Fed troppo ottimista, provoca shock tassi Bond

5 ottobre 2018

L’ottimismo del governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, sulla situazione economica Usa, definita “quasi troppo bella per essere vera”, mette in allarme i mercati sulle prospettive future di rialzo dei tassi, alimentando allo stesso tempo un’ondata di vendite sulle obbligazioni di Stato. E anche le Borse arrancano.

Finora le parole di Powell si calcola che siano costate ai mercati azionari 1.500 miliardi di dollari. Sono le stime rese note da JP Morgan, secondo cui la maggior parte delle volte le Borse hanno intrapreso la strada dei ribassi dopo un intervento del numero uno della Fed nominato da Donald Trump.

In un discorso pronunciato ieri, il presidente della banca centrale ha dichiarato che la banca centrale americana potrebbe alzare i tassi di interesse oltre il livello “neutrale” a fronte di un’economia Usa che continua a muoversi su un percorso di crescita molto positivo. Gli ultimi dati macro gli danno ragione, con il mercato che ora specula su un grande risultato per il report occupazionale governativo di settembre.

Come hanno spiegato gli strategist di Mps Capital Services in una nota, ” le parole di Powell hanno mostrato una venatura più aggressiva del solito”. In pratica, il numero uno della Fed “non ha escluso la possibilità di accelerare il percorso di rialzo dei tassi qualora la situazione economica migliorasse ancora di più e l’inflazione si spingesse maggiormente verso l’alto”.

Parole che hanno fatto seguito a quelle del membro del braccio di politica monetaria della Fed (Fomc) Charles Evans, secondo il quale alzare i tassi di interesse a un livello leggermente restrittivo del 3 o 3,25% sarebbe coerente con l’attuale stato dell’economia Usa e il suo tasso d’inflazione.

Intanto i dati macro continuano a mostrare la solidità dell’economia a stelle e strisce, con l’Ism non manifatturiero salito ai massimi da 21 anni, mentre il rapporto Adp sul settore privato ha mostrato un aumento dell’occupazione nel settore privato di gran lunga superiore alle attese.

Tassi Usa, Europa e Giappone in rialzo all’unisono

In attesa di avere maggiori indicazioni sul percorso futuro del costo del denaro Usa, una cosa per ora appare certa: le parole della Fed hanno fatto sentire i primi effetti anche sul mercato obbligazionario. Ieri le vendite di T-bond hanno i spinto i rendimenti del decennale sopra il 3,20% per la prima volta dal 2011.

“Il tutto si è tradotto in un marcato irripidimento della curvadei rendimenti, proseguono da Mps Capital Services, e in Europa “le vendite stanno invece interessando i titoli core con il tasso decennale del Bund tedesco che si è riportato sopra lo 0,5%”.

Ma in un contesto di avvio alla normalizzazione monetaria un po’ ovunque, i rialzi dei tassi hanno interessato anche altre regioni, come Eurozona e soprattutto Giappone. Secondo Nomura, il fenomeno più importante di tutti potrebbe essere proprio quello riguardante i tassi dei Bond nipponici.

“I rendimenti dei titoli giapponesi hanno superato i 15 punti base per la prima volta da inizio 2016. A contribuire sono stati la riduzione delle misure di acquisto di Bond da parte della banca centrale, l’incremento dell’inflazione di fondo (quella che esclude le componenti maggiormente volatili) e le preoccupazioni circa la liquidità del mercato cash. In questa fase abbiamo i rendimenti di Usa, Europa e Giappone crescere all’unisono“, scrive Bilal Hafeez, Global Head of G10 FX Strategy presso la banca giapponese.

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