Moncler in rally solitario. La view di varie banche d’affari
Finanza/Economia / 9 maggio 2018

Il titolo ha messo a segno un rialzo del 3,5% dopo i cali delle ultime due sedute: le indicazioni di alcuni broker. Tra le blue chips che oggi hanno scansato le vendite a Piazza Affari, salendo in controtendenza, troviamo Moncler. Il titolo, che ha conquistato il primo posto nel paniere del Ftse Mib, dopo aver chiuso la sessione di ieri con un calo di oltre un punto percentuale e dopo aver ceduto terreno per tre giornate consecutive, oggi è riuscito a risalire la china con decisione. Moncler ha terminato gli scambi a 36,48 euro, con un rally del 3,49% e oltre 1,6 milioni di azioni trattate, poco al di sopra della media giornaliera degli ultimi tre mesi. Moncler oggi è finito sotto la lente di alcune banche d’affari, come Citigroup che ha rinnovato l’invito ad acquistare il titolo, con un prezzo obiettivo a 40,5 euro, alla luce della strategia e del posizionamento del gruppo. Meno bullish la strategia di Societè Generale che da una parte ha reiterato il rating “hold” e dall’altra ha migliorato il target price da 32 a 36 euro. Sulla scia dei conti del primo trimestre diffusi da Moncler, gli analisti hanno migliorato le stime sui ricavi…

Fca debole: rumors su debito deconsolidato tramite Magneti
Finanza/Economia / 9 maggio 2018

Le indicazioni di stampa sono coerenti con le ipotesi di Equita SIM che mantiene una view cauta sul titolo. La seduta odierna si è conclusa con il segno meno anche per Fca che è riuscito però a difendersi meglio dell’indice di riferimento. Il titolo si è fermato a 19,116 euro, con un ribasso dello 0,58% e oltre 10,5 milioni di azioni scambiate, contro la media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 11,5 milioni di pezzi. Secondo Milano Finanza, Fca starebbe pensando di deconsolidare 1,5-2 miliardi di euro di debito tramite lo spin-off di Magneti Marelli. Questo sia per il timore delle sanzioni negli Stati Uniti legate allo scandalo delle emissioni, ma anche per agevolare il raggiungimento del target di azzeramento del debito. C’è da dire però che, stando alle dichiarazioni originarie, il contributo del deal Magneti non sarebbe incluso nella guidance di cassa netta a 4 miliardi di euro quest’anno. Per Equita SIM le indicazioni di stampa sarebbero coerenti con quanto ipotizzato dagli analisti che parlano proprio di 1,5-2 miliardi di euro. Confermata la view neutrale su Fca che per la SIM milanese merita un rating “hold”, con un target price a 21,8 euro. fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Generali arretra. Snobbate le indicazioni bullish degli analisti
Finanza/Economia / 9 maggio 2018

Il titolo ha ceduto quasi un punto e mezzo, complice la negatività del mercato, ma Jefferies mantiene una view bullish. Dopo la chiusura invariata di ieri, Generali non è riuscito a sottrarsi alle vendite oggi, complice il sentiment negativo che ha dominato il mercato. Il titolo ha terminato gli scambi a 16,54 euro, con una flessione dell’1,43% e oltre 9 milioni di azioni trattate, ben oltre la media giornaliera degli ultimi tre mesi pari a circa 5,6 milioni di pezzi. Generali non ha beneficiato in alcun modo oggi delle indicazioni positive arrivate da Jefferies, i cui analisti hanno ribadito la raccomandazione “buy” sul titolo, con un prezzo obiettivo alzato da 18 a 19 euro, sulla scia della buona trimestrale diffusa nei giorni scorsi dal gruppo. fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Il petrolio accelera al ribasso in attesa di Trump sull’Iran
Finanza/Economia / 9 maggio 2018

Si moltiplicano le vendite sul petrolio sui mercati internazionali in attesa delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul caso dell’Iran. Si moltiplicano le vendite sul petrolio sui mercati internazionali in attesa delle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul caso dell’Iran. Sull’Ice in queste ore il future sul Brent segna un calo del 3,18% a 73,82 dollari al barile, mentre il derivato sul *WTI *cede il 3,81% e torna a 68,13 dollari al barile. Come noto Trump ha annunciato per stasera una presa di posizione sull’accordo sul nucleare iraniano approvato anche dall’Onu nel 2015. Se l’abbandono dell’intesa dovesse concretizzarsi, in molti temono una estremizzazione di Teheran, una crescita dell’instabilità in Medio Oriente (con il possibile scoppio di conflitti dagli esiti incerti) e tagli all’export di greggio dell’Iran che è il quinto produttore mondiale di petrolio. In queste ore però Bloomberg ha riportato indiscrezioni (tutte da verificare però), secondo le quali Trump potrebbe per il momento rinunciare a un’uscita immediata dall’accordo e promuovere nuove sanzioni. La situazione rimane dunque fluida, anche se va ricordato che la linea della Casa Bianca sull’Iran è parsa sempre molto dura nell’ultimo anno. (GD – www.ftaonline.com) fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

Formazione 4.0, firmato il decreto attuativo
Finanza/Economia / 9 maggio 2018

E’ stato firmato dai Ministri Carlo Calenda, Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti il decreto interministeriale che da attuazione al Credito di Imposta sulle spese di formazione 4. E’ stato firmato dai Ministri Carlo Calenda, Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti il decreto interministeriale che da attuazione al Credito di Imposta sulle spese di formazione 4.0. Come previsto in Legge di Bilancio 2018 l’incentivo finalizzato a supportare l’acquisizione di competenze sulle tecnologie 4.0 applicate negli ambiti Informatica, Tecniche e tecnologie di produzione e Vendita e marketing da parte dei lavoratori dipendenti di imprese italiane prevede un credito di imposta del 40% delle spese ammissibili sostenute nell’anno 2018 e nel limite massimo di 300.000 euro per ciascuna impresa beneficiaria. La piena operatività del Credito di Imposta alla Formazione 4.0 rappresenta un passaggio importante del Piano Impresa 4.0: una misura automatica finalizzata alla generazione e al rafforzamento di competenze 4.0 necessarie per abilitare gli investimenti a maggior contenuto di innovazione nelle imprese e a mettere al centro la formazione dei lavoratori nelle strategia di recupero di competitività internazionale. “Con l’operatività del credito di imposta Formazione 4.0, l’approvazione oggi in CdM della governance del fondo per il capitale immateriale e la selezione definitiva…

Mercati italiani di nuovo in picchiata?
News / 9 maggio 2018

Mercati italiani come nel 2011. Spread ed indici azionari italiani in caduta libera il giorno dopo le ultime consultazioni al Colle. E’ il messaggio in arrivo dai mercati, preoccupati dall’instabilità politica dell’Italia che dopo 60 giorni non vede intese tra i parlamentari per la nascita del nuovo Governo. Pende la spada di Damocle dei vincoli di bilancio europei: aumento dell’IVA e possibilità di commissariamento stile Monti o stile Grecia. Lo scenario politico che come in un gioco da tavolo vede veti incrociati tra le forze politiche uscite dalle urne incapaci di creare una maggioranza di Governo, dimenticando i problemi del Paese e le prospettive all’orizzonte. C’è da stupirsi sul perchè ad oggi c’è stato un atteggiamento molto accomodante verso i mercati italiani. Ulteriori approfondimenti dell’autore sul tema sono disponibili sul blog dell’autore che segue al link: BuyMarket – Finanza. Questo scritto è redatto a solo scopo informativo. Può essere modificato in qualsiasi momento. NON può essere considerato sollecitazione al pubblico risparmio. Il sito web non garantisce la correttezza e non si assume la responsabilità in merito all’uso delle informazioni ivi riportate. L’articolo Mercati italiani di nuovo in picchiata? sembra essere il primo su Wall Street Italia. fonte: http://www.wallstreetitalia.com/feed/

Investimenti sostenibili, l’appeal cresce anche in Asia
News / 9 maggio 2018

Nel 2016 i fondi indirizzati verso investimenti sostenibili hanno gestito 12mila miliardi dollari in Europa, 8.700 miliardi negli Usa e 473,6 miliardi in Giappone. Il resto dell’Asia, per quanto assai indietro su questo fronte ha visto crescere del 16% fra 2014 e 2016 la sua partecipazione nel settore a 52,1 miliardi di dollari. Questi dati, contenuti in un report del Global Sustainable Investment Alliance, mostrano come il successo di questi fondi stia allontanando l’idea che investire in modo più responsabile comporti necessariamente a rinunce sul fronte dei ritorni. I settori verso i quali vengono rivolte le attenzioni dei fondi “sostenibili” sono, in particolare, l’istruzione, le energie pulite e quello sanitario. Secondo quanto affermato al South China Morning Post da Melissa McDonald, responsabile per gli investimenti di Hsbc Global, i private banker hanno mostrato “un interesse positivo” verso le pratiche d’investimento responsabili: “Il grande messaggio che ne ho tratto è che vogliono realmente investire con responsabilità, ma c’è una carenza di prodotti disponibili”. E in merito al presunto gap sui ritorni, il mito dell’investimento sostenibile ritenuto meno performante viene sfatato dai risultati degli indici MSCI Emerging Market Index e dalla controparte “sociale e ambientale” MSCI ESG Emerging Market Index: quest’ultimo, negli ultimi…

Bond, “tempesta perfetta”. Dimon: rendimenti verso il 4%
News / 9 maggio 2018

Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan Chase, ne è convinto: negli Stati Uniti crescita e inflazione si stanno muovendo a un ritmo abbastanza veloce da convincere la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse più di quanto molti analisti stanno mettendo in cantiere. In quest’ottica, non è escluso che i rendimenti dei T-bond con scadenza decennale salgano al 4%. “Se la Fed aumentasse i tassi a breve termine più volte del previsto, questo potrebbe spingere in alto il rendimento dei Treasuries con scadenza decennale fino al 4%” , ha detto Dimon in un’intervista a Bloomberg, specificando che gli investitori devo essere pronti a questo scenario. Dimon ha poi aggiunto che finché i tassi aumentano perché negli Stati Uniti l’economia è in buona salute, la mossa della banca centrale guidata da Jerome Powell corrisponderebbe a una “normalizzazione” delle politiche monetarie. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il numero uno della banca americana, ha sottolineato poi che l’indebitamento fiscale, insieme alla riduzione della mole di acquisti di Bond da parte delle banche centrali di tutto il mondo, “potrebbe causare una forte volatilità” su cui tuttavia è difficile fare previsioni precise, in quanto l’uscita dall’allentamento quantitativo è un territorio inesplorato. “Non abbiamo mai avuto un QE prima, non abbiamo mai avuto un’inversione” da quella…

Nuova crisi in Argentina, tassi al 40%: fondi pensione Usa “salvati” da FMI
News / 9 maggio 2018

Per molti avrà le sembianze di un deja-vu. Con l’inflazione vicino al 25%, per arginare i cali del peso nazionale e fermare l’emorragia, la banca centrale dell’Argentina ha alzato i tassi tre volte dal 27 aprile, issandoli al 40%. Nonostante la maxi stretta monetaria, il peso ha continuato a crollare negli ultimi tempi. Oggi, dopo il calo del 5% sui mercati valutari, per ottenere un dollaro servono 23 pesos: un anno fa ne bastavano 15. La concessione di una linea creditizia da 30 miliardi di dollari da parte dell’FMI, tuttavia, dovrebbe contribuire a placare gli animi e ad arginare i cali nelle prossime contrattazioni. L’Argentina ha deciso di fare ricorso agli aiuti esterni dopo che il suo presidente aveva avvertito gli argentini che “le condizioni di mercato sono più difficili” e che l’Argentina “è uno dei paesi che maggiormente dipende dal debito“. La Banca centrale ha alzato il costo del denaro del 12,75% nell’arco di appena sette giorni. La manovra non ha precedenti ma non è la prima volta in cui l’Argentina tenta di rafforzare la sua divisa con manovre disperate. In realtà lo ha fatto diverse volte nell’ultimo secolo. E ogni volta non ha resistito alla tentazione di risolvere il fardello del debito…

Trump, dialogo con Xi su commercio e Corea
News / 9 maggio 2018

“Parlerò oggi con il mio amico, il presidente cinese Xi. Oggetto della nostra conversazione saranno gli scambi commerciali e la Corea del Nord, con la quale si sta instaurando un rapporto e fiducia”, con queste parole Donald Trump ha annunciato una telefonata con il presidente cinese, il quale, dal canto suo,  si era confrontato direttamente con Kim Jong Un una settimana fa. Trump si è sbilanciato verso l’ottimismo, scrivendo che sul fronte commerciale “cose buone stanno accadendo”. La conversazione fra il presidente americano e Xi potrebbe chiarire meglio se, e in che modo, gli Stati Uniti potrebbero perseguire l’obiettivo proteggere parte della propria produzione industriale dalla concorrenza cinese, senza alimentare troppe incomprensioni da parte di Pechino. I funzionari commerciali dei due Paesi si erano incontrati personalmente la settimana scorsa. La posizione americana, ricordata con toni critici dal commentatore di punta del Financial Times, Martin Wolf, richiede che la Cina riduca lo squilibrio commerciale tra Stati Uniti e Cina di 100 miliardi di dollari nei 12 mesi successivi al 1 ° giugno 2018 e di altri 100 miliardi nei 12 mesi successivi iniziano il 1 ° giugno 2019. La Cina dovrebbe inoltre eliminare immediatamente tutte le “sovvenzioni che distorcono il mercato” favorendo l’eccesso…