Piazza Affari poco sotto la parità, attesa per vertice governo su Def. FTSE MIB -0,23%

3 ottobre 2018

Piazza Affari poco sotto la parità, attesa per vertice governo su Def.

Piazza Affari poco sotto la parità, attesa per vertice governo su Def. FTSE MIB -0,23%.

*Mercati azionari europei negativi. Wall Street poco mossa: *a ridosso della chiusura delle borse europee S&P 500 +0,04%, Nasdaq Composite +0,02%, Dow Jones Industrial +0,40%. A Milano il FTSE MIB ha terminato a -0,23%, il FTSE Italia All-Share a -0,35%, il FTSE Italia Mid Cap a -1,03%, il FTSE Italia STAR a -0,70%. Borsa italiana in recupero dai minimi della mattinata nonostante il ritorno delle vendite sui BTP nel finale: il rendimento del decennale risale al 3,44% (dal minimo giornaliero a 3,34% a inizio pomeriggio), +14 bp rispetto alla chiusura di ieri. Lo spread sul Bund sale a 301 bp da 289. In avvio di seduta il BTP aveva toccato il 3,56%, lo spread i 311 bp.

Per quanto riguarda i dati macroeconomici della giornata, il dato dell’Eurozona relativo ai prezzi alla produzione di agosto diffuso dall’Eurostat segna una variazione positiva dello 0,3% su base mensile, risultando superiore al consensus (+0,2%) dopo un incremento dello 0,7% a luglio (rivisto da +0,4%). Su base annuale l’indice fa registrare un incremento del 4,2% dal +4,3% precedente (consensus +3,9%). Nel Regno Unito il CIPS (Chartered Institute of Purchasing & Supply) e Markit Economics hanno reso noto che nel mese di settembre l’indice IHS Markit/CIPS relativo al settore delle costruzioni e’ sceso a 52,1 punti da 52,9 punti di agosto, segnalando il tasso di crescita più lento degli ultimi sei mesi. In Spagna, il Ministero dell’Occupazione ha reso noto che nel mese di settembre il numero dei disoccupati e’ aumentato di 20.441 unità. L’anno scorso nello stesso periodo la disoccupazione era aumentata di 27.858 unità In totale la disoccupazione ufficiale e’ pari a 3,202 milioni di persone.

Il momento resta molto delicato per l’Italia: i vertici della Commissione Europea hanno criticato il deficit/PIL al 2,4% (per i prossimi tre anni) uscito dalla Nota di aggiornamento al Def e ribadito oggi dal vice premier Luigi Di Maio. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker ha addirittura prefigurato per l’Italia una crisi stile Grecia e la conseguente fine dell’euro. Ieri il ministro dell’economia Giovanni Tria è rientrato a Roma dopo aver preso parte all’Eurogruppo, senza trattenersi per l’Ecofin di oggi (vi parteciperà il direttore generale del MEF, Alessandro Rivera). Motivo della partenza anticipata sarebbe la necessità di completare la Nota di aggiornamento al Def da inviare in Parlamento. Secondo indiscrezioni è previsto un “vertice di governo” oggi alle 17:30 per discutere Def. La mattinata è stata movimentata anche dalle dichiarazioni di Claudio Borghi della Lega, presidente della Commissione Bilancio della Camera, a Reuters: l’uscita dall’euro non è nel programma di governo e non ci sono piani in tal senso. In precedenza Borghi aveva però dichiarato che l’Italia non avrebbe problemi se avesse una propria moneta. Questa mattina l’euro, complici le incertezze, è sceso a 1,1505 contro dollaro, il minimo dal 21 agosto. Al momento EUR/USD viene scambiato a 1,1560 circa.

I bancari riducono le perdite: l’indice FTSE Italia Banche termina a -1,17% da oltre -3% in avvio. UBI Banca (-2,06%), Banco BPM (-1,99%), UniCredit (-1,85%), BPER Banca (-1,75%), .

Deboli gli automobilistici *Pirelli&C (-2,78%), Brembo (-1,74%), e Sogefi (-1,34%). *FCA (+0,14%) rimonta e termina in territorio positivo grazie ai dati di vendita negli USA a settembre diffusi a inizio pomeriggio: 199.819 veicoli, il 15% in più rispetto allo stesso periodo di un anno prima. Molto peggio il dato in Italia comunicato ieri dopo la chiusura del mercato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: -40,3% per il Lingotto contro il -25,4% del mercato.

Atlantia (+2,43% a 18,3350 euro) accelera nel finale di seduta e si avvicina alla prima resistenza a 18,3950 euro. L’eventuale superamento di questo ostacolo aprirebbe le porte a estensioni verso 19,05 almeno, massimo del 21 settembre.

STMicroelectronics (+1,90%) nel pomeriggio inverte decisamente la rotta rispetto al pesante calo accusato a metà mattinata. Il balzo in avanti è arrivato con l’apertura di Wall Street e il progresso dell’indice di riferimento del settore semiconduttori SOX (+1,3%). Forte rialzo per Intel (+5%), Micron Technology (+3,1%), Texas Instruments (+1,7%). In precedenza STM aveva accusato i dati SIA (Semiconductor Industry Association) sui ricavi globali del settore ad agosto. Il dato segna un +15% a/a e si tratta del 24mo mese consecutivo di rialzo. E’ però anche il terzo mese consecutivo in cui la crescita segna un rallentamento (maggio +21%, giugno +20%, luglio +17%).

*Snam (+1,22%) *in buona forma grazie alla positiva intonazione del comparto utility, che ha fatto valere le proprie doti difensive. Inoltre la società stamattina ha comunicato che “prosegue il riacquisto di azioni proprie (share buy-back), nell’ambito dell’autorizzazione deliberata dall’Assemblea degli Azionisti del 24 aprile 2018 nei termini già comunicati al mercato”. Ad oggi Snam detiene in portafoglio n. 132.246.380 azioni proprie, pari al 3,81% del capitale sociale. Ricordiamo che Snam ha “stipulato con un intermediario di primario livello un enhanced buyback agreement. L’intermediario incaricato procederà all’eventuale acquisto delle azioni Snam in piena indipendenza, nel rispetto dei parametri e criteri contrattualmente predefiniti oltre che dei vincoli della normativa applicabile e della delibera assembleare. Il contratto prevede una durata massima sino al 20 dicembre 2018”.

Telecom Italia (-2,48%) debole ma sopra i minimi dal 2013 visti in mattinata. Il titolo rimane penalizzato dall’asta per le frequenze 5G che procede ed evidenzia un continuo incremento delle offerte, rivelandosi molto più costosa del previsto: ieri sono stati superati i 6,2 miliardi di euro.

Stabili i petroliferi grazie al rally del greggio: toccati tra ieri sera e stamattina i massimi da fine 2014. Il future dicembre sul Brent segna 85,25 $/barile, il future novembre sul WTI segna 75,45 $/barile. Saipem (-0,30%), Tenaris (+0,47%), Eni (+0,13%).

In netta controtendenza Saras (-4,15% a 1,7540 euro) che rompe il supporto orizzontale a 1,78/1,80, facendo temere un affondo sui minimi di febbraio a 1,565. Sarà dunque fondamentale il recupero di area 1,80 per scongiurare guai peggiori, sebbene solo oltre i 2 euro sarebbe lecito ipotizzare un recupero duraturo.

Ulteriore pesante ribasso per Astaldi (-28,13%) dopo il -51% di ieri (e il -29% di venerdì). Fitch Ratings ha ridotto il rating del gruppo delle costruzioni a C (“Near default”) da CCC- (“Substantial credit risk”). Oggi Borsa Italiana ha comunicato che, fino a successivo provvedimento, sulle azioni ordinarie Astaldi non sarà consentita l’immissione di ordini senza limite di prezzo. Alla fine della scorsa settimana il cda ha deciso di “adeguare il complessivo Piano di rafforzamento patrimoniale e finanziario presentato al mercato” a causa del “protrarsi della procedura di vendita del Terzo Ponte sul Bosforo”, operazione che “era posta come una delle condizioni per la formazione del Consorzio di Garanzia per l’aumento di capitale”. Il piano era basato “sull’aumento di capitale già deliberato dall’assemblea e sulla cessione degli asset in concessione”. Il cda ha quindi deliberato di “presentare, dinanzi al Tribunale di Roma, una domanda di concordato preventivo “con riserva” ai sensi degli artt. 161, sesto comma, e 186-bis (la legge fallimentare, ndr)”, al fine di “ottenere gli effetti protettivi del patrimonio della Società”.

(Simone Ferradini – www.ftaonline.com)

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