Piazza Affari e BTP sotto pressione con scenario politico. FTSE MIB -2,32%

17 maggio 2018

Piazza Affari e BTP sotto pressione con scenario politico.

Piazza Affari e BTP sotto pressione con scenario politico. FTSE MIB -2,32%.

Mercati azionari europei poco mossi. Wall Street in lieve rialzo: a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 +0,08%, Nasdaq Composite -0,09%, Dow Jones Industrial +0,23%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a -2,32%, il FTSE Italia All-Share a -2,29%, il FTSE Italia Mid Cap a -2,19%, il FTSE Italia STAR a -1,41%.

Per quanto riguarda i dati macroeconomici della giornata, negli USA ad aprile la produzione industriale ha evidenziato una crescita dello 0,7% rispetto al mese precedente. Il dato ha battuto le attese (+0,5%) risultando pari alla rilevazione precedente (rivisto dal +0,5%). Negli USA i nuovi cantieri residenziali sono diminuiti ad aprile passando a 1287 mila unita’ da 1336 mila unita’ (-3,7%). Il dato e’ inferiore alle attese degli analisti che si aspettavano un valore pari a 1310 mila unita’. In calo anche le Licenze edilizie a 1352 mila unita’ da 1377 mila unita’ (consensus 1347 mila unita’) in flessione dell’1,8%. L’EIA (Energy Information Administration) ha comunicato che, nella settimana terminata lo scorso 11 maggio le scorte di petrolio negli USA sono diminuite di 1,404 milioni di barili. Le stime degli analisti erano fissate su un decremento pari a 0,763 milioni di barili. Eurostat ha comunicato che nel mese di aprile l’inflazione eurozona (dato definitivo) è cresciuta dell’1,2% su base annuale, in linea con le attese ma in calo dal dato di marzo pari al +1,3%. In crescita dello 0,3% l’inflazione mensile dopo l’incremento dell’1% della lettura precedente. L’indice Core (esclusi i prezzi di energia, cibo, alcool e tabacco) cresce dello 0,7% rispetto a marzo 2017 (consensus +0,7%). L’Istat rende noto che in Italia nel mese di aprile 2018, l’inflazione (NIC) è aumentata dello 0,1% sul mese precedente e dello 0,5% su base annua (da +0,8% registrato a marzo), confermando la stima preliminare. In Italia l’Istat rende noto che nel mese di marzo il fatturato dell’industria è aumentato dello 0,8% m/m e del 3,6% a/a, mentre gli ordinativi registrano un incremento dello +0,5% m/m e del 2,6% a/a.

*Titoli bancari italiani in forte calo, penalizzati dalle tensioni scatenate dalle ultime indiscrezioni *riguardanti il nuovo governo e la bozza di “contratto” Lega-M5S con i riferimenti a uscita dall’euro e richiesta di cancellazione di parte del debito pubblico alla BCE (250 miliardi di euro, ma è subito stata definita “superata”). L’indice FTSE Italia Banche chiude a -3,68%, l’EURO STOXX Banks a -2,3% circa. Sotto pressione FinecoBank (-5,47%), UniCredit (-4,72%), Mediobanca (-4,00%), Banco BPM (-5,37%).

Mediaset (-5,28%) inverte bruscamente la rotta dopo il buon avvio di seduta in scia a un primo trimestre 2018 archiviato con risultati leggermente migliori delle attese. Le tensioni sulla formazione del nuovo governo e sulle conseguenze delle politiche antieuropeiste che trapelano dalle trattative tra Lega e M5S hanno preso decisamente il sopravvento. Ricordiamo infatti che nella conference call di presentazione dei risultati del trimestre il management ha affermato che le prospettive della raccolta pubblicitaria in Italia per i prossimi mesi sono molto nebulose a causa dell’incertezza politica e del rischio di nuove elezioni in estate o autunno.

*In rosso le utility, penalizzate dal rialzo dello spread BTP-Bund *verso area 153 bp in scia alle incertezze sul quadro politico, incertezze che hanno fatto scattare le vendite sui titoli del debito italiano. L’indice FTSE Italia Servizi Pubblici termina a -3,43%, l’EURO STOXX Utilities a -1,8% circa. Sotto pressione Enel (-3,72%), Snam (-3,53%), A2A (-3,02%).

Telecom Italia (-4,09%) molto debole in attesa del cda in programma oggi per l’approvazione dei risultati del primo trimestre. L’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha comunicato di aver avviato nei confronti degli operatori TIM e Wind Tre un procedimento sanzionatorio per condotta non conforme nell’ambito del ritorno alla tariffazione su base mensile (da quella a 28 giorni): alle due società viene contestato di non aver “assicurato, per il tramite delle comunicazioni rese all’utenza finale tramite SMS e sito aziendale, informazioni chiare, complete e trasparenti, risultando le stesse non adeguate per comprendere le reali condizioni economiche e così consentire agli utenti di scegliere se esercitare il diritto di recesso. È emerso altresì che le informative non hanno rispettato il quadro regolamentare in materia di diritto di recesso, con particolare riferimento alle modalità per esercitarlo”.

Geox (-6,03% a 2,62 euro) tocca i minimi da fine febbraio. Mediobanca ha confermato la raccomandazione hold ma ha ridotto il target a 2,16 euro in scia ai dati sui ricavi nel primo trimestre del 2018, scesi a 264,5 milioni di euro, -11,2% a/a (-10% a cambi costanti). Il dato è ben al di sotto del consensus raccolto dalla società, pari a 278 milioni di euro. La flessione è stata determinata, ha detto Mario Moretti Polegato (presidente e fondatore di Geox), da tre fattori: la scelta di razionalizzare ulteriormente la catena monomarca; la scelta di ridurre i livelli di magazzino della stagione invernale; le condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli, con un ritardo della partenza della stagione primaverile. Per quanto riguarda le previsioni per il 2018, vengono confermate le aspettative di miglioramento della marginalità lorda percentuale, mentre c’è prudenza sulle stime di fatturato annuale.

Mondadori (-4,44% a 1,4620 euro) in netto calo: Kepler Cheuvreux conferma la raccomandazione hold e riduce il target a 1,50 euro. Ieri il gruppo editoriale ha pubblicato i dati relativi al primo trimestre del 2018. I ricavi sono scesi a 253,4 milioni di euro (-6,7% a/a), l’EBITDA adjusted a 0,5 milioni (da 4 milioni un anno fa), il risultato netto a -13,6 milioni (da -9,2 milioni). Confermati i target 2018 comunicati in sede di approvazione del bilancio 2017, con l’eccezione dell’obiettivo riguardante il Cash flow ordinario, ora stimato in 55-60 milioni di euro da 50 milioni.

Retelit (-8,17%) in forte ribasso all’indomani della pubblicazione dei risultati del primo trimestre 2018. I ricavi sono in crescita del 9,9% a/a a 14,9 milioni di euro, l’EBITDA sale del 25,6% a 5,2 milioni, ma l’utile netto si dimezza a 0,5 milioni di euro da 1,0 nel trim1 2017, a causa del netto incremento degli oneri finanziari. Retelit conferma le attuali guidance per l’esercizio in corso: fatturato atteso tra i €67 e €71 milioni, EBITDA tra gli €24 e €28 milioni, investimenti nel range €28 e €31 milioni e una PFN positiva compresa tra i €37 e i €40 milioni.

Saipem (+12,23% a 3,9170 euro) balza sui massimi da fine gennaio grazie ai report di due prestigiosi broker. Gli analisti di Morgan Stanley hanno confermato la raccomandazione overweight e incrementato il target da 5,40 a 5,80 euro. Quelli di Bernstein hanno migliorato il giudizio su Saipem a outperform e inserito il titolo nella lista “highest conviction buy” (i più forti candidati all’acquisto), con nuovo target a 6,60 euro.

In verde anche Tenaris (+1,84% a 16,62 euro): Morgan Stanley conferma la raccomandazione overweight e incrementa il target sull’ADR (quotato al NYSE, rappresentativo di 2 azioni) da 52 a 57 dollari (al cambio attuale equivalente a 24,15 euro per azione circa).

Vittoria Assicurazioni (+19,73% a 13,96 euro) vola a ridosso del prezzo dell’OPAS (14 euro in contanti o 1,4 azioni ordinarie Vittoria Capital) lanciata dal principale azionista Vittoria Capital sul totale delle azioni non in suo possesso (pari al 40,76% del capitale). L’operazione è finalizzata al delisting.

(Simone Ferradini – www.ftaonline.com)

fonte: http://www.trend-online.com/ansa/rss.xml

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