Piazza Affari in forte flessione: Turchia e spread pesano sui bancari. FTSE MIB -2,51%

11 agosto 2018

Piazza Affari in forte flessione: Turchia e spread pesano sui bancari.

Piazza Affari in forte flessione: Turchia e spread pesano sui bancari. FTSE MIB -2,51%.

*Mercati azionari europei in netto ribasso. Wall Street negativa: *a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 -0,5%, Nasdaq Composite -0,4%, Dow Jones Industrial -0,7%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a -2,51%, il FTSE Italia All-Share a -2,34%, il FTSE Italia Mid Cap a -1,29%, il FTSE Italia STAR a -0,73%.

Giornata molto difficile sui mercati a causa della crisi della lira turca, che ha toccato il minimo storico contro dollaro a 6,7596, in scia alle tensioni tra Ankara e Washington. Nel primo pomeriggio il presidente USA Donald Trump ha twittato di aver autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio importati dalla Turchia.

*Per quanto riguarda i dati macroeconomici della giornata, negli USA a luglio l’indice grezzo dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,2% *rispetto a giugno risultando pari alle attese degli analisti e superiore alla rilevazione precedente fissata al +0,1%. Su base annuale l’indice si è attestato al 2,9%, invariato rispetto a giugno (consensus +3%). Nel Regno Unito l’ONS (Office for National Statistics) ha comunicato la prima stima del PIL nel secondo trimestre 2018: +0,4%, dal +0,2% del primo trimestre. Su base annuale il PIL e’ atteso in crescita del 1,3% rispetto allo stesso periodo del 2017, in linea con le attese e in crescita dalla lettura del primo trimestre (+1,2%). Nel mese di giugno la produzione manifatturiera in Regno Unito è cresciuta dello 0,4% rispetto al mese precedente, risultando superiore alle attese fissate su un incremento dello 0,3%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno la crescita è pari all’1,5% superiore alle attese pari al +1% e pari alla rilevazione precedente (rivista al rialzo dal +1,1%). In Francia l’Insee ha reso noto che la produzione industriale nel mese di giugno è cresciuta dello 0,6% rispetto al mese precedente (consensus +0,5%), dopo la flessione dello 0,2% rilevata a maggio e dello 0,5% ad aprile.

Pesanti vendite sui bancari: l’indice FTSE Italia Banche e l’EURO STOXX Banks segnano entrambi -3,6% circa. Sul comparto incombono la crisi della Turchia e lo spread BTP-Bund che resta in fibrillazione (+13 bp a 267): proseguono le discussioni nel governo sulla legge di bilancio. A Milano perdono terreno Intesa Sanpaolo (-3,65%), UBI Banca (-3,08%), Credem (-5,25%), già in netto ribasso ieri dopo i dati del primo semestre, periodo chiuso con utile netto consolidato pari a 95 milioni di euro da 101,3 milioni di euro del primo semestre 2017 (-6,2% a/a).

*L’istituto maggiormente sotto pressione è però UniCredit (-4,73%) *dopo le indiscrezioni del Financial Times secondo cui la BCE sta monitorando attentamente la situazione di alcune grandi banche esposte sulla Turchia, dopo il crollo della lira turca. Tra queste BBVA (-5,6%), BNP Paribas (-3%) e UniCredit, presente in Turchia con Yapi Kredi (quarta banca del Paese).

STMicroelectronics (-5,06%) in forte ribasso. L’intero comparto semiconduttori europeo appare in netta difficoltà: vendite anche su ASML (-2,1%), Infineon (-3%), AMS (-4,2%), Dialog Semiconductor (-0,7%).

*Leonardo (-2,95%) *conferma la debolezza delle ultime sedute dopo il balzo di fine luglio/inizio agosto. Ricordiamo le recenti indiscrezioni del Fatto Quotidiano secondo cui Fincantieri (-0,30%) sta trattando l’alleanza con Naval Group senza considerare il gruppo guidato da Alessandro Profumo: ne beneficerebbe Thales, secondo azionista di Naval con il 35%.

*In rosso Brembo (-2,90%), FCA (-1,82%) e Ferrari (-2,31%) in sintonica con il comparto: l’indice EURO STOXX Automobiles & Parts segna -2% circa.

Telecom Italia (-2,13%)* debole dopo le parole del ministro e vicepremier Di Maio in merito alla valutazione attualmente in corso nel governo sulla possibilità di creare una rete unica fondendo quelle di Telecom e Open Fiber: per Di Maio il nodo da sciogliere è la strategicità (o meno) per il paese della rete Telecom. Posta in questi termini la questione sembra andare nel senso di un intervento di tipo dirigistico, quindi molto ostico da accettare per i mercati.

*Unipol (-0,24%) e UnipolSai (-1,15%) limitano i danni dopo la pubblicazione dei dati del primo semestre. *La holding ha riportato un utile netto di 644 milioni di euro da una perdita di 390 milioni di euro nel primo semestre 2017, anche grazie alla plusvalenza derivante dalla cessione della partecipazione in Popolare Vita (pari a 309 milioni di euro). Da segnalare che l’indice di solvibilità di Gruppo (solvency ratio), al 30 giugno 2018 è sceso a pari al 160% dal 166% del 31 dicembre 2017, per effetto in particolare dell’allargamento dello spread sui titoli governativi italiani. Per UnipolSai l’utile sale a a 647 milioni di euro da 282 milioni di euro nel primo semestre 2017, anche in questo caso grazie anche alla plusvalenza da cessione della partecipazione in Popolare Vita. La raccolta diretta assicurativa, a perimetro omogeneo, sale a 5,5 miliardi di euro (da 5,4 miliardi di euro nel primo semestre 2017) soprattutto grazie al +6,9% dei Rami Vita. L’andamento tecnico dei Rami Danni è in forte miglioramento: Combined ratio lavoro diretto al 93,3% rispetto al 95,6% a perimetro omogeneo del primo semestre 2017.

(Simone Ferradini – www.ftaonline.com)

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