Bce: “Italia ancora al palo, redditi e consumi in calo”

10 agosto 2018

A dieci anni dall’inizio della Grande recessione i consumi in Italia e in Spagna non hanno ancora evidenziato una completa ripresa. Lo dice la Bce nel consueto Bollettino economico pubblicato oggi in cui il nostro Paese ne esce con le ossa un po’ rotte.

Se in Italia e Spagna i consumi arretrano, non è così per Germania e Francia che si collocano a un livello più alto di circa il 10 per cento rispetto al periodo a essa precedente. Neanche sul fronte redditi da lavoro e risparmio, lItalia ne esce bene.

Nonostante gli incrementi generalizzati, i redditi da lavoro in alcuni Paesi rimangono significativamente al di sotto dei livelli registrati prima del 2008″ e “in Italia e in Spagna, ad esempio, i redditi reali da lavoro dipendente permangono significativamente inferiori rispetto a prima della crisi (…) il reddito netto da interessi è rimasto abbastanza stabile in Germania e Francia, meno in Italia e in Spagna. Da noi il calo dei redditi da interessi è stato molto più ingente, poiché le famiglie italiane detengono una quantità relativamente ampia di attività fruttifere di interessi e sono relativamente meno indebitate”.

Guardando ad altri punti toccati dalla Bce nel suo Bollettino, in generale emerge che gli indicatori economici si sono stabilizzati e continuano a segnalare il perdurare di una crescita solida e generalizzata, seppure a ritmi inferiori rispetto al 2017″.

Questa attenuazione riflette un arretramento rispetto all’espansione molto elevata dello scorso anno ed è connessa soprattutto al più debole stimolo derivante dal commercio con l’estero, in precedenza molto vigoroso, a cui si aggiungono gli effetti di una maggiore incertezza e di alcuni fattori temporanei dal lato dell’offerta, sia a livello interno sia a livello mondiale.

Infine la Bce conferma la fine del Quantitative easing ma non degli stimoli monetari.

“Questa attenuazione riflette un arretramento rispetto all’espansione molto elevata dello scorso anno ed è connessa soprattutto al più debole stimolo derivante dal commercio con l’estero, in precedenza molto vigoroso, a cui si aggiungono gli effetti di una maggiore incertezza e di alcuni fattori temporanei dal lato dell’offerta, sia a livello interno sia a livello mondiale”.

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