Deficit Pil: si cambia, giù all’1,8% nel 2020 (con aumento Iva)

5 ottobre 2018

Il governo giallo verde prova a trovare un accordo con Bruxelles e a tranquillizzare i mercati in vista del varo della manovra. E lo fa, riducendo il rapporto deficit/pil per il biennio 2020-2021 quando il tetto del disavanzo dovrebbe subire un calo al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021 dal 2,4% del 2019.

Dalla ricostruzione degli organi di stampa sembra che, a differenza di quanto annunciato all’inizio, cioè che per evitare l’aumento indesiderato dell’Iva, le clausole di salvaguardia sarebbero state disinnescate per sempre, la cancellazione ci sarà solo per il 2019.  Resteranno dunque le clausole per il 2020 e per il 2021, permettendo di risparmiare una ventina di miliardi l’anno in maggiori entrate. Si tratta di risorse fondamentali per ridurre il disavanzo pubblico.

Lo ha ribadito ieri, confermando le indiscrezioni stampa, il premier Giuseppe Conte dopo il vertice a Palazzo Chigi a cui hanno partecipato, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, il ministro degli Esteri Enzo Moavero, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Giancarlo Giorgetti, i due sottosegretari all’Economia Massimo Garavaglia (Lega) e Laura Castelli (M5s).

Conte ha confermato che l’esecutivo non rinuncerà a quanto scritto nel contratto di governo: Il governo, ha spiegato, metterà in atto un “piano di manutenzione ordinaria e straordinario”.

“Il nostro Paese ha bisogno di riforme di infrastrutture materiali e immateriali” per questo si dovrà “lavorare sulla digitalizzazione” e “tutto ciò consentirà un rapporto più amichevole con la P.A. e consentirà investimenti più spediti”. “Il tasso di disoccupazione che è sceso sotto il 10% e ragionevolmente scenderà intorno all’8 se non al 7% nel triennio “, ha detto il premier. “Non andiamo a tagliare, ma invertiamo il trend nella sanità investiamo in istruzione, ricerca, innovazione tecnologica”. Una manovra, conclude, che ci renderà “orgogliosi di essere italiani”.

Le misure del contratto di governo per il rilancio economico del paese, reddito di cittadinanza, riforma della legge Fornero, introduzione della flat tax, assunzione straordinaria delle forze dell’ordine che saranno contenute, tra le altre, nella prossima manovra partiranno, riferiscono fonti Lega e M5S, all’inizio del 2019 e saranno finanziate con una copertura di circa 20 miliardi di euro: 10 per il reddito di cittadinanza, 7 per la Fornero, 2 per la flat tax, 1 per le assunzioni straordinarie.

Un dato importante in questo contesto riguarda le stime sul Prodotto interno lordo per il triennio della manovra. È un elemento fondamentale per valutare gli altri numeri che sono stati ufficializzati, ma Tria si era dimenticato di dare le cifre (vedi video). Per il 2019 deficit al 2,4% e debito al 130,9% del Pil, per il 2020 deficit al 2,1% e debito sotto il 130% e per il 2021 deficit all’1,8% e debito al 126,5%.

Le stime per il Pil sono di un’espansione dell’attività dell’1,6% nel 2019 e nel 2020. Il governo scommette su un impatto consistente sulla crescita dalle misure che entreranno in manovra, ma a politiche costanti tutte le principali organizzazioni nazionali ed internazionali non vanno oltre l’1,1% per il 2019.

A proposito della crescita, il ministro dell’economia Giovanni Tria ha detto:

“Nel 2019 dimezzeremo il gap di crescita che divide l’Italia dall’Europa. Avevamo promesso di aumentare il tasso di crescita perché vogliamo eliminare il gap fra il tasso crescita dell’Italia e della Ue. Con questa manovra arriveremo a dimezzare il gap del tasso crescita italiano ed europeo nel primo anno“.

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