3 cose da ricordare in caso di correzione del mercato
News / 1 luglio 2018

La guerra commerciale sta facendo le sue vittime. Silenziosamente e, in alcuni casi, anche lentamente. La guerra commerciale sta facendo le sue vittime. Silenziosamente e, in alcuni casi, anche lentamente. I mercati, infatti, avvertono un andamento rallentato e incerto appesantito dalle incertezze presenti all’orizzonte, incertezze che potrebbero avere ripercussioni fortissime anche sulla prima economia mondiale, il cui Pil dipende per i ¾ dai consumi interni. Ad ogni modo una cosa è certa, come sottolienea Matthwel Frankel, sia che il mercato entri effettivamente in una correzione formalmente definita o meno e indipendentemente da quanto profonda o prolungata sia questa possibile correzione, è importante che gli investitori facciano un passo indietro e tengano a mente alcune cose prima di fare qualsiasi mossa.  Le correzioni e gli stop sono una parte integrante del mercato Per chiunque operi nel settore azionario, è bene sapere in anticipo che bisogna essere il più possibile abituati alla realtà delle cose e per quanto riguarda questo settore, la realtà delle cose include anche la volatilità spesso accentuata. Correzioni di mercato e crash, questo è certo, quello che invece non lo è, resta il perché, il quando ma soprattutto il quanto. Allargando il panorama agli ultimi 50 anni, continua il…

La crisi senza fine di Deutsche Bank
News / 1 luglio 2018

In un rapporto del giugno 2016 il Fondo Monetario Internazionale definì la Deutsche Bank come la più grande fonte potenziale al mondo di shock esterni per il sistema finanziario. La divisione americana del colosso tedesco del credito aveva fallito gli stress test (ovvero quelle simulazioni che valutano la resistenza di una banca a eventuali crisi sistemiche) della Federal Reserve e gli occhi del mondo erano tornati a rivolgersi su quella colossale pila di derivati (i prodotti finanziari il cui valore dipende da quello di un altro strumento, quelli – per intenderci – alla base della devastante crisi dei mutui del 2008) nella pancia dell’istituto: 42 mila miliardi di dollari, ovvero sedici volte il Pil della Germania. Almeno secondo le stime più caute. L’anno prima Deutsche Bank era stata investita dallo scandalo Libor, relativo alla manipolazione fraudolenta dei tassi di riferimento sui mutui immobiliari. I vertici di allora furono costretti a dimettersi e il conto di multe e risarcimenti superò i due miliardi e mezzo. Il 2015 si chiuse con una perdita netta di 6,8 miliardi di euro. Un danno, prima di tutto, d’immagine Le conseguenze dello scandalo andarono ben oltre l’esborso. Il caso fu un colpo durissimo per la credibilità di una compagnia che era sempre…

Il presidente dell’Inps chiede più migranti per pagare le pensioni e Salvini s’arrabbia
News / 1 luglio 2018

C’è chi di migranti in Italia ne vorrebbe forse di più, e comunque auspica una politica di gestione dei flussi che assicuri al nostro Paese ingressi di stranieri sufficienti a sostenere nei prossimi anni le nostre pensioni. È il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ieri da Milano dove è in corso il festival del Lavoro è stato chiarissimo: “Gli scenari più preoccupanti per la spesa pensionistica sono quelli che prevedono la riduzione dei flussi migratori che iniziano a non compensare il calo della popolazione autoctona”. Ancora: “È un problema molto serio per il nostro sistema pensionistico che non è in grado di adattarsi al fatto che diminuiscono le coorti dei contribuenti. Chiunque abbia un ruolo istituzionale, la classe dirigente, deve spiegare che c’è un problema demografico ed è immediato non tra dieci anni”. Dunque, aggiunge Boeri, “l’immigrazione è qualcosa che può farci gestire questa difficile situazione demografica. Avere migranti regolari ci permette da subito di avere dei flussi significativi”.  Una posizione non nuova, quella del capo dell’Inps, che già un anno fa, durante un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti, disse: “Gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi in contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e…

Sugli smart speaker, Morgan Stanley ha un consiglio per Google
News / 1 luglio 2018

Alphabet, la holding che controlla Google, potrebbe rimanere schiacciata se Amazon​ continuasse a dominare il mercato degli smart speaker con il suo Echo​. Lo afferma un’analisi di Morgan Stanley, che suggerisce a Big G una soluzione: regalare a tutte le famiglie americane un Google Home mini (il proprio maggiordomo digitale più a buon mercato). La spesa sarebbe corposa ma limitata in confronto agli enormi ritorni potenziali del settore. “Crediamo – scrive l’analista Brian Nowak – che Alphabet abbia bisogno di più smart speaker nelle case degli utenti”. In futuro, prevede Morgan Stanley, gli acquisti online si faranno sempre piu’ spesso “a voce”. E se Amazon dovesse continuare a primeggiare nel mercato (negli Stati Uniti detiene una quota del 62%m contro il 33% di Google), “sarebbe minacciata la crescita a lungo termine di Alphabet nella voce, altamente remunerativa, delle ricerche”. In altre parole: chi avrà più smart speaker guadagnerà di piu’ grazie a e-commerce e pubblicità online. E a farne le spese sarebbe soprattutto Google, perché gli utenti non digiteranno quello che cercano su una tastiera o sullo smartphone ma lo chiederanno direttamente ai dispositivi in ascolto. Meglio allora regalare un Google Home mini a ogni famiglia americana, visto che entro il 2022 il 70% di esse avrà comunque…