Cottarelli a WSI: “Spread a 300 costa 6 miliardi. Default? Solo senza crescita europea”

12 ottobre 2018

 

Carlo Cottarelli (nella foto), economista ed ex quasi presidente del Consiglio, parla a margine di un evento all’Università Bicocca di Milano della situazione politica ed economica attuale del nostro Paese: “Con un deficit più elevato aumentano i rischi ma non siamo al punto del 2011. Uno spread a questo livello lo si tiene, sono aumentati i rischi a seguito della manovra, ma deve succedere qualcos’altro”.

L’ex commissario alla spending review ha inoltre calcolato che la crescita dello Spread a 300 punti base costa al sistema Italia 6 miliardi di euro rispetto al Def di aprile.

IL RISCHIO PRINCIPALE

Il rischio maggiore, “è un rallentamento della crescita in Europa che mandi l’Italia in recessione e che questo faccia aumentare il rapporto debito/pil. Finché questo non avviene noi teniamo, ma quando si parla di rischi è difficile capire cosa farà il mercato”.

BOERI VS SALVINI SULLE PENSIONI 

Sulla quota 100: “Fa piacere a tutti andare in pensione prima, ma bisogna capire se ci sono i soldi ed è questo che presumo intendesse Boeri. Se si tratta di una riforma infrastrutturale bisogna aumentare le tasse, non finanziare in deficit, altrimenti la cosa non tiene. Credo che Boeri, il cui mandato scade a febbraio, dica quello che pensa”.

SPREAD, C’E’ UNA LINEA ROSSA?

“Non c’è niente di discontinuo, più aumenta lo spread più le banche vedono eroso il capitale quindi aumenta il rischio anche per loro. Se lo spread va più su succede qualcosa all’economia, non solo alle banche”.

PROBLEMA DI CRESCITA

“Usare la leva pubblica è difficile farlo perché abbiamo un debito pubblico elevato. Non voglio difendere questo governo, ma ha ereditato un forte debito pubblico rispetto al passato. Tenendo conto di questo, ci sono delle cose che non possiamo fare. Secondo me un Paese con un debito così alto non può pensare che la domanda interna sia il motore per la crescita. Dobbiamo usare le esportazioni, negli ultimi anni non siamo più stati un Paese esportatore. Per tornare a esserlo dobbiamo eliminare gli intralci burocratici”.

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