Emergenti, economista Harvard controcorrente: “peggio del 2008″

18 maggio 2018

La maggior parte di banche e gestori è ottimista sulle prospettive dei mercati emergenti ma una illustre professoressa di Harvard la pensa alquanto diversamente. Contrariamente a Goldman Sachs o UBS Wealth Managerment, Carmen Reinhart non vede opportunità di guadagno in questo frangente nei mercati in Via di Sviluppo.

Anzi, per l’economista di origini cubane c’è più di un motivo per essere preoccupati dalle prospettive di questa classe di asset, nella fattispecie vengono citati la montagna di debiti, i termini commerciali meno favorevoli, la crescita economica in fase di stallo e l’incremento dei tassi di interesse che non aiuta i paesi e le aziende più indebitati.

Per Reinhart le nazioni emergenti si trovano oggi in una situazione peggiore anche di quella del 2013 e del 2008, date caratterizzate da un periodo difficile per via del taper tantrum della Fed e della crisi finanziaria globale, rispettivamente. In quelle fasi ribassiste, l’azionario dei mercati emergenti ha perso il 17% e il 64%.

“La situazione generale in cui si trovano (i mercati di emergenti) ha maggiori punti critici rispetto a quanto non fosse cinque anni fa e anche nei confronti del periodo di crisi finanziaria mondiale”, ha dichiarato a Bloomberg Reinhart facendo riferimento ai casi di Argentina, Africa Subsahariana e Medioriente e all’incidenza di fattori sia esterni sia interni.

Argentina: una grave recessione è imminente

Nel caso di Buenos Aires, il fatto che i debiti siano sempre di più in mano a investitori stranieri aumenta i rischi di un effetto contagio, mentre negli altri due casi citati preoccupa la sempre maggiore dipendenza creditizia dalla Cina. L’Argentina ha rassicurato i mercati quando si è rivolta al Fondo Monetario Internazionale per chiedere un prestito da 30 miliardi di dollari.

Ma nonostante quanto voglia far credere il presidente Mauricio Macri, secondo cui la crisi valutaria è alle spalle, diverse problematiche rimangono, in un paese che è stato costretto a portare i tassi di interesse al 40% per combattere l’iperinflazione che ha distrutto ll valore del peso, sceso di più del 25% nelle ultime settimane.

Un aiuto in termini di liquidità ha rassicurato gli investitori, ma la parte che preoccupa l’economista riguarda la questione interna ed esterna a medio termine. “I problemi interni sono cronici: l’Argentina deve ridurre i salari del pubblico impiego. Se non lo fa, sarà difficile ridurre le aspettative di inflazione” e uscire dalla spirale inflativa.

La questione esterna riguarda il fatto che l’Argentina ha un deficit delle partite correnti del 5%. “È difficile che tutte queste turbolenze abbiano alla fine un esito positivo”. Una grave recessione economica è “imminente”, secondo la professoressa di economia.

Di recente Fitch ha calcolato che i mercati emergenti siano diventati vulnerabili a causa da una bomba a orologeria da 19 mila miliardi di debiti. Il livello delle passività complessive è quadruplicato negli ultimi anni di tempo, diventando un problema serio, specialmente nell’ottica di una stretta creditizia.

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