Trading mordi e fuggi: Unicredit, Intesa Sanpaolo
Finanza/Economia / 18 maggio 2018

Lo short sta funzionando bene in quanto le quotazioni oggi provano a bucare area 17 €. Siamo sempre short su Unicredit (UCG) dal segnale scattato sul nostro sistema ShoTrading (cicli di breve-brevissimo periodo) lo scorso 14 maggio. Lo short sta funzionando bene in quanto le quotazioni oggi provano a bucare area 17 €. Al momento abbiamo un livello di stop largo (di poco sotto il livello di apertura della posizione che era 17,744 €), ma attenzione perchè oggi intorno a metà seduta aggiorneremo la strategia abbassando notevolmente lo stop in modo da proteggere un po’ di guadagno. Su INTESA SANPAOLO (ISP) siamo short dal reverse del 4 maggio. Il titolo da quel giorno ha fatto vari piccoli rimbalzi ma rimanendo sostanzialmente laterale sul movimento di breve. Fino ad ora abbiamo mantenuto un livello di stop loss poco sopra area 3,1750, ma anche qui tra poco (probabilmente intorno alle 13 di oggi) aggiorneremo la strategia abbassando notevolmente lo stop. fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

FtseMIB, esaurito un segnale long
Finanza/Economia / 18 maggio 2018

L’indice FtseMIB ha violato ieri l’ex “livello di sicurezza” che avevamo fissato a 23770. L’indice FtseMIB ha violato ieri l’ex “livello di sicurezza” che avevamo fissato a 23770, interrompendo un segnale long che perdurava dal 09/04. Non ci sono a nostro avviso ripercussioni sulla tenuta della tendenza rialzista di fondo, ma adesso è lecito attendersi il completamento della correzione in atto dai massimi del 07/05 mediante un nuovo affondo ribassista in accelerazione, con ripercussioni nel breve periodo (=prossime 3-5 giornate) fino a 23410/490 e probabilmente anche 23000/23100. Solo a contatto con questi ultimi livelli (almeno il più vicino) potremo valutare un nuovo ingresso long di tendenza sull’indice, comunque previa aggiornamenti. Ricordo peraltro che lunedì prossimo è previsto lo stacco delle cedole (circa 350 pts-indice) su buona parte dei titoli più capitalizzati, per cui realisticamente torneremo ad operare di tendenza solo da lunedì in poi, salvo novità tecniche di rilievo.  fonte: http://www.trend-online.com/al/rss.xml

Dal Giappone all’Italia: le lezioni economiche dal debito pubblico più alto del mondo
News / 18 maggio 2018

Di Hassan Mohamed * Con la chiusura dell’anno 2017, il debito pubblico globale è arrivato ad un livello elefantastico, sforando la soglia di €51.000 miliardi. Il record storico si è registrato pure per un paese come il Giappone, che ha visto un debito pubblico pari a €8.200 miliardi con rapporto debito-Pil esploso al 240%, il debito pubblico più alto al mondo. Secondo le teorie economiche di qualsiasi scuola di pensiero, questi numeri sono inquietanti e lo stato si dovrebbe trovare in malessere totale, però non è esattamente il caso per il Giappone. L’Italia si trova con un debito pubblico inferiore a quello Giapponese, tuttavia si trova in uno stato svantaggiato al livello socio-economico. Qual è la differenza tra il Giappone e l’Italia in questo senso? Il debito pubblico italiano ammonta a €2.286 miliardi con un rapporto debito-Pil pari al 131,5% in base ai calcoli pubblicati dall’ISTAT a marzo 2018. Circa il 35% del debito italiano è posseduto da creditori stranieri, ma nel caso giapponese è soltanto pari al 5%. Avere una somma minore posseduta da stranieri, consente maggior controllo dal paese debitore con più autonomia sulla stabilità finanziaria e ovviamente in caso di crisi la speculazione si potrebbe evitare, come…

Cancellare il debito con la Bce, due idee a confronto
News / 18 maggio 2018

“Ci attiveremo in sede europea per proporre che i titoli di stato di tutti i Paesi dell’area euro già acquistati dalla banca centrale europea con l’operazione del Quantitative Easing siano esclusi pro quota dal calcolo del rapporto debito-Pil”: con queste parole, secondo la bozza definitiva del contratto Lega-M5s, sarebbe stata superata la precedente proposta di cancellazione dei titoli di stato acquistati dalla Bce. La proposta della alienazione dei 250 miliardi di debito pubblico italiano, finito nella pancia della Bce in seguito al programma di acquisti noto come Quantitative Easing, resta però un argomento d’interesse sul quale giornali e analisti sono intervenuti ampiamente. Facendo un passo indietro, però, è bene chiarire quale sarebbe la logica alla base di questa operazione. In breve, viene riconosciuta una differenza sostanziale tra il titolo pubblico acquistato da un soggetto privato (una banca commerciale, un risparmiatore) rispetto a quello acquisito da una banca centrale. A monte la distinzione tra le due categorie è il fatto che i soggetti privati non possono creare moneta (o meglio, base monetaria), mentre la banca centrale ha proprio questa prerogativa. Il debito finanziato dalla banca centrale, pertanto, assume una funzione diversa: permette l’emissione di liquidità, come suggerisce il nome stesso di “allentamento…

#Hashtag, i mercati secondo i social – #autoelettrica o benzina?
News / 18 maggio 2018

Scaldiamo i motori per un grande weekend, ma prima l’immancabile appuntamento con #Hashtag, come ogni venerdì alle 17.  In questa puntata parliamo di #autoelettrica: è il futuro? Non lo è? Preferite il diesel? Calma, meglio non andare fuori giri: insieme ad Alessandro Chiatto e Ilaria Sangregorio ci saranno Andrea Boraschi (Greenpeace Italia), Enrico Pagliari (ACI), Alberto Piglia (Enel X) e Marcello Rubiu (Norisk).  Clicca qui per seguire e commentare la diretta sulla pagina Facebook di Wall Street Italia. L’articolo #Hashtag, i mercati secondo i social – #autoelettrica o benzina? sembra essere il primo su Wall Street Italia. fonte: http://www.wallstreetitalia.com/feed/

Governo Lega-M5S, ecco contratto e rosa dei ministri
News / 18 maggio 2018

ROMA (WSI) – Più che una bozza di accordo per alcuni è visto come un guanto di sfida all’Unione europea capace di mandare in tilt i mercati finanziari. Parliamo del contratto che Lega e Movimento Cinque Stelle hanno messo a punto e che presto porteranno all’attenzione del Capo dello Stato dando così il via libera al nuovo governo. Rispetto alla versione trapelata dall’Huffington Post nel nuovo contratto spariscono dei riferimenti spinosi come la creazione di un meccanismo di uscita dall’euro e la richiesta a Mario Draghi della Bce di cancellare i 250 miliardi di debito in capo all’Italia. Tuttavia restano alcuni punti nevralgici che potrebbero incrinare i rapporti con Bruxelles. Senza contare che le coperture da trovare per tutte queste misure saranno notevoli e i vincoli di bilancio non consentono grande margine di manovra. Alcuni punti del disegno programmatico necessitano ancora di qualche riflessione, come le aliquote della flat tax, la proposta di istituire un Cie regionale, la riforma della prescrizione, una normativa sulle moschee, fino all’impegno di sospendere i lavori esecutivi e ridiscutere in maniera integrale il progetto della Tav. Entra invece il capitolo dedicato ai vaccini, per venire incontro alle istanze no-vax. Il piano di governo prevede inoltre che…

2018 non è un mercato dominato dai FAANG, ma dai MANA
News / 18 maggio 2018

Le superstar del listino S&P 500, sintetizzate dall’acronimo Fang (Facebook, Amazon, Netflix, Google), non sono stati i titoli che più hanno contribuito nei rialzi realizzati dal mercato nella prima parte del 2018. Dalla nuova sigla vanno dunque rimosse Facebook e Google, e inserite una vecchia conoscenza del settore tecnologico, Microsoft, più il titolo Apple. Il risultato sono le Mana stocks (Microsoft, Amazon, Netflix e Apple): al 14 maggio 2018, le Mana avevano prodotto il 68% di tutti i ritorni dello S&P 500. A notare per primo il risultato di questa nuova formazione è stato l’analista Howard Silverblatt. I dati aggiornati al 14 maggio 2018, vedono primeggiare Amazon, nella classifica dei titoli  che più hanno contribuito al rialzo dello S&P 500 (grafico in basso) che complessivamente è stato del 36,9%. Facebook, colpito dallo scandalo Cambridge Analytica, è rimasto in una posizione nettamente più arretrata, con un avanzamento del 3,79%; Alphabet-Google, invece, non si trova nella top15. In termini di settori, invece, nessuna sorpresa: è l’information technology a guidare i rialzi di Wall Street (in basso).     L’articolo 2018 non è un mercato dominato dai FAANG, ma dai MANA sembra essere il primo su Wall Street Italia. fonte: http://www.wallstreetitalia.com/feed/

Governo, Cds e spread ai massimi da inizio anno
News / 18 maggio 2018

Mentre volgono al termine le trattative fra M5s e Lega sul contratto di governo, i mercati hanno iniziato a dare una rappresentazione grafica alle preoccupazioni intorno ai punti del programma. Sui mercati lo spread con i titoli tedeschi ha continuato la sua ascesa, avviata dal 24 aprile, raggiungendo oggi quota 154 (+3,36%): si tratta del differenziale più ampio dallo scorso 11 gennaio. Nel frattempo, i Credit default swap italiani a 5 anni (derivati che assicurano dal rischio di insolvenza di debito sovrano) hanno raggiunto quota 110 punti base, ai massimi da inizio anno. A fine aprile, invece, quando si era ipotizzata un’alleanza di governo tra M5s e Partito democratico, i Cds italiani erano scesi ad 84 punti base, minimo da settembre 2014. È il segno che l’accordo Lega-5S viene percepito come più rischioso per la solvibilità del Paese. Le incertezze sul futuro operato del governo italiano stanno trascinando verso l’alto anche i Cds degli altri Piigs (l’area dei Paesi mediterranei, più l’Irlanda). “Al livello attuale degli spread e tenendo conto di una certa volatilità a breve termine, riteniamo che la maggior parte del rischio politico legato a un governo populista sia prezzato”, ha dichiarato Cosimo Marasciulo, vice responsabile di Alpha Fixed…

Emergenti, economista Harvard controcorrente: “peggio del 2008″
News / 18 maggio 2018

La maggior parte di banche e gestori è ottimista sulle prospettive dei mercati emergenti ma una illustre professoressa di Harvard la pensa alquanto diversamente. Contrariamente a Goldman Sachs o UBS Wealth Managerment, Carmen Reinhart non vede opportunità di guadagno in questo frangente nei mercati in Via di Sviluppo. Anzi, per l’economista di origini cubane c’è più di un motivo per essere preoccupati dalle prospettive di questa classe di asset, nella fattispecie vengono citati la montagna di debiti, i termini commerciali meno favorevoli, la crescita economica in fase di stallo e l’incremento dei tassi di interesse che non aiuta i paesi e le aziende più indebitati. Per Reinhart le nazioni emergenti si trovano oggi in una situazione peggiore anche di quella del 2013 e del 2008, date caratterizzate da un periodo difficile per via del taper tantrum della Fed e della crisi finanziaria globale, rispettivamente. In quelle fasi ribassiste, l’azionario dei mercati emergenti ha perso il 17% e il 64%. “La situazione generale in cui si trovano (i mercati di emergenti) ha maggiori punti critici rispetto a quanto non fosse cinque anni fa e anche nei confronti del periodo di crisi finanziaria mondiale”, ha dichiarato a Bloomberg Reinhart facendo riferimento ai…

QE, cosa può fare una banca centrale per l’ambiente
News / 18 maggio 2018

Lasciar stare il Quantitative easing tradizionale per passare alla sua declinazione “green”: è questo in sintesi l’invito contenuto in un report della Ong Positive Money, nel quale si invita la Banca d’Inghilterra ad investire in settori sostenibili. L’acquisto di miliardi di titoli, viene argomentato, ha offerto liquidità soprattutto al sistema finanziario contribuendo alla crescita dei prezzi azionari, piuttosto che agire sull’economia reale. In più, viene criticato l’acquisto di obbligazioni societarie emesse da compagnie attive in settori ad elevate emissioni. A tenere già in considerazione la sostenibilità nei propri investimenti, si legge nel report, sarebbero le banche centrali della Svizzera, della Norvegia e dell’Olanda. Oltre all’acquisto di debito corporate mirato al settore green, Positive Money suggerisce di creare risorse monetarie affinché sia il governo stesso a finanziare progetti di questo tipo; per farlo, lo stato dovrebbe emettere appositi bond che poi verrebbero acquistati dalla banca centrale stessa. Un’operazione che, dopo la Brexit, non dovrebbe più sollevare problematiche con i trattati comunitari. “La crisi climatica e la transizione verso inferiori emissioni di CO2 rappresentano una sfida fondamentale per la finanza, cambiando il contesto per la banca centrale”, ha dichiarato l’autore del rapporto, l’economista Rob Macquarie, “le banche centrali sostengono e sorvegliano il sistema…