Piazza Affari: buy opportunity o è bene tirare i remi in barca?
News / 21 maggio 2018

Il Ftse Mib si è allontanato di circa 1.000 punti dai top dell’anno, mettendo in pericolo alcuni supporti chiave. I market movers da seguire in avvio di settimana. L’ultima seduta della scorsa settimana ha visto il ritorno del segno meno su tutte le Borse europee che hanno chiuso gli scambi in calo, ma con ribassi contenuti. Il Ftse10 e il Cac40 si sono mossi di pari passo, scendendo rispettivamente dello 0,12% e delo 0,13%, seguiti dal Dax30 che ha ceduto lo 0,28%. Il conto più salato è stato pagato ancora una volta da Piazza Affari dove il Ftse Mib si è fermato a 23.449 punti, in flessione dell’1,38%, dopo aver segnato nell’intraday un massimo a 23.920 e un minimo a 23.384 punti. Negativo anche il bilancio settimanale visto che nelle ultime cinque sedute l’indice delle blue chips ha ceduto il 2,94% rispetto al close del venerdì precedente. Ftse Mib nel mirino dei venditori: le attese nel breve Nelle prime due sedute della settimana l’indice delle blue chips ha provato a spingersi in avanti verso i 24.200/24.300 punti, per poi avviare un movimento correttivo che lo ha portato dapprima sotto area 24.000 e in seguito alla violazione dei 23.500 punti in…

Il Cnel è quella cosa che tutti vogliono abolire, ma nessuno ci riesce
News / 21 maggio 2018

Con una certa cadenza, torna nel dibattito politico il tema della soppressione del Cnel, che doveva essere già abolito con il referendum sulla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi il 4 dicembre del 2016 ma che venne salvato dalla vittoria dei No. Nel testo si prevedeva l’abrogazione dell’articolo 99 della Costituzione, cioè quello con cui si regolamenta il Cnel, spiegando le sue funzioni e la sua composizione. “Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è soppresso”, si leggeva in particolare nel testo della riforma costituzionale. Salvato dal fallimento del referendum di Renzi Dopo la vittoria dei No, il Cnel è rimasto in piedi. Eppure in campagna elettorale, il M5S aveva proposto il suo ‘funerale’ tra i punti del programma Affari Costituzionali, spiegando che per eliminarlo fosse sufficiente una legge costituzionale di poche righe. Nessun cenno invece nel programma della Lega. Ad ogni modo, il Cnel risulta tuttora più vivo che mai, se si considera che proprio nel marzo scorso c’è stata un’infornata di 48 nuovi consiglieri. Arrivati a questo punto, la sua abolizione è tornata ad essere inserita, stavolta nel programma che il M5S e la Lega, in trattativa per il nuovo Governo, hanno stipulato. Si tratta di un tema ormai ricorrente nella politica italiana e derivante dal fatto…

Nel 2018 le criptovalute consumeranno lo 0,5% dell’elettricità mondiale. E questo è un problema
News / 21 maggio 2018

Moneta virtuale e consumi reali. Minare bitcoin mangia energia. Quanta? Secondo un’analisi di Alex de Vries, economista ed esperto di blockchain, il processo di creazione di criptovaluta oggi consuma 2,55 gigawatt di elettricità. Ma alla fine del 2018 potrebbe schizzare a 7,67 gigawatt. Cioè circa lo 0,5% del consumo elettrico globale e quasi quanto quello di uno Stato come l’Austria. In alcune giornate con “picchi” produttivi, la percentuale potrebbe salire al 5%. La creazione di bitcoin richiede calcoli complessi. Per completarli, non bastano più dispositivi casalinghi ma vere e proprie “fabbriche” che aggregano capacità di elaborazione. Richiedono però grandi quantità di elettricità, sia per consentire alle macchine di funzionare sia per alimentare i potenti impianti di raffreddamento necessari a tenere bassa la temperatura degli ambienti e dei dispositivi. Produrre Bitcoin sarà ancora conveniente? Il tema è ambientale. Ma non solo. La prospettiva di de Vries è soprattutto economica. Se il consumo energetico si moltiplicherà in così poco tempo, vorrà dire che cresceranno con altrettanta velocità le spese di chi “mina” bitcoin, assottigliando così i margini dell’attività. Tradotto: estrarre criptomoneta potrebbe diventare sempre meno conveniente. L’analisi dell’economista non è una condanna. Perché la profittabilità dipenderà dal prezzo futuro di un bitcoin: se aumenterà a un ritmo superiore alle spese, il mining…

Asili, rifiuti e bus: ecco quanto sono aumentate realmente le tariffe locali
News / 21 maggio 2018

Sebbene dal 2015 le Regioni e gli enti locali non possano più aumentare le tasse locali per le tasche degli italiani le cose non sono migliorate. Anzi, segnala una ricerca della Cgia di Mestre, in alcuni casi la situazione è forse peggiorata, visto che in questi ultimi 3 anni le tariffe dei servizi pubblici erogati dagli enti locali sono aumentate del 5,6 per cento, vale a dire oltre 3 volte la crescita dell’inflazione. “Con lo stop agli aumenti della tasse locali – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi dell’organizzazione mestrina, Paolo Zabeo – molti amministratori hanno continuato ad alimentare le proprie entrate agendo sulla leva tariffaria, incrementando le bollette della raccolta dei rifiuti, dell’acqua, le rette degli asili, delle mense e i biglietti del bus. E tutto ciò, senza gravare sul carico fiscale generale, visto che i rincari delle tariffe, a differenza degli aumenti delle tasse locali, non concorrono ad appesantire la nostra pressione fiscale, anche se in modo altrettanto fastidioso contribuiscono ad alleggerire i portafogli di tutti noi”. Tra il 2015 e i primi 4 mesi di quest’anno, le principali tariffe amministrative applicate dai comuni (certificati di nascita, matrimonio/morte) sono aumentate dell’88,3 per cento. Quelle applicate dalle società controllate da…