Bce, Draghi: aspettiamo l’Italia alla prova dei fatti

14 settembre 2018

Malgrado la preventivata revisione al ribasso delle stime sulla crescita dell’economia in area euro, la Bce ha preferito lasciare invariati i suoi piani di politica monetaria. Ma Draghi assume un atteggiamento prudente e poco aggressivo: a farne le spese sui mercati è l’euro che, come accaduto nelle ultime cinque riunioni della Bce, cede il passo sul Forex, anche sei di poco, scambiando in area 1,1619 dollari.

I tassi di interesse restano dove sono, ai minimi storici dello 0% per i tassi guida e al -0,4% per i tassi sui depositi, e lỉ rimarranno fino all’estate del 2019. Anche il piano di acquisto di Bond rimane intatto: a settembre avrà la gittata prevista di 30 miliardi di euro al mese, quota che sarà ridotta a 15 miliardi di euro mensili a partire da ottobre (ossia nell’ultimo trimestre dell’anno).

A fine anno il programma di Quantitative Easing dovrebbe finire in soffitta. Il condizionale è d’obbligo visto che Mario Draghi lascia ancora aperta la porta a qualsiasi possibilità per avere la maggiore flessibilità d’azione possibile. Draghi ha fatto chiarezza sul fatto che ancora non è stato stabilito come verranno reinvestiti i soldi ricavati dai Bond in scadenza e sulla possibilità di ricorrere a un meccanismo “operation twist” su cui circolavano voci insistenti a luglio.

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Se i prossimi dati macro confermeranno le prospettive a medio termine dell’inflazione, allora la Bce staccherà la spina al bazooka monetario e avvierà il percorso di normalizzazione delle politiche monetarie dopo anni di misure espansive straordinarie. Le domande dei giornalisti a Draghi hanno vertito anche sulla situazione delicata italiana in vista della legge di bilancio autunnale e dei piani di reinvestimento del ricavato ottenuto dalla scadenza di una montagna di bond.

Su queste tensioni, Draghi ha detto che “le parole le abbiamo sentite, quello che aspettiamo di vedere sono i fatti”. E cioè la legge di bilancio e le discussioni che si terranno in parlamento. Il testo, la prima manovra della coalizione di governo, deve essere presentato entro il 27 settembre. I membri del governo hanno garantito che l’Italia “rispetterà le regole europee”. Per ora, anche quando lo Spread tra Btp e Bund si è ampliato, non si sono visti segni di contagio negli altri paesi dell’area euro.

Secondo quanto riferito da Bloomberg, la Bce si appresta a tagliare le stime sul Pil principalmente per via delle tensioni commerciali globali. Nella riunione di luglio Draghi, interrogato sulla questione, aveva detto che non si erano visti impatti particolari sui fondamentali dell’economia e che la situazione avrebbe potuto degenerare nel caso di una nuova “serie di ritorsioni” sui dazi. Ma l’escalation per ora è stata solo a parole.

Anche se c’è stata una riapertura delle trattative di recente tra Cina e Usa, i rapporti si sono deteriorati nell’ultimo mese e Draghi potrebbe cambiare idea sulle contromosse da intraprendere. Secondo gli analisti di BNY Mellon, tuttavia, l’atteggiamento della Bce in questo frangente rimarrà “neutrale” come quello di due mesi fa.

A giudicare dagli ultimi dati a disposizione sull’andamento dell’attività in Eurozona nel terzo trimestre, non sorprenderebbe vedere una revisione al ribasso delle stime di crescita. L’indice PMI delle aspettative di produzione di IHS Markit è sceso ai minimi di quasi due anni in agosto e la produzione industriale in Germania a luglio si è indebolita molto di più delle attese degli analisti interpellati da Reuters.

La prima fonte di preoccupazione della Bce dopo il protezionismo montante rimane comunque l’Italia, viste le dinamiche del debito pubblico già problematiche che rischiano di peggiorare qualora ci fossero delle sorprese negative nella manovra di bilancio che va presentata in parlamento entro il 27 settembre. Lato macro, la produzione industriale si è contratta dell’1,8% su base mensile e questo ha portato al primo calo annuale in due anni di tempo.

Fatte tutte queste premesse e nonostante la situazione italiana, il tasso di inflazione dell’1% di agosto nell’area dovrebbe dare a Draghi e all’Italia un po’ di tempo prezioso prima che le politiche monetarie tornino alla normalità. Alla luce di tutte queste considerazioni e in particolare per via dell’indebolimento dell’economica, c’è da attendersi un atteggiamento più da colomba che da falco da parte di Draghi.

Di conseguenza chiaramente per l’euro, dice BNY Mellon, i rischi sono maggiormente al ribasso. In tutti i modi Draghi, secondo la banca, farà attenzione a ponderare bene le parole ed evitare che si verifichi una reazione di mercato troppo marcata.

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