Quali saranno le sorti del mercato italiano?
Finanza/Economia / 29 settembre 2018

Come si vede dal grafico sottostante, dopo essere stati in laterale 24.000 – 21.800 circa dal luglio 2017 al luglio 2018, i prezzi sono fuoriusciti al ribasso appoggiandosi ai 20.000 punti per poi rimbalzare. Come si vede dal grafico sottostante, dopo essere stati in laterale 24.000 – 21.800 circa dal luglio 2017 al luglio 2018, i prezzi sono fuoriusciti al ribasso appoggiandosi ai 20.000 punti per poi rimbalzare. Il future sul FtseMib (Fib) – grafico settimanale Adesso è proprio ad area 21.700 – 21.800 che bisogna guardare perché vengano decise le sorti del mercato italiano al rialzo o al ribasso. Se il verdetto sarà rialzo, si supereranno in un certo modo tali livelli. Il future sul FtseMib (Fib) – grafico settimanale Se il verdetto sarà ribasso, allora i prezzi verranno respinti, proprio come sta accadendo in questo momento e si scenderà. Il future sul FtseMib (Fib) – grafico settimanale Quel che sia, quel che non sia, mai fare niente senza avere prima un segnale. Sta invece terminando la settimana “sugli scudi” (cosa significa?: in termini borsistici significa. “al rialzo”, “sulla forza”) Basicnet. Il titolo è in ipercomprato, naturalmente, a livello settimanale, ma una chiusura della settimana con forza, come sembrerebbe…

Un comportamento eccezionale a Piazza Affari
Finanza/Economia / 29 settembre 2018

Wall Street abbozza una reazione dopo l’ormai prevedibile flessione conseguente alle riunioni del FOMC: una garanzia, quest’anno. Wall Street abbozza una reazione dopo l’ormai prevedibile flessione conseguente alle riunioni del FOMC: una garanzia, quest’anno. Lo S&P si mantiene a ridosso dei massimi, ma ancora una volta meglio fa il Nasdaq, in vistoso recupero di forza relativa. Gli occhi di tutti però sono puntati sui mercati finanziari italiani: tassi di interesse, differenziali di rendimento e listino azionario. Ieri Piazza Affari si è resa protagonista di un recupero memorabile: in passivo fin quasi al 2%, è stato raggiunta da una persistente corrente di acquisti che, pur non evitando il segno negativo finale, ha contenuto vistosamente i danni. La situazione si fa teoricamente interessante: in un contesto di fondo bearish, con le quotazioni tuttora al di sotto della media mobile a 200 giorni, è un rarità assistere ad uno scenario del genere; vale a dire, con apertura e chiusura di seduta nel quinto superiore del range giornaliero, con una chiusura negativa benché superiore all’apertura, con il mercato che scivola ai livelli più bassi delle ultime due sedute, superando una perdita intraday dell’1.5%, venendo da un progresso nell’arco dell’ultimo mese. Il Rapporto Giornaliero di…

Argentina, peso ai nuovi minimi malgrado stretta monetaria
News / 29 settembre 2018

Il peso argentino ha toccato un nuovo minimo storico sul dollaro a quota 41,54 dollari, il dato ha successivamente recuperato a 40,80 con un ribasso del peso del 2,70%. Sullo sfondo, indiscrezioni pubblicate da Bloomberg rivelano che il tasso Leliq della banca centrale argentina (Bcra) è stato ulteriormente innalzato dal 60 al 65%; l’ultimo ritocco risaliva al 30 agosto. Secondo quanto annunciato dal neo eletto governatore Guido Sandleris, l’istituto ha deciso di “adottare un regime di tassi dei cambi variabili senza interventi” se il cambio dollaro/peso resta nella forchetta compresa fra 34 e 44 unità per dollaro. Nel caso in cui il tasso di cambio sia superiore alla zona di non intervento, la Bcra effettuerà vendite giornaliere di valuta estera fino a 150 milioni di dollari. Sandleris, entrato in carica martedì scorso in sostituzione di Luis Caputo dimessosi sembrerebbe per “motivi personali”, ha assunto anche l’impegno a non aumentare il livello della base monetaria fino al giugno 2019. Appena poche ore prima il governo guidato da Mauricio Macri aveva stretto un nuovo accordo con il Fondo Monetario Internazionale, che erogherà 57,1 miliardi di dollari a condizione di un piano responsabile di spesa pubblica, che si tradurrà in nuove misure di austerità fiscale. Rispetto al precedente accordo, l’Argentina ha concordato 7,1 miliardi di aiuti aggiuntivi….

Jobs Act: cosa succede ora che Corte ne ha dichiarato l’incostituzionalità
News / 29 settembre 2018

Il Jobs Act è incostituzionale. L’articolo 3, comma 1, del decreto legislativo numero 23/2015 sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti è infatti stato dichiarato incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Il problema sarebbe inerente alla parte in cui si determina l’indennità che spetta in modo rigido al lavoratore in caso di licenziamento ingiustificato e che il decreto dignità non ha modificato. Con “tutele crescenti”, infatti, nel Jobs Act si indicava il fatto che, appunto nel caso in cui un lavoratore venisse ingiustamente licenziato, ricevesse un indennizzo pari a un numero di mensilità che cresceva con il tempo di permanenza in azienda del lavoratore stesso. Il numero minimo di mensilità spettanti al lavoratore che subiva un licenziamento ingiustificato era pari a due, fino ad un massimo di ventiquattro; il calcolo del numero di mensilità di indennizzo spettanti si basava su questo tempo di permanenza in azienda del lavoratore, fino ad un massimo di otto anni. Oltre gli otto anni passati in azienda, il limite delle mensilità spettanti al lavoratore non aumentava. Questa parte prevedente un’indennità crescente con l’aumentare dell’anzianità in azienda, secondo la Corte Costituzionale, sarebbe è “contraria ai principi di ragionevolezza e di uguaglianza e contrasta con il…

Tajani contro la Nadef: Ue pronta alla battaglia sui conti
News / 29 settembre 2018

Il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani (Forza Italia), si è smarcato dall’alleato leghista dopo l’annunciato accordo sulla Nota di aggiornamento al Def (Nadef), che comprende un rapporto deficit/Pil al 2,4% – in crescita rispetto al 2,3% dell’anno scorso. “Aver dato il via libera ad un governo gialloverde è stato un gesto di responsabilità per il Paese. Fermarlo è un atto d’amore per l’Italia e per gli Italiani. Noi non molliamo”, ha dichiarato in un tweet l’ex nome di punta per la guida del centrodestra unito. Tajani ha poi ribaltato la retorica governativa che ha definito quella in embrione come la Manovra del popolo: “È una manovra contro il popolo. Una finanziaria che impoverisce il Nord senza aiutare il Sud, con molto assistenzialismo e pochi investimenti per la crescita. Danneggia il risparmio, fa aumentare il costo del mutui e dei prestiti a famiglie e imprese”. Il principio che si sarebbe imposto nella redazione della Nadef, è invece quello dell’aiuto alle fasce più deboli della popolazione. Questo grazie a misure come il “reddito di cittadinanza”, gli sgravi fiscali alle partite Iva e l’aumento delle pensioni minime a 780 euro mensili. Italia, guerra aperta con l’Ue La vera partita che si aprirà, però,…

Direttiva copyright sarà un boomerang per gli editori
News / 29 settembre 2018

La nuova direttiva europea sul copyright, concepita per difendere gli editori tradizionali dall’egemonia delle piattaforme social e i motori di ricerca come Google, rischia di essere controproducente e finire per erodere traffico prezioso dai siti di informazione, in nome di una richiesta di pagamento dei diritti d’autore a chi usa le pubblicazioni protette da diritto d’autore. Lo sostengono due legali, Simona Gallo, partner di Jenny.Associati, e l’avvocato Stefano Casartelli. Di seguito riportiamo il testo dell’intervista integrale a cui i due legali hanno risposto a quattro mani. Sul tema della possibile censura provocata in certi casi – secondo alcuni commentatori verrebbe favorita dall’articolo 13 del testo – secondo gli esperti di diritto è possibile che “gli algoritmi possano condurre alla rimozione di molti elementi condivisi dagli utenti”. Cosa rispondete a chi sostiene che l’articolo 11 della direttiva sul copyright sarà alla fine un boomerang per gli editori, visto che Google potrebbe sospendere il servizio Google News (come successo in Spagna)? È certamente uno scenario possibile. Nella versione approvata dal Parlamento europeo, l’art. 11 impone ai prestatori di servizi della società dell’informazione (come Google) di pagare agli editori una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo delle loro pubblicazioni. Il servizio di Google sarebbe…

Deficit: per governo sconfitta senza appello sui mercati
News / 29 settembre 2018

Sui mercati finanziari per il governo del cambiamento è una sconfitta senza appello quella subita nella partitq del deficit. La Borsa di Milano, affossata da una serie di tonfi nel settore bancario, cede quasi il meno 4% a un certo punto, con il listino Ftse MIB delle blue chip in chiara difficoltà. Si tratta del calo più accentuato in due anni di tempo per Piazza Affari. L’indice settoriale delle banche cede un perentorio -6,8%. L’indice paneuropeo EuroStoxx 600 e i future sui principali listini azionari della Borsa Usa cedono terreno oggi il giorno dopo che il governo italiano ha dichiarato di fatto guerra alle autorità europee, alzando l’asticella del rapporto tra disavanzo pubblico e Pil al 2,4% nella legge di bilancio che sarà presentata in Parlamento. Detto questo sul mercato obbligazionario, pur salendo sopra il 3,1%, i rendimenti sui Bond italiani di riferimento sono ancora lontani da soglia pericolo e l’ultima emissione sul primario dimostra che c’è ancora interesse per il debito italiano. C’è ancora domanda per i Btp L’asta di titoli a 5 e 10 anni giovedì scorso, nell’emissione tradizionale di fine mese per il Tesoro italiano, ha evidenziato una domanda decente e tassi addirittura in calo. Kathleen Brooks, research…

Triboo, ricavi e redditività in crescita nei primi sei mesi del 2018
News / 29 settembre 2018

Prima metà del 2018 in crescita per il gruppo Triboo. La società attiva nel settore dell’E-commerce e dell’Advertising Digitale, che controlla Wall Street Italia attraverso Brown Editore, ha chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi in crescita nell’ordine dell’8% sia per la divisione Digitale che per quella Media. I ricavi consolidati del gruppo del primo semestre sono pari a 34 milioni di euro con un incremento del 7% rispetto allo stesso periodo dell’esercizio precedente. L’Ebitda è pari a 5 milioni rispetto ai 4 milioni del primo semestre 2017 (+25%), mentre l’Ebitda adjusted non inclusivo dei ricavi e costi non ricorrenti è pari a 3,4 milioni rispetto ai 4,5 del primo semestre 2017. Il reddito operativo è pari a euro 1,9 milioni (6% dei ricavi). Il semestre si è chiuso con un utile netto consolidato di 1,6 milioni registrando un incremento di oltre il 112% rispetto al primo semestre 2017. Indebitamento in calo L’indebitamento finanziario netto risulta in riduzione di euro 3,9 milioni rispetto al dato al 31 dicembre 2017, attestandosi a euro 3,2 milioni al termine del primo semestre. Il risultato è dovuto per 7,2 milioni al flusso di cassa generato dalla gestione operativa. Il flusso di cassa assorbito dall’attività di investimento è pari…

Crisi del debito italiano, “bomba pronta ad esplodere”
News / 29 settembre 2018

Una crisi del debito italiano è “una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Così Holger Schmieding, capo economista della banca tedesca Berenberg, secondo il quale la posizione di Giovanni Tria, moderatore “neutrale” (non essendo affiliato a nessun partito) in seno al governo, “si è indebolita”. “Dalla metà del 2016, l’Italia è in cima alla nostra lista dei rischi interni nell’Eurozona. Con i piani fiscali su cui il MoVimento Cinque Stelle e la Lega hanno concordato ieri sera, si è persa un’occasione per disinnescare il rischio, per usare un eufemismo, mentre l’Italia si trova in una posizione precaria“. L’economista è molto duro nei confronti delle misure previste dalla manovra del governo e cerca di spiegare la reazione odierna dei mercati che stanno vendendo Btp e titoli bancari in Borsa. “Un deficit al 2,4% per il 2019 è un livello peggiore rispetto a quello che si attendevano i mercati dopo le dichiarazioni incoraggianti di Tria. I mercati reagiranno di conseguenza, concludendo che la posizione di Tria in seno al governo si è indebolita“. I rendimenti dei Btp a due anni, i più sensibili alle turbolenze politiche degli ultimi mesi, sono saliti di 27 punti base all’1,072%. Intanto i tassi del titolo a…

Renzi: “Deriva venezuelana”. Ma l’anno scorso invocava deficit al 2,9%
News / 29 settembre 2018

La nota di aggiornamento al Def, che secondo quanto affermato dal governo prevede un rapporto deficit/Pil al 2,4%, realizzerebbe un disavanzo superiore a quanto aveva auspicato il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Questa mattina i mercati non hanno reagito bene al piano della manovra e si attende di capire quale sarà la risposta della Commissione europea. Ma le critiche all’esecutivo gialloverde sono già arrivate, in particolare dall’ex premier Matteo Renzi, che in un post su Facebook ha parlato di una “deriva venezuelana”: “Il problema non è l’Europa, non è lo spread, non è il deficit. O meglio: non è solo questo. Il problema è la deriva venezuelana che stiamo rischiando” esordisce il senatore, prima di entrare nel merito delle misure che porterebbero l’Italia a una “retromarcia” che impedirà al Paese di “crescere, di assumere, di intraprendere”. Il deficit previsto al 2,4% per tre anni, tuttavia, è assai meno problematico per i conti pubblici del piano che lo stesso Renzi aveva pubblicato poco più di un anno fa nel suo libro “Avanti!”, nel quale veniva auspicato un deficit al 2,9% per cinque anni: “Noi pensiamo che l’Italia debba porre il veto all’introduzione del Fiscal compact nei trattati e stabilire un percorso a lungo termine…