Mosca risponde all’Occidente: via 150 diplomatici, chiusa ambasciata Usa a San Pietroburgo

31 marzo 2018

La risposta della Russia non si è fatta attendere a lungo. Dopo che lo scorso 26 marzo decine di Paesi occidentali hanno annunciato in maniera coordinata una raffica di espulsioni di diplomatici russi per l’avvelenamento dell’ex spia russa Skripal, Mosca ha annunciato misure analoghe.

A pagare il conto per ora 150 diplomatici di cui 60 statunitensi. Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov ha annunciato inoltre la chiusura del consolato Usa a San Pietroburgo. E questi sono solo i primi dal momento che:

“tutte le misure riguardanti il numero di persone delle rappresentanze diplomatiche che dovranno lasciare la Federazione russa saranno speculari a quelle degli altri Paesi”, ha sottolineato

I diplomatici Usa dovranno abbandonare del tutto l’edificio entro domani e lasciare il Paese entro il 5 aprile.

Dopo poco è arrivata la risposta di Washington:

Gli Stati Uniti si riservano il diritto di rispondere alla decisione della Russia di espellere 60 diplomatici americani e chiudere il consolato Usa di San Pietroburgo” ha detto la portavoce del Dipartimento di stato americano Heather Nauert.

Per quanto riguarda gli altri paesi, Lavrov afferma che Mosca procederà alle espulsioni esattamente nello stesso numero di quelli russi cacciati dalle diverse missioni diplomatiche.  Anche l’Italia nei giorni scorsi ha espulso due funzionari dell’ambasciata.

Lavrov ha inoltre ribadito che

“la Russia vuole non solo reagire alle misure degli Usa e della Gran Bretagna ma anche stabilire la verità nel caso degli Skripal”.

Inatnto proprio dalla Gran Bretagna arrivano novità sulle condizioni di salute di Yulia, la figlia dell’ex spia. La 33enne avvelenata il 4 marzo a Salisbury insieme al padre, “sta migliorando rapidamente e non è più in condizioni critiche”, ha fatto sapere una fonte dell’ospedale inglese in cui è ricoverata.

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