Perché il rapporto deficit-Pil è così importante e quanto influiscono i decimali

30 settembre 2018

Perché il rapporto deficit-Pil è così importante? E perché una percentuale piuttosto che un’altra ha quest’influenza sui mercati e sull’andamento dello spread? Ecco qualche indicazione per addentrarsi nell’intricato mondo delle cifre macroeconomiche.

Cos’è il rapporto deficit-Pil

Tecnicamente, il deficit significa disavanzo, cioè la differenza tra le entrate e le uscite nel caso in cui le uscite risultino superiori alle entrate (se fosse il contrario, parleremmo di avanzo). Il Pil è il Prodotto interno lordo, ossia la ricchezza prodotta di un Paese. Il 2,4% – risultato dell’intesa raggiunta all’interno del governo e base della prossima legge di bilancio – significa che se la ricchezza, ad esempio, equivale a 100 miliardi, le spese non possono superare i 102,4 miliardi.

Quindi, il deficit è quella quota di spesa statale (costi della Pubblica Amministrazione, manovre fiscali) non coperta dalle entrate (tasse dirette e indirette, aumenti della pressione fiscale) e viene messo in relazione al Pil per capire lo stato di salute delle finanze pubbliche.

In altri termini, la percentuale indica la capacità di produrre ricchezza del Paese e al tempo stesso di ripagare il debito che si accumula. Aumentare tale percentuale è decisivo perché determina quanto lo Stato riuscirà a spendere: significa cioè che accetterà di spendere – sempre in deficit – più di quanto entra nelle casse, abbassando le tasse per cittadini e imprese ad esempio o stimolando i consumi.

Naturalmente la quota di spesa che non viene coperta con le entrate andrà ad aumentare il debito pubblico e lo Stato sarà costretto a chiedere i soldi in prestito al mercato.

Deficit al 3%

È l’Europa a stabilire il rapporto “ottimale” tra il deficit e il Pil di un Paese. Secondo il trattato di Maastricht del 1997, ‘guai’ per un Paese membro il cui deficit si avvicina al 3%: in questo caso, la Commissione europea propone, ed il Consiglio dei ministri europei in sede di Ecofin approva, un “avvertimento preventivo” (early warning), al quale segue una raccomandazione vera e propria in caso di superamento del tetto. Una regola stringente che, di fronte alle crescenti perplessità, venne ammorbidita nel marzo 2005 e l’Ecofin la rese più flessibile.

L’Italia non è tra i paesi meno virtuosi: è andato oltre il 3% solo nel 2006, dal 2008 al 2011 e nel 2014 ha toccato il -3%. Nel 2012 è stato rivisto il Patto di stabilità che impone l’impegno per gli Stati membri di portare il rapporto deficit/pil quanto più possibile vicino allo zero, ovvero all’obiettivo del pareggio di bilancio.

Obiettivo peraltro inserito nella Costituzione Italiana. L’anno scorso era stato raggiunto il 2,3% quindi Bruxelles vorrebbe che proseguisse questa tendenza soprattutto alla luce del nostro debito particolarmente elevato. L’Italia infatti è seconda solo dopo la Grecia, avendo un rapporto debito/Pil vicino al 132% (contro il 60% richiesto dall’Europa).

Deficit all’1,6%

Era l’obiettivo che si proponeva il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, in quanto non avrebbe creato problemi con l’Europa. L’intenzione del Ministro era infatti quello di non eccedere con il deficit, in modo da ridurre il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo, e l’1,6% avrebbe permesso questo calo senza conseguenze sull’andamento del deficit strutturale. Si sarebbero però resi disponibili ‘appena’ 13 miliardi.

Deficit all’1,9%

La soglia sarebbe stata ancora accettabile dalla Ue, rendendo disponibili rispetto alla ‘versione’ con l’1,6% altri 5 miliardi, arrivando a 18,7 miliardi. Tali risorse, secondo Lega e M5s, sarebbero state però appena sufficienti per disinnescare le clausole di salvaguardia, cioè evitare gli aumenti Iva automatici previsti da gennaio 2019.

Deficit al 2,1%

Superare il muro del 2% avrebbe significato mettere a disposizione altri 3,4 miliardi (arrivando in totale a 22,1) e avrebbe comunque permesso l’introduzione da metà anno del reddito di cittadinanza a 780 euro.

Deficit al 2,4%

È questa la base fissata nella Nota di aggiornamento al Def, e che ‘libera’ così risorse per fare una legge di bilancio da 33 miliardi. Si potrebbe obiettare che tale percentuale è inferiore al livello fissato da Maastricht: ma per l’Italia, il discorso è leggermente diverso. Per quest’anno ci si attendeva un ulteriore calo, proprio per l’elevatezza del suo debito. Con queste risorse si potrebbe far partire immediatamente il reddito di cittadinanza: per questo si parla di “vittoria” del M5s.

fonte: http://www.agi.it/economia/rss

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