQ: AMZN ) iniziano a puntare sul commercio all’ingrosso, FL si consolida tra i grossisti di fascia alta e differenziati, riuscendo a sfruttare sponsorizzazioni con atleti superstar. Non solo, ma Foot Locker ha un’intera sezione di prodotti esclusivi Foot Locker e, cosa più particolare, i suoi dipendenti indossano le caratteristiche maglie ch epermettono, particolare interessante, di restare impresse nei clienti/ consumatori favorendo l’interazione e la fidelizzazione. A questo si aggiunga il fatto che il titolo FL, nel frattempo, è scambiato a sole 9 volte gli utili previsti e, come spiega Lango, anche vendite comparabili in…

Eni avvia la produzione nelle acque profonde dell’Angola
News / 18 marzo 2018

Eni e Sonangol hanno avviato oggi la produzione di petrolio dal progetto di Ochigufu, nel blocco 15/06, nelle acque profonde dell’Angola. Il campo aggiungerà 25.000 barili agli attuali livelli di produzione. Il campo di Ochigufu è situato a 1.300 m di profondità nell’offshore profondo dell’Angola, a circa 150 km ad ovest di Soyo e a 380 km a nord ovest da Luanda. I pozzi sono collegati al sistema di produzione di Sangos e da lì alla Fpso di N’Goma, nel West Hub del Blocco 15/06 (Eni 36,84%, Operatore; Sonangol Pesquisa e Produção 36,84%; SSI Fifteen Limited 26,32%). Questo start-up, raggiunto in un anno e mezzo dalla presentazione del Piano di Sviluppo, è il primo per Eni nel 2018, ed è anche il primo start-up dell’anno in Angola. Rappresenta un ulteriore passo nello sviluppo del prolifico Blocco 15/06, dove Eni ha scoperto oltre 3 miliardi di barili di olio in posto e 850 milioni di barili di riserve. Queste scoperte sono state sviluppate rapidamente ed in modo efficiente, con gli start-up del campo di Sangos nel 2014, Cinguvu nel 2015, Mpungi e Mpungi North nel 2016, East Hub nel 2017 e ora Ochigufu. I prossimi start-up in questo blocco nel 2018 saranno…

Eni, Descalzi: “Si apre una nuova fase di espansione e crescita”
News / 18 marzo 2018

“Nel corso degli ultimi anni abbiamo trasformato Eni rendendola più forte operativamente e finanziariamente”. Lo ha detto l’ad di Eni, Claudio Descalzi, presentando il piano 2018-2021 a Londra. “Ora stiamo entrando in una nuova fase di espansione industriale e di forte crescita di valore, guidata da una profonda integrazione di business e da un focus continuo sull’efficienza e la disciplina finanziaria. In un mondo che richiede una sempre maggiore decarbonizzazione, le nostre risorse a basso costo, il nostro impegno su scala globale per il gas naturale e il nostro modello di business unico nelle rinnovabili costituiranno un vantaggio competitivo e distintivo”, ha aggiunto. “I risultati conseguiti nel periodo 2014-17 e la crescita attesa nell’orizzonte di piano di tutti i business sono alla base della proposta al Consiglio di Amministrazione dell’aumento del dividendo del 3,75% a 0,83 euro per azione”, ha spiegato l’ad. “La nostra rigorosa disciplina finanziaria e la sostenibilità dei progetti di investimento ci consentiranno di ridurre la cash neutrality e di cogliere ulteriori benefici qualora lo scenario migliorasse”. fonte: http://www.agi.it/economia/rss

“Bene il reddito di base, ma non è la soluzione. L’Italia riparta dagli ecosistemi locali”
News / 18 marzo 2018

Più dialogo tra università e ricerca, spinta agli ecosistemi locali e un reddito di base per attutire l’impatto dell’automazione (“Ma non è la soluzione a tutto”). Michael Spence, professore di Economia alla New York University e premio Nobel nel 2001, ha raccontato ad Agi la sua visione del futuro a margine del SEP Scaleup Summit, evento organizzato da Mind the Bridge e promosso dalla Commissione Europea che ha riunito a Milano investitori, istituzioni e alcune delle scaleup europee più promettenti. Spence si dice “molto preoccupato” per lo strapotere delle compagnie digitali, critica le criptovalute ma non risparmia neppure alcuni vizi italiani. Professor Spence, durante lo Scaleup Summit si è parlato di innovazione e imprese tecnologiche. Cosa manca all’Italia per essere al passo con altri Paesi? “C’è una questione culturale: ci sono molte imprese ‘familiari’ che non vogliono cedere la proprietà. Questo significa scegliere di non avere risorse finanziare per acquisire altre compagnie o tecnologia. Almeno in alcuni settori, credo sia una parte del problema. E poi quello delle startup è un business rischioso: serve un sistema sociale diverso, che protegga chi fallisce in diversi modi. Credo che questo sia un elemento spesso sottovalutato. Occorre far nascere ecosistemi. E per costruirli…