Piketty: Dopo il ’68 riduzione delle disuguaglianze
News / 13 maggio 2018

A 50 anni esatti dall’esplosione dei celebri moti del Sessantotto il mondo ricorda gli eventi di quell’anno e si interroga sulle loro concrete conseguenze socio-politiche. Vi è chi sostiene che quella sia stata la miccia per molte delle successive conquiste della classe lavoratrice e chi, al contrario, sostiene che in quel movimento si trovi l’origine dell’esplosione dell’individualismo e del liberismo dei nostri tempi. Thomas Piketty, autore del celebre Le capital au XXIe siècle, nel suo blog su Le monde sostiene con fermezza che il ’68 francese fu tra le principali cause della riduzione delle disuguaglianze sociali in Francia. Secondo l’economista, dal 1945 al 1967 l’economia della fase post-bellica è cresciuta ma con scarsa attenzione al tema dell’uguaglianza, tanto da veder crescere la quota profitti sul Pil sempre più della quota salari. Il maggio ’68 è stato un punto di rottura: le rivendicazioni di studenti ed operai hanno portato ad una drastica riduzione delle disuguaglianze che è durata almeno fino agli anni Ottanta. Piketty “salva” il Sessantotto ed auspica un nuovo internazionalismo orientato all’uguaglianza più che un ritorno allo spirito e alle rivolte dell’epoca. Ma, al di là del processo al fenomeno ’68, qual è oggi il trend della giustizia sociale?…

Crescite record? I nomi che fanno meglio di Amazon e Netflix
News / 13 maggio 2018

Numeri alla mano Amazon ha registrato nell’ultimo trimestre una crescita dei ricavi del 43%, mentre Netflix del 40%. Basterebbe questo per mettere la parola fine alla questione, ma c’è chi ha fatto di meglio. Nel mercato azionario, il gigante dell’e-commerce e del cloud Amazon.com, Inc. (NASDAQ: AMZN ) è considerato il supereroe delle azioni growth. Al secondo posto? Netflix, Inc. (NASDAQ: NFLX) . Numeri alla mano Amazon ha registrato una crescita dei ricavi del 43% nel solo ultimo trimestre, mentre Netflix del 40%. Basterebbe questo per mettere la parola fine alla questione, ma c’è chi ha fatto di meglio, con una crescita dei ricavi superiore al 40% nell’ultimo trimestre. Luke Lango cita 3 esempi. Facebook, Inc. (NASDAQ: FB) Per quanto strano possa essere, soprattutto visti i recenti problemi derivati dallo scandalo Cambridge Analytica e dal sempre più delicato problema del trattamento dei dati e della privacy, il primo dei FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) è anche il primo sui ricavi. Nell’ultimo trimestre si è visto un +50%. Il motivo? La privacy nei social media appare a molti un controsenso visto che, da sempre, si è abituati a mettere in risalto ogni minimo particolare della propria vita privata. IN più…

Quanto costerebbe l’aumento dell’Iva alle famiglie italiane
News / 13 maggio 2018

Se il prossimo esecutivo non riuscisse a sterilizzare l’aumento dell’Iva, nel corso del 2019 ogni famiglia italiana subirà un incremento medio di imposta pari a 242 euro. È quanto stima l’Ufficio studi della Cgia​ secondo cui, nel dettaglio, il rincaro sarà pari a 284 euro per le famiglie del Nord, 234 per quelle del Centro e a 199 euro per il Mezzogiorno. Infatti, spiega in una nota, se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 12,4 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta dal 10 salirà all’11,5. “Si rischiano effetti recessivi” “Bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva”, afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo, “non solo perché colpirebbe in particolar modo le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all’insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo, infatti, che il 60 per cento del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie. Se l’Iva dovesse salire ai livelli record previsti, per le botteghe artigiane e i piccoli commercianti sarebbe un danno enorme, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è attribuibile alla domanda interna”. Non solo. Per la Cgia se non verrà disinnescato l’aumento, dal 2019 l’Italia sarà il Paese con l’aliquota Iva ordinaria…

Chi avrebbe più vantaggi dalla flat-tax pensata da M5s e Lega? Un’analisi
News / 13 maggio 2018

La flat fax proposta da Lega e M5S premia i redditi ra i 40 e i 60 mila euro. Lo scrive il Sole 24 Ore, secondo cui resta da sciogliere il nodo dei costi di un’operazione simile che dovrebbe aggirarsi intorno ai 50 miliardi.  Due aliquote e quattro scaglioni di fatto con il gioco delle deduzioni, sono tanti per una flat tax vera e propria, scrive il quotidiano finanziario, perché la tassa è davvero ‘piatta’ se l’aliquota è unica. Ma il meccanismo che gli ‘sherpa’ di Lega e M5s stanno elaborando prova a mettere insieme due esigenze politiche: il maxi-taglio fiscale con semplificazione del sistema che ha animato il programma economico del Carroccio, e la difesa della ‘progressività’ posta come condizione dai 5 Stelle. L’idea di dividere i contribuenti Irpef in due gruppi: quelli con reddito famigliare fino a 8o mila euro, cui applicare l’aliquota del 15%, e quelli più “ricchi”,per i quali la richiesta sale al 20%. II primo gruppo sarebbe ulteriormente diviso in tre dal meccanismo delle deduzioni fisse da tremila euro: scatterebbero per ogni componente nelle famiglie con redditi fino a 35 mila euro e sarebbero limitate ai famigliari a carico fra 35 e 50 mila, per scomparire nella fascia successiva. A chi i tagli…