Perché Di Maio ha convocato le aziende di food delivery sul ‘decreto dignità’

18 giugno 2018

Articolo aggiornato alle ore 21.45 del 17 giugno 2018*

“Se fossero vere le anticipazioni del decreto dignità che il ministro Di Maio ha fornito alle delegazioni di rider incontrate, dovrei concludere che il nuovo governo ha un solo obiettivo: fare in modo che le piattaforme digitali lascino l’Italia. Quella che filtra è una demonizzazione della tecnologia che ha dell’incredibile, quasi medievale e in contraddizione con lo spirito modernista del Movimento 5 Stelle”.

Lo ha detto Gianluca Cocco, amministratore delegato di Foodora Italia, al Corriere della Sera in una intervista uscita oggi. Cocco ha 31 anni e guida uno dei gruppi di  food delivery più affermati anche in Italia.

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In questi giorni si sta parlando molto di riders (i fattorini che consegnano i prodotti nelle grandi città, spesso in bicicletta), da quando Luigi Di Maio, neo ministro del Lavoro ha parlato di loro intervenendo alla Camera e annunciando un ‘decreto dignità’, così lo ha chiamato il vicepremier, un provvedimento che mira a garantire una paga oraria e una tutela assicurativa a tutti i lavoratori di questo settore. Un decreto, dice al Corriere Gianluca Cocco, che porterebbe questo gruppo a lasciare l’Italia.

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Cosa ha detto Cocco nell’intervista al Corriere

Questi alcuni dei passaggi dell’intervista dell’ad al quotidiano di via Solferino (leggi qui l’intervista integrale)

“Il decreto ingessa la flessibilità, parte dal riconoscimento dell’attività dei rider come lavoro subordinato. Così gli operatori saranno costretti ad assumere tutti i collaboratori, chiuderanno i battenti e trionferà il sommerso. Secondo una ricerca condotta in collaborazione con l’Inps solo il 10% dei rider lo considera un lavoro stabile. Il 50% sono studenti, il 25% lo esercita come secondo lavoro e un altro 10% lo considera un’attività di transizione. La durata media è 4 mesi, non di più”. 

Il nostro lavoro dura due-tre ore nella fase del pranzo e circa quattro al tempo della cena e i rider si alternano. Il 75% in una settimana lavora meno di 25 ore. Non è uno schema da 8 ore al giorno come nel ‘900. Se Di Maio vuole che i player tecnologici lascino l’Italia lo dica chiaramente”. 

Gli mostrerò i risultati di una nostra ricerca dove più del 90% dei rider indica la flessibilità come un pregio di questo lavoro”

“Oggi un nostro fattorino guadagna 5 euro per ciascuna consegna e in un’ora ne può fare anche tre. In busta paga gli entrano 3,60 euro, il resto è contribuzione Inps e Inail. Se ne può discutere rispettando però la sostenibilità del conto economico delle nostre aziende”. 

Noi paghiamo già il contributo Inps e tutto il premio Inail e un’assicurazione privata per i danni a terzi. Pensiamo che sia il sistema più giusto perché garantisce maternità e indennità di disoccupazione. Se tutto il settore decide di rafforzare le tutele dei rider siamo i primi a esserne felici”. 

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Il ministro convoca 5 aziende, ma nessuna italiana 

Passano poche ore e arriva la replica del ministro del Lavoro, che con un post su Facebook convoca tutte le aziende del food delivery per domani, lunedì 18, al ministero. Sono contento che finalmente si inizi a parlare dei diritti dei riders e di tutti i ragazzi che lavorano per le piattaforme digitali. Oggi il managing director di Foodora Italia ha criticato alcuni punti della bozza del Decreto Dignità che riguarda proprio i riders. È giusto che su questo tema ci si confronti pubblicamente e infatti dopo aver incontrato i ragazzi, domani alle 14 al Ministero del Lavoro incontrerò anche i rappresentanti delle aziende, compresa Foodora, ma anche Deliveroo, JustEat, Glovo e Domino’s Pizza”.

Ma dalla lista che ha pubblicato Di Maio mancano le diverse società italiane del settore. Sono una decina, secondo un report pubblicato a marzo da Comunicatica

Aggiunge il ministro: “La mia intenzione è garantire da un lato le condizioni migliori per i lavoratori, dall’altro consentire alle aziende di operare con profitto per creare nuovo lavoro. Se lavoriamo insieme l’Italia diventerà il modello da seguire per le attività legate alle imprese che operano su piattaforme digitali. Ma sia chiaro. Non si accettano ricatti. I nostri giovani prima di tutto”.

Passa un’altra ora e anche Foodora, in una nota, rispondono al ministro: “Siamo contenti che il Ministro dichiari di voler favorire la crescita delle attività della Gig economy. Ascolteremo con grande interesse le sue proposte per la crescita. La tutela dei rider è la nostra priorità da sempre, insieme a quella di far crescere l’azienda. Lo abbiamo dimostrato con i fatti dal 2015, garantendo le tutele più elevate del settore. Credo che la migliore tutela per questi ragazzi sia quella di offrire un mercato del lavoro attivo e vivace, pieno di opportunità e con le tutele massime possibili, pur sempre tenendo a mente la sostenibilità del modello – in un quadro normativo omogeneo a livello nazionale e uguale per tutti”.

Non sarà un confronto veloce, quello di domani al ministero. Di Maio ha promesso che il decreto dignità sarà il primo atto del suo mandato come responsabile del lavoro e dello sviluppo. Nel merito, un’intesa con le aziende è ancora davvero tutta da scrivere.

 

fonte: http://www.agi.it/economia/rss

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