Come è cambiata l’Italia dopo la crisi del 2008. Uno studio

16 settembre 2018

Gli italiani erano entrati nel terzo millennio con una buona dose di ottimismo. Poi, dopo il 15 settembre 2008 con la bancarotta di Lehman Brothers, tutto è cambiato. Da allora hanno perso fiducia nel futuro, hanno iniziato a diffidare dell’Europa, a guardare con sospetto gli immigrati, a ‘percepire’ un senso di insicurezza non giustificato dall’andamento dei reati che pure da anni risultano complessivamente in flessione.

Sono anche entrati in crisi i valori tradizionali, in primis quelli legati alla religione cattolica, così come si è affievolita la speranza di benessere alimentata, negli anni precedenti la crisi del 2008, da modernizzazione e innovazione tecnologica. Ma soprattutto è notevolmente aumentata la percentuale di coloro che si sentono esclusi dal contesto sociale ed economico e sono convinti di non poter cambiare in meglio il proprio futuro.

A registrare con grande nettezza questo mutamento radicale dell’opinione pubblica italiana è stato l’istituto di ricerca Swg che ha analizzato i trend e le dinamiche del mercato, della politica e della nostra società, pubblicati nel libro ‘In modo diverso. 1997-2017: come è cambiata l’opinione pubblica italiana’, a cura di Enzo Risso e Maurizio Pessato.

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Lo studio evidenzia che l’opinione degli italiani ha subito, a partire dalla crisi economica scoppiata nel 2008, una vera e propria inversione di tendenza (che il sociologo polacco Zygmunt Bauman chiamava ‘retropia’).

Dai dati si vede, quindi, che la fiducia nell’Europa e nell’adesione dell’Italia all’Unione, che all’inizio del millennio vedeva favorevole il 70% delle persone, nel 2017 è crollata al 18%.

L’opinione degli italiani è cambiata in maniera netta negli ultimi 10 anni anche sui temi degli immigrati e dell’Islam. Se nel 2007 si diceva favorevole all’arrivo di immigrati in Italia (variabili considerate nello studio sono lavoro, criminalità e possibilità di voto) quasi la metà degli italiani (47%) mentre il 38% aveva una visione di apertura verso l’Islam, nel 2017 le cose sono cambiate in maniera significativa: la chiusura agli immigrati viene dal 65% degli italiani mentre scende al 28% la percentuale di chi non pensa che l’Islam sia sinonimo di terrorismo.

Analogamente, negli italiani la percentuale di coloro che ritiene che la microcriminalità sia aumentata è passata dal 60 al 64%. In crisi anche la fiducia su temi e valori tradizionali come la modernizzazione, il controllo del futuro e la Chiesa. In 10 anni si è assistito al rovesciamento di polarizzazione sul sentimento di modernizzazione e la fiducia nell’innovazione tecnologica è passata dal 62% del 2007 al 28% di oggi. Da sottolineare, inoltre, che l’effetto Lehman Brothers è stato dirompente e ha comportato nel solo 2008 una perdita netta di fiducia di ben 20 punti percentuali.

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A livello sociale,la crisi ha avuto come conseguenza una perdita di fiducia da parte degli italiani e la percentuale di coloro che si sentono esclusi dal contesto sociale ed economico è passata in 10 anni dal 49 al 68%, mentre quella di coloro che si sentono sufficientemente attrezzati per governare la propria esistenza e credono di poter cambiare in meglio il proprio futuro si è ridotta dal 44 al 26%.

A risentire in negativo della crisi anche gli atteggiamenti valoriali legati alla morale cattolica e al magistero religioso: negli ultimi 10 anni si è dimezzata la percentuale di coloro che credono nella centralità dei valori cattolici (dal 51% del 2007 al 27% del 2017). 
A spiegare all’Agi i risultati della ricerca, condotta con una ‘metodologia scenariale’ (chiamata TrendSwg) che trova applicazione ottimale nel momento in cui la realtà osservabile è costituita da un intreccio di spinte e componenti non univoche e quindi non rappresentabile attraverso uno strumento come il sondaggio, è l’autore del libro, Enzo Risso, docente di sociologia dei processi culturali e comunicativi e direttore scientifico di Swg.

“Nel ventennio che ha decretato la fine delle grandi narrazioni, sancito l’affermarsi dell’era dei social network e avviato il cambio epocale verso la società 4.0 – premette Risso – partiamo dalla tendenza più evidente che si avverte nel cambiamento dei valori, degli atteggiamenti e anche delle paure degli italiani: la retropia.

Perciò osserviamo che l’opinione pubblica si esprime in maniera diametralmente opposta al passato”. Gli esempi concreti riguardano temi di grande attualità, a partire dalla globalizzazione. “La percezione degli italiani si è ribaltata: nel 2002 il 61% pensava che il privato avrebbe portato vantaggi a tutti, poi dopo il crac della Lehman Brothers del 2008, questo dato è mutato fino ai giorni nostri quando quell’opinione è condivisa dal 39% delle persone”, mentre l’idea che il “modello imprenditoriale privato fosse migliore è passato dal 48 al 37%”.

L’ondata della crisi internazionale seguita alla bancarotta di Lehman Brothers, spiega Risso, “ha impattato su un Paese già in difficoltà e l’effetto è stato perforante per intensità e dimensione: i contraccolpi economici sono avvertiti dalla stragrande maggioranza del Paese e nel 2012 il senso di caduta arriva all’apice, con l’80% delle famiglie in difficoltà o costrette a fare tagli e a mutare prospettiva. Il quadro inizia, lentamente, a perdere un po’ di nuvole negli anni seguenti”.

Oggi la situazione sembra stia lentamente migliorando e “il pessimismo cala pigramente fino a oggi, con i segnali di ripresa e di lento e progressivo miglioramento anche se il 66% degli italiani è ancora pessimista”.

La crisi economica ha portato anche a cambiare l’opinione degli italiani su moltissimi temi, ma il ribaltamento della percezione non è solo in chiave negativa. “Alla fase di chiusura sociale ed economica – dice Enzo Risso – si accompagna un processo di valorizzazione valoriale perché la società ha un suo ritmo interno di cambiamento e i costumi si evolvono. Così vediamo, ad esempio, che l’apertura verso i temi ambientali è cresciuta di molto: se nel 2007 era quasi una moda con un 57% di attivisti, oggi il dato è salito al 76%”.

“Analogamente – continua – c’è stata un’apertura sui temi dei diritti di quarta generazione (convivenza, omosessualità, eutanasia) o sulla fiducia nella scienza, passata dal 66% di contrari del 1998 al 24% di oggi, o, ancora, sulla tecnologia come mezzo per migliorare la vita dell’uomo di cui sono convinti l’88% degli italiani contro il 65% di inizio secolo”.

Dalla crisi economica innescata dal crac Lehman Brothers, da come la classe dirigente l’ha affrontata senza risolvere molti problemi è scaturito uno scenario politico nuovo che Enzo Risso illustra all’AGI dandogli una valenza filosofica oltre che sociale. “Oggi viviamo la fine dell’epoca post-moderna – spiega Enzo Risso – e assistiamo al ritorno delle narrazioni. E queste sono destinate a cambiare la società e la politica e sostituire i classici concetti di destra e sinistra”.

“Ne abbiamo individuate tre a cui abbiamo dato definizioni ben chiare: ‘Prima gli italiani’, ‘Popolo contro elite’ e ‘Comunanza umanistica’. La prima narrazione cosiddetta ‘primatista’ è popolare e parla a tutti i ceti sociali: propone una soluzione difensiva e mette al centro gli italiani. E’ una narrazione di cui il ‘sovranismo’ di cui si parla tanto è un sottoprodotto in quanto riguarda la difesa della nazione. In Italia è identificabile politicamente con la Lega.

 

“La seconda narrazione è quella per cui bisogna contrastare la cosiddetta ‘casta’, i corrotti, e oggi è incarnata dal Movimento 5 stelle anche se la Lega ha la tendenza a entrarvi dentro. Infine – prosegue Risso – c’è la ‘Comunanza umanistica’, la narrazione che raccoglie istanze di solidarietà, altruismo, eguaglianza e mutualismo e oggi in Italia rappresenta il 25% della popolazione, per la quale un altro capitalismo è possibile, un capitalismo più umano. Chi crede in questa narrazione oggi non ha un leader di riferimento nè un partito, non solo in Italia. L’unico che può essere considerato la sintesi politica di questa narrazione è il senatore Bernie Sanders negli Usa”.

Lo scenario così analizzato, conclude Enzo Risso, “porta a dire che nel prossimo futuro non ci sarà più una divisione tra destra e sinistra, ma ci saranno i ‘primatisti’ da una parte e quello che prevarrà tra ‘Popolo contro elite’ e ‘Comunanza umanistica’ dall’altra”. 

fonte: http://www.agi.it/economia/rss

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