Fisco: in Italia oltre 100 tasse ma l’85% degli incassi dello Stato arrivano da 10 tributi. Rapporto Cgia

21 ottobre 2018

Oltre 100 tra tasse, tributi e contributi pesano sui contribuenti italiani ma l’85% degli incassi arriva per lo Stato da appena una decina di voci. Commenta il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo: “Con una seria riforma fiscale basterebbero poco più di 10 imposte per consentire ai contribuenti italiani di beneficiare di una riscossione più contenuta, di lavorare con più serenità e con maggiori vantaggi anche per le casse dello Stato che, molto probabilmente, da questa sforbiciata vedrebbero ridursi l’evasione”.

Le imposte che pesano di più sui portafogli dei cittadini italiani sono due e garantiscono oltre la metà (il 55,4 per cento) del gettito totale: sono l’Irpef e l’Iva. Nel 2017 la prima (Imposta sul reddito delle persone fisiche) ha garantito all’erario un gettito di 169,8 miliardi di euro (il 33,8 per cento ovvero un terzo del totale) mentre la seconda (Imposta sul valore aggiunto) ha consentito di incassare 108,8 miliardi di euro (21,6 per cento). Per le aziende l’imposta più pesante è l’Ires (Imposta sul reddito delle società), che l’anno scorso ha consentito all’erario di incassare 34,1 miliardi di euro.

Di particolare rilievo anche il gettito riconducibile all’imposta sugli oli minerali che è stato pari a 26 miliardi e quello ascrivibile all’Irap (Imposta regionale sulle attivita’ produttive) che ha assicurato 22,4 miliardi di euro. “Se si considera che il livello dei servizi presente nel nostro Paese è molto modesto – dichiara il segretario della Cgia, Renato Mason – è necessario che il Governo inizi seriamente a ridurre il carico tributario. Con la manovra di bilancio presentata nei giorni scorsi è cominciato un percorso di riduzione delle tasse sulle partite Iva. Un fatto sicuramente positivo, ma ancora insufficiente”.

Oltre al peso fiscale eccessivo, la Cgia giudica “inaccettabile il grado di complessità raggiunto dal fisco”, che, sostiene l’organizzazione, “scoraggia la libera iniziativa e la voglia di fare impresa”. Secondo la Cgia non è poi “nemmeno più rinviabile una riflessione sull’assetto” della magistratura tributaria. “Non è un caso”, conclude Mason, “che molti operatori stranieri non investano da noi proprio anche a causa dell’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”. 

fonte: http://www.agi.it/economia/rss

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